SICUREZZA SUL LAVORO
Morte di Nicholas Nanut, chiesto il patteggiamento per l'imprenditore e la società
Il pubblico ministero ha dato parere favorevole all'accordo proposto da Claudio Arosio e da Aps Arosio Extrusion. Il giudice si è riservato una settimana per decidere sulla richiesta relativa alla tragedia del maggio 2023 a Mariano del Friuli.
È arrivato a un passaggio decisivo il procedimento per la morte di Nicholas Nanut, il trentenne residente a Cormons che perse la vita nella notte tra il 22 e il 23 maggio 2023 mentre lavorava nello stabilimento Aps Arosio Extrusion di Mariano del Friuli. Nell'udienza di martedì 20 ottobre, davanti al giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Gorizia, Marco Mucelli, sia l'imprenditore Claudio Arosio sia la società hanno presentato una richiesta di patteggiamento. Il pubblico ministero, Giulia Capella, ha portato un consenso per definire entrambe le posizioni, mentre il giudice, data l’ampia documentazione presentata dalla difesa, si è riservato una settimana per assumere la propria decisione. La richiesta, dunque, non è ancora stata accolta e l'esito del procedimento resta da definire.
Se non è stato reso noto l’importo proposto dalle parti, che sarà confermato o meno nell’udienza programmata martedì 27 ottobre alle 13 sempre nel tribunale di Gorizia, la famiglia ha già annunciato di voler procedere in sede civile. «La parte civile – spiega l’avvocato Alfonso Davide D’Angelo – non entra nel merito». Pur senza voler «mettere l’intera vicenda sul piano economico, la famiglia ha ricevuto un acconto simbolico mentre le parti hanno provveduto al pagamento delle spese legali. Tutto ciò non restituirà la vita di Nicholas ai suoi familiari», commenta il legale.
Dalla difesa, l’avvocato Carlo Serbelloni ha confermato la richiesta di formalizzazione di una pena per la società «che ha messo in atto una serie di prescrizioni sia di Asugi che di norme di sicurezza così come fatto dal signor Arosio che ha fatto quanto nelle sue capacità». Dal canto personale e non societario, l’avvocato Maurizio Conti ha preferito non commentare «per non alterare la decisione del giudice» e attendendo quanto emergerà il 27. La famiglia, presente numerosa all’udienza, ha ribadito, invece, la devastazione d’animo: «Siamo distrutti – così la sorella, Michela, presente con la madre Teresa Gomiscek – e non abbiamo più parole. Se questa è la legge…», ha dichiarato all’esterno dell’aula 43 pochi minuti dopo l’aggiornamento dell’udienza.
La vicenda giudiziaria nasce dal grave infortunio sul lavoro avvenuto durante il turno notturno nell'azienda specializzata nella lavorazione dell'alluminio. Nanut rimase schiacciato da un macchinario della linea produttiva e i soccorsi, intervenuti tempestivamente, non riuscirono a salvargli la vita. La Procura di Gorizia avviò gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell'incidente e verificare le condizioni di sicurezza dell'impianto, disponendo il sequestro dell'area interessata.
Al centro dell'ipotesi accusatoria è finito il funzionamento dei dispositivi di protezione della linea produttiva. Secondo la ricostruzione investigativa, un selettore a chiave avrebbe consentito di escludere i sistemi di sicurezza installati sui cancelli di accesso al macchinario, che avrebbero dovuto determinarne l'arresto in caso di ingresso di un operatore nell'area di lavoro. Gli accertamenti tecnici, compresi quelli svolti nell'ambito dell'incidente probatorio, sono stati finalizzati a chiarire il ruolo di questi dispositivi nella tragedia. Claudio Arosio è chiamato a rispondere dell'accusa di omicidio colposo, mentre alla società viene contestata la responsabilità amministrativa prevista dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro.
Il procedimento era tornato davanti al Gup Marco Mucelli il 30 giugno scorso, in una fase dedicata anche alla posizione della società quale responsabile civile. In quell'occasione, i familiari di Nicholas, costituitisi parte civile, avevano ribadito la richiesta di giustizia dopo oltre tre anni dalla morte del giovane. L'udienza era stata quindi rinviata al 20 ottobre, data nella quale le parti hanno portato davanti al giudice la richiesta di definire il procedimento attraverso il rito alternativo.
Ora la decisione è attesa nel giro di una settimana. Il parere favorevole del pubblico ministero rappresenta un passaggio importante, ma spetta al giudice valutare la richiesta e pronunciarsi nei termini previsti dalla legge. Resta inoltre centrale la posizione dei familiari della vittima e l'eventuale definizione delle loro pretese risarcitorie, tema già sollevato durante le precedenti udienze.
Foto di Ivan Bianchi.
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