Arte e memoria
Mocchiutti, ultimi giorni per riscoprire il suo mondo a Mossa. Successo per mostra e laboratori
Domenica 18 ottobre si chiude al Folador di Villa Codelli l’esposizione dedicata all’artista nel ventennale della scomparsa. Un percorso in cinque sezioni tra natura, tradizioni rurali e immaginario popolare.
C’è tempo fino a domenica 18 ottobre per entrare nell’universo pittorico di Cesare Mocchiutti, artista profondamente legato a Mossa e al territorio goriziano. Si avvia alla conclusione “Mocchiutti. Mito e racconto”, la mostra allestita nel Folador di Villa Codelli, che ha riportato al centro dell’attenzione una figura significativa della cultura artistica locale, a vent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 2 giugno 2006 nella sua casa-studio mossese. Un’occasione per riscoprire un autore che, attraverso la pittura, ha saputo custodire e reinterpretare paesaggi, personaggi e suggestioni di un mondo rurale in profonda trasformazione.
Curata da Cristina Feresin, l’esposizione accompagna il visitatore attraverso cinque sezioni, costruite per esplorare i temi e le atmosfere che attraversano la produzione dell’artista. Boschi, animali, contadini, cacciatori e figure popolari compongono un immaginario nel quale l’osservazione della realtà si intreccia con la memoria, il mito e la fantasia. Ne emerge una pittura essenziale e intensa, capace di restituire non soltanto le forme del paesaggio friulano, ma anche i legami umani e culturali che hanno segnato la vita delle comunità.
Nato artisticamente nel vivace panorama culturale del Novecento, Mocchiutti ha sviluppato nel corso della propria carriera un linguaggio personale, riconoscibile per l’attenzione rivolta alla natura e alla dimensione popolare. La sua attività espositiva lo ha portato anche fuori dai confini regionali: nel 1955 partecipò nuovamente alla Quadriennale di Roma, vinse il Premio Enpas e allestì una personale alla Galleria Odyssia della capitale. Nel 1959 tornò alla Quadriennale con “Il Bracconiere”, una delle opere più significative del suo percorso.
Dal 1961 al 1981 insegnò decorazione pittorica all’Istituto statale d’arte di Gorizia, contribuendo alla formazione di nuove generazioni. Accanto alla pittura si dedicò anche alla scultura in bronzo, alla ceramica e alla grafica, continuando a esporre in diverse sedi del Friuli Venezia Giulia. Nel 2004 pubblicò inoltre la raccolta di racconti “Il Bracconiere. Il suo mondo il suo tempo”, testimonianza di un universo creativo nel quale immagini e narrazione si richiamano reciprocamente.
La mostra di Villa Codelli si inserisce in questo percorso, proponendo una rilettura della sua opera che non si limita alla celebrazione dell’artista, ma invita a riconoscere nelle sue immagini una parte della memoria collettiva. Il rapporto con il territorio, la vita contadina e gli animali diventa così una chiave per comprendere un patrimonio di esperienze e tradizioni che rischia di allontanarsi dalla quotidianità delle generazioni più giovani.
L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Mossa con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione CaRiGo. Per rendere la visita accessibile anche a chi proviene da oltreconfine, è stata predisposta un’audioguida in italiano, inglese e sloveno, fruibile attraverso Spotify. Il progetto si rivolge così non soltanto agli appassionati d’arte, ma anche a quanti desiderano approfondire il legame tra la produzione di Mocchiutti e la storia culturale del territorio.
La mostra sarà visitabile al Folador di Villa Codelli fino a domenica 18 ottobre. Gli orari sono mercoledì, giovedì e venerdì dalle 17 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19. L’ingresso è gratuito. Per chi non avesse ancora visitato l’esposizione, gli ultimi giorni rappresentano l’occasione per avvicinarsi a un artista che ha saputo trasformare il paesaggio e la vita della sua terra in un racconto per immagini, restituendo loro una dimensione insieme concreta e universale.
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