ARTE E TERRITORIO
Mocchiutti, il mondo contadino si fa mito. A Mossa una mostra che lascia il segno
Al Folador di Villa Codelli ultimi giorni per riscoprire la pittura di un artista capace di fondere natura, memoria e immaginazione. Domenica 18 ottobre la presentazione del catalogo con l’assessore Michel Mucci che guarda già al futuro del progetto culturale
C’è un mondo che rischia di scomparire, ma che nella pittura continua a vivere, trasformandosi in memoria, racconto e immaginazione. È quello di Cesare Mocchiutti, artista profondamente legato a Mossa e al paesaggio friulano, al quale il Comune ha dedicato “Mocchiutti. Mito e racconto”, la mostra allestita al Folador di Villa Codelli in occasione del ventennale della sua scomparsa. L’esposizione si avvia alla conclusione, ma il bilancio tracciato dall’assessore alla Cultura Michel Mucci racconta un risultato che va oltre le aspettative e apre prospettive per il futuro: domenica 18 ottobre sarà l’ultimo giorno utile per visitarla, con un appuntamento speciale alle 11 dedicato alla presentazione del catalogo.
Curato da Cristina Feresin, il percorso espositivo si articola in cinque sezioni che accompagnano il pubblico dentro l’universo creativo dell’artista, tra boschi, animali, contadini, cacciatori e personaggi della tradizione popolare. Non si tratta soltanto di riconoscere sulla tela luoghi e figure familiari, ma di cogliere il modo in cui Mocchiutti ha saputo rielaborarli, sottraendoli alla semplice descrizione realistica per restituirli attraverso una sensibilità pittorica personale. La natura, nei suoi lavori, non è un fondale immobile: è una presenza viva, un insieme di suggestioni che si intrecciano con l'esperienza umana, con i ricordi e con le storie tramandate. È qui che il mito incontra il racconto e la dimensione quotidiana si apre a una lettura più ampia.
La sua pittura, caratterizzata da un segno espressivo e da una sintesi personale di gesto e colore, non si lascia ridurre a una semplice rappresentazione della civiltà contadina. Mocchiutti guardava a quel mondo per ricavarne un immaginario autonomo, popolato da figure e animali che sembrano appartenere tanto alla realtà quanto a una dimensione simbolica. Il bracconiere, uno dei motivi più significativi della sua produzione, è emblematico di questa tensione: una figura radicata nella memoria familiare e nella cultura rurale che diventa occasione per raccontare un intero universo. Non a caso, nel 1959 l’artista tornò alla Quadriennale di Roma con un’opera dedicata proprio a questo soggetto. Accanto alla pittura, Mocchiutti si dedicò alla scultura in bronzo, alla ceramica e alla grafica, mentre dal 1961 al 1981 insegnò decorazione pittorica all’Istituto statale d’arte di Gorizia, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di artisti.
La mostra di Villa Codelli restituisce così la complessità di una ricerca che non appartiene soltanto alla storia artistica locale. La sua forza sta anche nella capacità di parlare a pubblici diversi, compresi quanti non hanno avuto modo di conoscere direttamente il mondo evocato dalle opere. Il rapporto con il territorio diventa infatti una porta d’accesso a temi universali: il mutamento del paesaggio, la perdita di consuetudini, il legame tra comunità e ambiente, la necessità di custodire una memoria senza trasformarla in nostalgia. Una lettura resa più accessibile anche dall’audioguida in italiano, inglese e sloveno, realizzata in forma di podcast e disponibile attraverso Spotify.
«È andata molto bene, oltre ogni tipo di aspettativa», racconta Mucci, tracciando il bilancio dell’iniziativa. «Ha funzionato tutto: abbiamo riscontrato un grande amore per questo artista, sia da parte degli esperti sia da parte della popolazione. Anche la cornice si è rivelata azzeccata». Il Folador di Villa Codelli, con il suo carattere e la sua storia, ha offerto alle opere un contesto capace di accompagnarne la lettura senza sovrapporsi al loro contenuto. L’interesse suscitato dalla mostra, del resto, era emerso già nelle prime settimane: circa 200 persone avevano visitato l’esposizione nei primi cinque giorni di apertura, con presenze provenienti anche da Austria e Slovenia. Un riscontro significativo per un progetto che punta a valorizzare un artista legato al territorio, ma anche a superare i confini comunali e linguistici.
Dietro il risultato, sottolinea l’assessore, c’è stato un lavoro organizzativo tutt’altro che scontato. «Questa mostra è stata possibile grazie alla Regione e alla Fondazione CaRiGo. Abbiamo creduto in questo progetto e lo abbiamo presentato due volte. Abbiamo iniziato a lavorarci nell’agosto del 2024 e, con questa iniziativa, abbiamo messo alla prova tutta la macchina comunale». Un percorso lungo, che ha richiesto di costruire competenze, coordinare professionalità e immaginare strumenti di fruizione adeguati. «I Comuni non possono sempre rispondere immediatamente a esigenze di questo tipo. Noi abbiamo deciso di crederci e di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. È stata sicuramente una bella esperienza, anche per gli uffici, che hanno acquisito nuove nozioni e nuove competenze».
L’obiettivo, adesso, è fare in modo che quanto costruito non si esaurisca con la chiusura della mostra. «Vorremmo portare avanti questo percorso. Il catalogo rimarrà, così come l’audioguida, che abbiamo strutturato come un podcast e che potrà continuare a essere utilizzata anche in futuro per approfondire la figura di Mocchiutti. Abbiamo inoltre messo in piedi la pagina “Mossa – Eventi Cultura Territorio”: speriamo di poter capitalizzare tutto questo lavoro». È una riflessione che sposta l’attenzione dalla singola esposizione alla capacità di un’amministrazione di costruire strumenti durevoli per la promozione culturale. Il catalogo conserva e documenta il percorso; l’audioguida mantiene accessibile il racconto; la nuova pagina può diventare un punto di riferimento per le iniziative future. Il patrimonio prodotto, in altre parole, non coincide soltanto con le opere esposte, ma comprende anche le competenze e le occasioni di conoscenza che il progetto lascia alla comunità.
La mostra dedicata a Mocchiutti si inserisce, inoltre, in una progettualità più ampia, rivolta alla valorizzazione degli artisti legati al territorio. «Il nostro intento è proseguire con altri artisti ancora viventi che hanno esposto, ma anche dare valore a figure come Tino Piazza», anticipa Mucci. In questo quadro si colloca anche l’appuntamento di sabato 31 ottobre, quando è prevista una visita tra Gorizia, Mossa, San Lorenzo Isontino e Cormons, con una corriera gratuita che accompagnerà i partecipanti dalle 8 alle 13. Un’iniziativa che punta a collegare luoghi, opere e storie, costruendo una lettura condivisa della ricchezza artistica del territorio.
Prima di guardare oltre, resta però il tempo per tornare a Villa Codelli e incontrare da vicino il mondo di Mocchiutti. Domenica 18 ottobre, alle 11, al Folador sarà presentato il catalogo della mostra, occasione per fissare su carta il lavoro svolto e accompagnare il congedo dall’esposizione. L’ingresso è gratuito e la mostra sarà visitabile anche nel pomeriggio, dalle 17 alle 19; al mattino gli spazi saranno aperti dalle 10 alle 13. Per chi non l’avesse ancora vista, è l’ultima occasione per attraversare un immaginario nel quale il paesaggio non è soltanto ciò che si vede, ma ciò che una comunità riconosce di sé. E per Mossa, il risultato più importante è proprio questo: aver riscoperto un artista del proprio territorio e, insieme, aver cominciato a costruire gli strumenti per continuare a raccontarlo.
Foto di Ilaria Tassini - Comune di Mossa
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