Mezzalira, «nessuna traccia di Dna dei tre indagati sui reperti». Si torna in aula il 20 novembre

Mezzalira, «nessuna traccia di Dna dei tre indagati sui reperti». Si torna in aula il 20 novembre

Il processo

Mezzalira, «nessuna traccia di Dna dei tre indagati sui reperti». Si torna in aula il 20 novembre

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 27 Ott 2026
Copertina per Mezzalira, «nessuna traccia di Dna dei tre indagati sui reperti». Si torna in aula il 20 novembre

Il legale Giovanni Di Lullo riferisce gli esiti degli accertamenti, mentre l’incidente probatorio prosegue in Tribunale a Gorizia. La prossima udienza consentirà alle difese di approfondire le relazioni tecniche.

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Non sarebbe stata rilevata, sui resti scheletrici rinvenuti il 7 novembre 2025 a Poggio Terza Armata, nel comune di Sagrado, alcuna traccia di Dna riconducibile ai tre indagati per la scomparsa di Vito Mezzalira, l’ex postino di cui si persero le tracce nel 2019. È quanto riferito dall’avvocato Giovanni Di Lullo, uno dei legali della difesa, al termine dell’udienza di oggi, martedì 27 ottobre, nell’Aula 43 del Tribunale di Gorizia. «Non risulta un’azione violenta sui resti scheletrici né tracce di Dna dei tre indagati», ha spiegato il legale, precisando che gli accertamenti non avrebbero evidenziato tracce genetiche riconducibili agli assistiti neppure sugli oggetti esaminati. Secondo quanto riferito dallo stesso avvocato, sul materasso sarebbero state invece individuate tracce miste di Dna riconducibili a una persona non identificata, una sorta di «Ignoto 1». Si tratta di elementi emersi nel corso degli accertamenti tecnici, la cui portata dovrà essere valutata nel quadro complessivo dell’inchiesta, e confermati anche dall’avvocato Antonio Cattarini, assente e sostituito da Jennifer Schiff. Lo stesso di Lullo stamattina era in aula anche in sostituzione del legale Alberto Polacco.

La vicenda risale all’estate del 2019, quando di Mezzalira, ex dipendente di Poste Italiane ormai in pensione, si persero le tracce. Per anni non si ebbero notizie certe sulla sua sorte. In alcune ricostruzioni, la convivente Mariuccia Orlando aveva sostenuto che l’uomo fosse partito all’estero con un’altra donna. Le incongruenze emerse nel tempo e le anomalie relative ai movimenti economici e alla riscossione della pensione contribuirono ad alimentare i sospetti, fino all’avvio delle indagini della Procura di Gorizia. Già all’inizio del 2024 erano stati effettuati ulteriori rilievi nella villetta di via Nuova, a Sdraussina, dove l’uomo viveva con la compagna.

La svolta è arrivata nel novembre 2025, quando le ricerche sono riprese nell’area della proprietà. Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione su un pozzo che, stando alle ricostruzioni investigative, sarebbe stato successivamente sigillato con il cemento. Gli scavi effettuati tra il 6 e il 7 novembre hanno portato al rinvenimento di resti umani nascosti in sacchi, a circa 4 metri di profondità. Il 3 dicembre successivo è stata resa nota la corrispondenza tra i resti e Mezzalira sulla base degli elementi dentari e della mandibola, mentre l’identificazione è stata poi approfondita nell’ambito degli accertamenti giudiziari.

Nel procedimento risultano indagati, a vario titolo, l’ex convivente Mariuccia Orlando, il figlio di lei Andrea Piscanec e il fratellastro della donna, Moreno Redivo. Le ipotesi di reato contestate comprendono il concorso in omicidio volontario, la sottrazione di cadavere e la truffa aggravata e continuata legata alla presunta riscossione della pensione dell’uomo dopo la scomparsa. Le contestazioni restano al vaglio dell’autorità giudiziaria e non equivalgono a responsabilità accertate.

L’incidente probatorio era stato disposto il 7 gennaio 2026 dalla giudice per le indagini preliminari Caterina Caputo, dopo un precedente rinvio dovuto a un problema di notifica. Le operazioni peritali sono iniziate il 3 febbraio all’Istituto di Medicina legale di Milano, con esami radiologici e medico-legali finalizzati a chiarire le cause e l’epoca del decesso, oltre alle eventuali modalità con cui sarebbe avvenuto. Il procedimento è stato successivamente aggiornato a maggio e a giugno, quando è stata concessa un’ulteriore proroga per completare gli approfondimenti scientifici, con il coinvolgimento anche di nuovi specialisti.

L’udienza odierna, davanti al giudice Marco Mucelli, ha visto la presenza dei periti e dei consulenti tecnici coinvolti nei diversi filoni di accertamento. Le attività riguardano infatti sia l’esame medico-legale dei resti, sia le analisi biologiche e dattiloscopiche sui reperti recuperati nella proprietà. Per la perizia medico-legale sono state nominate la dottoressa Alessia Viero, medico legale, e la dottoressa Debora Mazzarelli, antropologa forense. Tra i consulenti della Procura figurano il professor Stefano D’Errico, direttore della Medicina legale dell’Università di Trieste, e il dottor Manuel Gianvalerio Belgrano, responsabile della Radiologia di ASUGI. Per le difese sono stati indicati i medici legali Raffaele Barisani e Lorenzo Cociani. Per gli accertamenti sugli altri reperti sono stati inoltre coinvolti specialisti della Polizia scientifica e nuovi consulenti.

L’incidente probatorio è stato quindi aggiornato al 20 novembre, alle 10.30, per consentire alle parti di esaminare gli elaborati depositati e approfondire le conclusioni tecniche. «Vogliamo tutelare gli interessi degli assistiti, ma allo stesso tempo non vogliamo far perdere tempo alla giustizia. Chiaramente servirà più tempo per studiare le perizie e le note che sono state depositate», ha commentato Di Lullo. Di fatto, il corposo documento è arrivato nelle mani dei legali solamente venerdì notte, non consentendo alle parti l’adeguata analisi.

Va sottolineato, infine, che l'incidente probatorio è uno strumento previsto dal Codice di procedura penale che consente di acquisire una prova già durante le indagini preliminari, con la partecipazione delle parti e le garanzie del contraddittorio. Nel caso Mezzalira, la procedura è finalizzata a raccogliere e valutare gli esiti degli accertamenti medico-legali e scientifici sui resti e sui reperti recuperati. Non si tratta ancora del processo sul merito delle accuse, ma di una fase destinata a fornire elementi probatori utili agli sviluppi successivi dell'inchiesta.

In videocollegamento erano presenti anche gli avvocati Maria Delmiglio e Andrea Cirelli, del foro di Cremona, indicati come legali delle parti offese. Tra i familiari che hanno seguito la vicenda sin dall’inizio figura la sorella di Vito, Domenica Mezzalira, che aveva denunciato la scomparsa del fratello contribuendo a riaccendere l’attenzione sul caso. Il prossimo appuntamento in Tribunale sarà ora l’occasione per esaminare nel contraddittorio tra le parti gli esiti degli accertamenti, mentre restano da chiarire le circostanze della morte e le eventuali responsabilità individuali. 

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