LA CERIMONIA
Lucinico, ecco il cippo in cimitero per il ‘cetnico ignoto’ ucciso nel 1945
I resti, riesumati due volte, avrebbero dovuto finire nell’ossario comune per mancanza di concessione. L’associazione ‘Lucinis’ ha proposto un luogo definitivo, accolto dal Comune di Gorizia.
È stato inaugurato nella mattinata di oggi, 31 ottobre, il cippo dedicato al soldato serbo ignoto, sepolto al cimitero di Lucinico dal 30 aprile 1945.
I suoi resti, precedentemente deposti sul muro che chiudeva allora il cimitero, accanto ai partigiani del paese caduti per la libertà, furono esumati e posti in una tomba privata nel 1965, quando fu costruita la cappella dedicata al Santissimo Crocifisso e il cimitero fu ridimensionato.
La collocazione in campo B, numero 115, fila 7-8, è stata per lunghi anni la dimora dei suoi resti, nuovamente riesumati qualche anno fa, quando per mancanza di concessione dell’area sarebbero dovuti essere destinati all’ossario comune.
È stata l’associazione "Lucinis", con queste premesse, a mobilitarsi: I soci, venuti a conoscenza del fatto, hanno ritenuto che la posa di un cippo a sua perpetua memoria rappresenterebbe un momento di estrema civiltà e di apertura verso i migliori valori ideali che l’Unione Europea propugna, e si sono quindi rivolti alle Istituzioni al fine di giungere alla piena realizzazione del progetto.
L'associazione ha individuato l'aiuola posta lateralmente all' ingresso della parte nuova del Cimitero di Lucinico ritenendolo come il posto idoneo alla collocazione del cippo. Lo spazio, di forma triangolare, si trova sul lato sinistro dell'ingresso della parte nuova del cimitero, in una posizione visibile da tutti i punti del cimitero.
La proposta è stata accolta favorevolmente dal comune di Gorizia e si è potuto così procedere alla realizzazione del progetto.
In tutti questi anni il soldato è stato ricordato spontaneamente dagli abitanti della comunità di Lucinico e molti compaesani si sono tramandati la tutela e la cura della sua tomba.
Tra le personalità spicca Maria Cargnel, dalla quale è partito l'interesse per l'identità di questo soldato. Attualmente impegnata nella cura della tomba, ha voluto cercare informazioni presso il Municipio, ma senza alcun riscontro positivo.
Testimone lei stessa della vicenda che ha portato alla sua morte, insieme a Rosita Bartussi, al tempo leggermente più vecchia di lei e dunque più memore delle faccende, si è impegnata a mantenere vivo il ricordo delle vicende del 30 aprile 1945.
Il soldato, che resta ignoto, è morto in una sparatoria avvenuta nei giorni in cui passarono per Gorizia i reparti serbi fedeli al re di Jugoslavia Pietro, più noti come cetnici. Nonostante la guerra fosse “ufficialmente” terminata il 25 aprile, nelle nostre contrade e a Trieste le cose non erano del tutto chiare.
Il giovane militare era stato ucciso dunque il 30 aprile 1945 davanti alla chiesa di Lucinico da Corrado Cargnel, precedentemente inseguito in casa sua dai militari serbi e scampato, ma testimone dell'uccisione della sua famiglia e l'incendio della loro casa. Corrado è stato poi a sua volta catturato e ucciso dai serbi, dopo aver subito - si racconta - svariate percosse e torture.
La vicenda drammatica, tuttavia, è dipinta da una profonda umanità della gente, che fa giustizia al tanto inutile dolore. Il percorso dell'associazione, che ha scelto di intraprendere questo progetto, è nato proprio dalla storia di questa comunità, che in un momento di estrema tempesta morale e di dolore, seppe compiere una scelta coraggiosa e controcorrente: mettere al primo posto il rispetto incondizionato per la persona umana.
Il posizionamento del cippo, infatti, «non celebra gli orrori della guerra - come racconta Giovanni Bressan, architetto e Presidente dell'Associazione "Lucinis" - ma celebra la nostra comunità, il suo prezioso insegnamento di solidarietà e la vittoria dell’umanità sulla violenza. E ci ricorda che l'odio distrugge e divide, mentre la compassione ricompone, custodisce e consola».
Il cippo, benedetto da un sacerdote ortodosso e da uno cristiano, è ora la nuova e definitiva dimora del giovane milite ignoto.
«Ci auguriamo che questo segno benedetto parli ad ogni cittadino - conclude Bressan - affinché chiunque si fermi qui possa rinnovare l'impegno comune, affinché la nostra terra sappia sempre scegliere la via della pace, della riconciliazione e della fraternità».
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