Il Libro delle 18.03, 19 anni di storie e incontri sempre più partecipati

Il Libro delle 18.03, 19 anni di storie e incontri sempre più partecipati

CULTURA E TERRITORIO

Il Libro delle 18.03, 19 anni di storie e incontri sempre più partecipati

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 03 Nov 2026
Copertina per Il Libro delle 18.03, 19 anni di storie e incontri sempre più partecipati

Quasi quattro lustri di attività, oltre novecento presenze nell'ultima edizione autunnale e una programmazione che guarda già alla prossima primavera. Paolo Polli racconta la crescita della rassegna, il lavoro dei volontari e le ambizioni per il traguardo del ventennale.

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Diciannove anni di libri, autori, incontri e soprattutto lettori. Il Libro delle 18.03 si avvicina a un traguardo importante, quello dei vent'anni di attività, forte di una partecipazione che continua a crescere e di una formula culturale capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità. L'edizione autunnale 2026 si concluderà giovedì 5 novembre al Kulturni dom di Gorizia, con la presentazione del memoir “La casa di via dei Platani. 1940-1945: cinque anni di guerra a Cividale” di Carla Quercigh della Torre, affidata al curatore Vittorino Michelutti in dialogo con Michele Obit, poeta e direttore del Novi Matajur.

Un ultimo appuntamento che chiude una stagione articolata in dodici incontri e che, secondo i dati forniti dagli organizzatori, ha superato le novecento presenze. Un risultato significativo per una manifestazione che ha fatto della presentazione di libri e del confronto diretto tra autori e pubblico la propria cifra distintiva. Ma il bilancio non si misura soltanto attraverso i numeri. «Ormai è cosa abituale avere sale stracolme agli appuntamenti», racconta Paolo Polli, presidente dell'associazione culturale Il Libro delle 18.03 e di Apertamente, nonché direttore della Fondazione Roberto Visintin. Una partecipazione che, in alcune occasioni, obbliga anche a individuare sedi più decentrate, come l'auditorium Formedil, pur di garantire una capienza adeguata, spesso di almeno un centinaio di posti.

La crescita si accompagna a un altro elemento che Polli considera particolarmente positivo: il continuo ricambio delle persone presenti. «Non avendo uno zoccolo duro, c'è sempre ricambio e questo è un dato positivo per chi organizza la rassegna anche nei minimi dettagli». Un pubblico eterogeneo, dunque, che non si limita a seguire abitualmente gli appuntamenti, ma si avvicina alla manifestazione anche in relazione ai singoli temi e agli ospiti proposti.

È cambiato anche il rapporto con gli autori e con le case editrici. «Se all'inizio era difficile agganciare scrittori, oggi la difficoltà è quella di dire di no», osserva Polli. Ogni edizione prevede infatti dodici posti in calendario e le proposte che arrivano sono ormai numerose, provenienti da editori, intellettuali, giornalisti e ricercatori. La selezione richiede quindi un lavoro attento, cercando di mantenere un equilibrio tra nomi conosciuti, nuove voci e argomenti capaci di intercettare l'attualità.

La stagione appena conclusa ne è un esempio. Accanto alla narrativa, il programma ha affrontato la storia contemporanea, la geopolitica e la ricerca scientifica. Tra gli appuntamenti di particolare interesse figurano le lectio dedicate alle narrazioni storiche del rapporto tra Russia e Ucraina e ai cambiamenti climatici, con l'intervento della ricercatrice Florence Colleoni dell'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste. Non sono mancati, inoltre, autori meno conosciuti dal grande pubblico, come Rosella Soranzo, protagonista dell'incontro dedicato a “Polvere nera. Il ricordo della miniera di Arsia”, volume che riporta alla memoria la tragedia mineraria del 28 febbraio 1940, quando morirono 185 persone.

Proprio la capacità di alternare approfondimenti di stringente attualità e proposte letterarie meno convenzionali rappresenta uno dei punti di forza della manifestazione. «Per il prossimo aprile continueremo a scegliere alcuni appuntamenti anche di lectio, perché sono di attualità e vengono molto apprezzati», anticipa Polli. L'obiettivo è proseguire su una linea che non separi la divulgazione dalla letteratura, ma metta in relazione discipline, esperienze e punti di vista differenti.

Anche i luoghi contribuiscono a definire l'identità della rassegna. Nata nel 2007 nella sala culturale della stazione ferroviaria di Gorizia, dove un treno partiva proprio alle 18.03, la manifestazione è tornata quest'anno a utilizzare quello spazio per la presentazione della stagione autunnale. Nel corso degli anni, tuttavia, ha saputo allargare il proprio raggio d'azione, scegliendo sedi diverse e spesso particolarmente suggestive, come la barchessa di Castelvecchio a Sagrado, oltre agli spazi culturali di Gorizia, Gradisca d'Isonzo, Mossa e Aquileia. Non soltanto contenitori per gli incontri, ma occasioni per valorizzare il patrimonio storico e culturale del territorio.

Emblematica, in questo senso, anche la tradizionale uscita ad Aquileia, che ha permesso ai partecipanti di conoscere da vicino il patrimonio archeologico della città e la mostra “Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”, occasione espositiva che ha riunito dopo quasi sette secoli le tre parti superstiti del manoscritto.

Dietro a dodici appuntamenti per stagione c'è una struttura organizzativa che si regge in larga parte sul volontariato. «Abbiamo diversi volontari: due persone per la segreteria, una per la parte multimediale, poi chi cura la grafica. Curiamo noi direttamente anche gli uffici stampa». Un gruppo di collaboratori che segue la programmazione, i rapporti con gli ospiti, la comunicazione, la gestione delle sale e l'accoglienza, con un'organizzazione ormai consolidata e una suddivisione precisa delle responsabilità. Quest'anno, per alcuni appuntamenti particolari, sono state coinvolte anche due collaboratrici esterne per ampliare i contatti con circuiti comunicativi differenti.

Fondamentale è poi il sostegno economico. La rassegna può contare su numerosi sponsor privati e sul contributo della Fondazione Roberto Visintin, di cui Polli è direttore, che rappresenta il principale sostenitore dell'iniziativa. Un supporto che consente di contenere i costi organizzativi e di mantenere gli incontri accessibili al pubblico, affiancato dalle collaborazioni con le realtà culturali e dalle forme di patrocinio concesse dai Comuni coinvolti. «La soddisfazione è poter vedere tante persone: novecento presenze per l'edizione dedicata alla narrativa sono un risultato importante», sottolinea Polli.

Il calendario autunnale si chiuderà il 5 novembre, ma l'attività non si fermerà. Il 17 dicembre è già previsto un appuntamento augurale aperto al pubblico con Giorgio Amodeo, attore e regista teatrale, che accompagnerà i partecipanti nel mondo delle sue “Nuove Maldobrie”. Intanto, la macchina organizzativa è al lavoro per la stagione primaverile, con nuovi nomi, alcune gradite conferme e il ritorno delle lectio magistralis. In primavera si terrà inoltre la cerimonia conclusiva del Premio letterario Roberto Visintin, giunto alla settima edizione, per il quale il nuovo bando dovrebbe essere pubblicato entro novembre. La speranza degli organizzatori è quella di poter valorizzare anche qualche autore del territorio.

Lo sguardo è già rivolto, inevitabilmente, al ventesimo anniversario. «Per il ventesimo anno vogliamo continuare con la solita forza e grinta, con queste collaborazioni e con un riscontro mediatico maggiore», afferma Polli. Una consapevolezza che nasce anche dalla popolarità raggiunta: «Riteniamo di essere la rassegna letteraria più longeva e più seguita della città di Gorizia».

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