Lettere – Vittime sul lavoro, «Il futuro non si aspetta ma si costruisce»

Lettere – Vittime sul lavoro, «Il futuro non si aspetta ma si costruisce»

LA LETTERA

Lettere – Vittime sul lavoro, «Il futuro non si aspetta ma si costruisce»

Di LUIGINO FRANCOVIG • Pubblicato il 11 Ott 2026
Copertina per Lettere – Vittime sul lavoro, «Il futuro non si aspetta ma si costruisce»

La riflessione di Luigino Francovig in vista della Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro.

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In occasione della 76esima Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul lavoro di oggi, domenica 11 ottobre, l’autore Luigino Francovig propone un’ulteriore ampia riflessione sul tema, chiedendo sostanzialmente un cambio di paradigma nell’attuale sistema. [F.D.G.]

Niente è cosi presente ogni giorno: infortuni, morti, malattie professionali, niente è cosi continuativo. Niente mette in discussione il sistema produttivo e la priorità del profitto sulla vita delle persone, diventato il materiale più a buon mercato. Sono omicidi programmati.

In questi giorni si celebra la giornata nazionale delle vittime sul lavoro, si ricorda i numeri che sono persone, si denuncia alcuni passaggi critici come gli appalti, si richiede più formazione, a partire dalle scuole. Bene e giusto, un dovere, ma insufficiente. Serve farla diventare la vera questione sicurezza del Paese, farla diventare quotidianità, trasformare la buona volontà in decisioni politiche. Serve smantellare il sistema preistorico dell’agricoltura dove vige la schiavitù, lo sfruttamento, come per i rider, entrare e contrattare nel sistema di produzione industriale a cascata, senza responsabilità. Sbloccare le troppe norme e leggi non applicate, i finanziamenti ritardati, il personale per il controllo insufficiente e non coordinato. Il tutto diventato sistema pianificato.

L’amianto ha ampliato il campo dei pericoli, di esposizione con conseguenze mortali a distanza di anni, di inquinamento ambientale, di famiglie e paesi stravolti, facendo diventare la sicurezza una questione sociale. Davanti a un sistema produttivo che ha ampliato l’utilizzo di nuovi materiali, ha aperto campi inediti, ampliato i confini di intervento mentre i tempi per governare lavoro e sicurezza si riducono, va centrata l’attenzione sulle normative europee e certificazioni conseguenti modificate in negativo per i lavoratori, come quella sulle sostanze cancerogene nel 2017 possono essere un punto di partenza. Interessante l’indagine dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro che ha raccolto dati da oltre 24mila lavoratori su diversi Paesi Europei, parla di numeri impressionanti di esposizioni a materiali cancerogeni.

Saranno morti programmate che devono finire. Siamo di fronte ad un cambiamento importante tra i vari soggetti interessati, siamo ad una modifica dei ruoli e di uno spostamento di responsabilità che diventa deviante e pericoloso. Il “Padrone del vapore” del Novecento non esiste più, ora è un “sistema di responsabilità” che in mancanza di autonomia fa fare il lavoro sporco lontano, da altri, molte volte nelle sedi istituzionali.

Non bisogna abituarsi, il futuro non si aspetta, si costruisce. Partire dai dati Inail, presentati al Parlamento alcuni giorni fa, che certificano la costante negli ultimi quattro anni. Purtroppo non parla di un 30% di lavoratori non iscritti all’Inail e quelli in nero. Parla delle malattie professionali che risultano in forte aumento, solo grazie a maggiori controlli. Numeri focalizzati alle conseguenze immediate, nessun dato su quelle con conseguenza a lungo termine come amianto, silicio o dei materiali potenzialmente pericolosi come le Fibre artificiali vetrose che producono le morti in solitudine. Solo presente passato, niente futuro.

Non conoscere è non intervenire, non è da Paese civile. Non bisogna abituarsi per costruire una alternativa fattibile, bisogna pretendere: che vengano utilizzati solo materiali sicuri, vengano analizzati preventivamente gli elementi che compongono il materiale, che insieme diventano moltiplicatori; che alla consegna del prodotto venga rilasciata una certificazione della salute e della sicurezza dei lavoratori che lo hanno eseguito; che per ogni lavoratore esposto ai materiali potenzialmente pericolosi, che hanno un evoluzione veloce, determinante, diventa la” raccolta dati” del tipo di materiale, dei tempi di esposizione, della ditta in cui opera, in caso di cura e di riconoscimento pensionistico; siamo in emergenza sul livello di cura e assistenza delle vittime, bisogna accendere la luce sul come evitare il “via crucis” in giro per le strutture regionali, inumano.

Le regole dovrebbero essere usate per prevenire dai pericoli potenziali, da quello che potrebbe verificarsi in futuro, non da danni già avvenuti. Siamo davanti a “Padroni” perché di Padroni si tratta, pronti a dimostrare il rispetto delle norme e leggi, di acquisto di materiali con tanta di certificazione, indicheranno responsabili altri, per arrivare a chi le leggi le ha fatte. Allora il disegno si completerà, avvera che i lavoratori lotteranno contro le Istituzioni che Loro hanno salvato e salvaguardare. Le celebrazioni sono dovute, forse troppo dovute, servono risposte per prevenire. Importantissimo il lavoro per un patto generazionale, l’informazione e la formazione che parta dalle scuole, che diventano un alibi se non si risponde a due domande semplici: se tutti sono d’accordo perché le norme, le leggi, i controlli, i finanziamenti, le protezioni non vengono rispettate? Dopo le dovute posizioni perché la prevenzione della salute e della sicurezza non è diventata la priorità della politica, delle Istituzioni, della Regione?  

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