Lettere - Striscioni dei giovani di CasaPound, gli studenti del Dante: «Scuola non sia luogo di scontro»

Lettere - Striscioni dei giovani di CasaPound, gli studenti del Dante: «Scuola non sia luogo di scontro»

LA LETTERA

Lettere - Striscioni dei giovani di CasaPound, gli studenti del Dante: «Scuola non sia luogo di scontro»

Di LETTERA FIRMATA • Pubblicato il 05 Ott 2026
Copertina per Lettere - Striscioni dei giovani di CasaPound, gli studenti del Dante: «Scuola non sia luogo di scontro»

In una lettera alcuni alunni del liceo classico chiedono rispetto e dibattito civile al di sopra delle appartenenze politiche, ricordando il valore dell'istruzione contro odio e intimidazioni.

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Ci scrivono alcuni studenti del Liceo Classico Dante Alighieri di Gorizia che, pur volendo rimanere anonimi, hanno deciso di commentare i fatti del 3 ottobre riportati dal nostro quotidiano quando alcuni striscioni di Blocco Studentesco sono apparsi davanti a cinque istituti scolastici superiori della città di Gorizia (i.b.)

«L'educazione è il passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che si preparano oggi.»
~ Malcolm X

I fatti di venerdì 3 ottobre, in quanto studenti, ci hanno lasciato profondamente turbati: la scuola dovrebbe essere un luogo di apprendimento, divertimento, crescita personale e, certamente dibattito, regolamentato però secondo criteri e valori civili e democratici, che la scuola stessa ci fornisce ed insegna. E’ la scuola che ci fa partecipare ad iniziative ed eventi che arricchiscono il nostro bagaglio culturale e il nostro spirito critico, che ci sono d’aiuto nelle discussioni quotidiane, che siano esse svolte nell’ambiente scolastico o extrascolastico. Noi veniamo a scuola per imparare, certo, ma anche per diventare cittadini del futuro, cittadini legati a ideali che siano quelli di democrazia e uguaglianza, di rispetto e di inclusione. Seneca, nelle sue Epistole a Lucilio, scriveva: non scholae, sed vitae discimus, non impariamo per la scuola, bensì per la vita.

Ma riflettiamo: cosa diventerebbe la scuola se fosse ridotta a luogo di scontro e violenza - verbale o fisica che sia? Quello che è accaduto davanti al nostro istituto è un pericoloso e allarmante precedente; la nostra scuola non può essere ridotta ad una cassa di risonanza per messaggi d’odio o intimidazioni. L’indignazione deve essere bipartisan, a discapito delle proprie idee politiche, proprio perché la scuola è un luogo che prevede - e auspica che ci siano! - punti di vista differenti. E’ questo il bello dell’imparare e del dibattere: ascoltare l’altro, far valere il proprio punto di vista senza sfociare nella rabbia e nella violenza, e accettare l’opinione altrui, anche se noi la riteniamo lontana o inconciliabile con la nostra. Ma per permettere alla scuola di essere veramente un luogo di crescita, bisogna liberarsi della faziosità e dell’estremismo. Solo così si può crescere e creare una scuola - e di conseguenza una società - inclusiva e aperta.

Abbiamo davvero imparato dal passato? Non abbiamo visto cosa hanno portato divisioni e odio? Non abbiamo visto in cosa la scuola era stata trasformata? Riteniamo che non ci sia posto per intimidazioni o minacce, proprie di una società selvaggia e primitiva. Quello che rende la scuola unica e fondamentale nello sviluppo di una società libera e democratica è la sua libertà, la sua diversità e la sua varietà di opinioni e di culture. Ciò che ci permette di combattere tali atti di odio non è altra violenza, bensì ciò che impariamo a scuola: come diceva Nelson Mandela “l'istruzione è l'arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo”.

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