La lettera
Lettere - Ronchi, l’allarme di Marco Barone: «La politica ritrovi la passione»
Dall’affluenza del 55,12% del 2016 al 51% del 2022, un’analisi in vista delle prossime amministrative. «Servirebbero elementi di rottura vera».
Il progressivo calo della partecipazione elettorale, la percezione di una politica sempre meno capace di incidere sulla vita quotidiana e il ricorso alle liste civiche come possibile schermo delle appartenenze partitiche. Sono questi alcuni dei temi al centro della riflessione di Marco Barone, che guarda alle prossime elezioni amministrative di Ronchi dei Legionari partendo dai dati delle ultime consultazioni comunali. Un contributo che intreccia numeri, considerazioni sul rapporto tra cittadini e istituzioni e un appello a ritrovare identità, coraggio e capacità di coinvolgimento. (i.b.)
Se prendiamo la storia recente di Ronchi dall’ottobre del 2016 fino a oggi, ci accorgiamo subito che sta succedendo qualcosa di clamoroso. Un tempo le elezioni comunali erano la festa della comunità. Il candidato vi suonava alla porta, vi conosceva, ci si affrontava faccia a faccia. E la gente andava a votare. Il 60, il 70 per cento... percentuali che oggi ci sembrano la preistoria!
E invece i dati dell’ultimo decennio sono chiarissimi. Nell’ottobre del 2016 si va alle urne e l’affluenza si ferma al 55,12%. Vuol dire che già allora il 44,88% dei cittadini dice: «No, io me ne sto a casa». Un crollo di oltre dieci punti rispetto alle consultazioni precedenti! Lì, in quel preciso momento, si incrina qualcosa. Sei anni dopo, nel giugno del 2022, la storia si ripete, ma peggiora. L’affluenza scende ancora: 51,00%. Su più di diecimila elettori, solo cinquemila e rotti mettono la scheda nell’urna. Il 49,00% della popolazione ha semplicemente voltato le spalle alla politica cittadina. Alle sette di sera dei seggi si era già capito tutto: l’entusiasmo era sparito.
In pochissimi anni, a Ronchi l’astensione è passata da brutto segnale a metà esatta della popolazione. È un trend che si rivede in tutta la provincia di Gorizia, in tutto il Friuli-Venezia Giulia. La sensazione, guardando alle prossime amministrative, è che si rischi il record storico: sfondare per la prima volta la barriera del 50% di astenuti perché la gente ha l’impressione di guardare un film già visto e le avvisaglie ci sono tutte.
Senza voler mancare di rispetto a nessuno, ci mancherebbe, ma ascoltando la voce del popolo emerge una chiara sensazione: la gente si è stancata di questo modo di concepire la politica, avverte una mancanza totale di discontinuità, pensa che alla fine votare il Comune non cambi poi molto la vita di tutti i giorni. E poi c’è questa moda del mascheramento civico. Tutti o quasi che si candidano con liste civiche immacolate, quando poi dietro ci sono partiti che a livello locale forse non riescono più a raccogliere consenso, ma i cittadini non sono sprovveduti, queste cose le vedono, sanno chi c’è dietro. Sarebbe bello che ci si presentasse per ciò che si è e con la propria identità politica.
Per spezzare questa spirale non bastano i soliti compitini. Servirebbero elementi di rottura vera. Servirebbe il coraggio di esporsi per quello che si è, senza travestimenti, portando entusiasmo e nuove visioni o facendo autocritica se si è sbagliato nel tempo. Serve persino il coraggio di prendere posizioni nette su ciò che accade nel mondo! Perché nel qualunquismo generale, anche una comunità locale ha il dovere di farsi sentire: su questioni enormi ed eticamente dirimenti come la tragedia in Palestina — condannando senza ambiguità il genocidio in atto da parte del governo israeliano — anche con gesti simbolici, o sulla guerra in Ucraina e l’insensato sostegno alle politiche di armamenti in un Paese quale l’Italia, sull’orlo del disastro sociale.
La politica o ha un’anima e parla alle coscienze anche su questi temi, che contano eccome anche a livello locale, oppure diventa pura amministrazione di condominio e non si capisce più quale sia la differenza tra «sinistra» e «destra», anzi, si annulla. La volontà del popolo si rispetta sempre, chiunque vinca, che sia la destra o chiunque altro. Nessuno deve evocare spauracchi.
Ma una cosa è certa: se non ci sarà un vero scossone, non aspettiamoci affluenze d’altri tempi. Perché la democrazia, quando perde la passione e viene percepita come il solito, tace e questo può essere un problema difficile da amministrare.
Occhiello
Notizia 1 sezione
Occhiello
Notizia 2 sezione

















