LA LETTERA
Lettere - Monfalcone e il nodo amianto, Francovig: «Nuovi materiali a rischio, serve il principio di precauzione»
Nell'analisi denunciate le lacune nelle normative e nelle certificazioni industriali, «tolleranza zero per tutelare la salute nei cantieri».
Ci scrive Luigino Francovig per richiamare l’attenzione sul tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, a partire dall’esperienza dell’amianto e dalle conseguenze dell’esposizione a sostanze e materiali potenzialmente pericolosi. Nella sua lettera propone una riflessione sui limiti della prevenzione, sulle responsabilità dei produttori e delle aziende utilizzatrici e sulla necessità di rivedere normative e sistemi di certificazione, con particolare attenzione alla realtà industriale di Monfalcone. Francovig invoca il principio di precauzione e chiede che la tutela della salute dei lavoratori diventi una priorità non negoziabile, anche di fronte alle trasformazioni dei processi produttivi e all’introduzione di nuovi materiali. [E.V.]
L’esperienza amianto ha dimostrato che i pericoli per la persona possono derivare sia dall’inalazione che dalla ingestione, che tutte le parti del corpo possono essere colpite, che non esiste livello minimo sotto la quale si è sicuri. Che la maggioranza delle conseguenze si manifestano a distanza di anni, che diventa molto difficile collegarlo alle cause. Che la responsabilità della sicurezza del materiale è del produttore. Che le morti, le sofferenze, i danni per le famiglie avvengono in solitudine, che le cure incontrano ostacoli. Che interi territori sono stati stravolti. Che dove lo Stato è “padrone” le rimozioni sono quasi ferme. L’utilizzo del materiale amianto era il “sistema”. Nonostante, si tende a non considerarle come morti sul lavoro, omicidi programmati e il silenzio diventato corresponsabile, li assolve. Gli ultimi dati dell’Inail parlano di un forte aumento delle malattie professionali di un presente passato, mentre permane il silenzio sulle conseguenze dell’esposizione ai materiali potenzialmente pericolosi come l’amianto, fumi saldatura, silicio. Le aziende industriali locali vivono una fase produttiva importante, utilizzano nuovi materiali sempre in evoluzione, che certificazioni e leggi permettono. La città Monfalcone viene utilizzata, sfruttata si adegua in silenzio, accetta tutto passivamente, l’io è diventato il salvagente. Strappata e isolata dal lavoro ha un problema, vive rincorrendo le emergenze.
Va ridisegnato il sistema per vivere, con “amianto mai più” per fare prevenzione in una realtà totalmente cambiata con un sistema di produzione a cascata, entrando nel merito, delle leggi, delle norme guida, delle certificazioni. Ridefinendo un nuovo rapporto tra produzione economica e politica. Sottolineo alcuni punti che possono aiutare a una maggiore chiarezza se confrontati alla natura del prodotto. Le normative europee per la prevenzione della salute si dividono in base alla natura del prodotto: i prodotti alimentari sono regolati dal principio di assoluta commestibilità e igiene biologica applicato a tutta la filiera, mentre per i materiali industriali e da costruzione sono normati in base alla prestazione strutturali, alla sicurezza d’uso e al contenimento del rischio chimico. La differenza fondamentale sta nel tipo di esposizione: ingestione contro contatto, e nella gestione del rischio: immediato contro a lungo termine. Mentre la scienza ha dimostrato che l’ingestione e l’inalazione creano uguali pericoli per la persona, le norme emanate non le tengono in considerazione come base di partenza. Da un lato la prevenzione con il Principio di precauzione, a tolleranza zero, dall’altra una gestione del rischio e una classificazione del pericolo.
Con il divieto che verrà preso solo sulla base di una verifica delle conseguenze sui lavoratori, a posteriori, a distanza di decine di anni. Preoccupa che molti testi e dispositivi di riferimento per le verifiche sono datati di molto anni se rapportati a cambiamenti velocissimi. I materiali industriali utilizzati alla costruzione di attrezzature che servono alle lavorazioni di prodotti alimentari seguono requisiti specifici dei prodotti alimentari (Moca). Altro punto di base collegato sono i valori aggiornati in negativo per le sostanze cancerogene, dalla Direttiva Europea nel 2017, determinanti per i materiali usati nei processi industriali compresa la navalmeccanica e l’edilizia. Si ricorda il potente intervento delle Lobbi delle aziende produttrici, lo scontro micidiale con il Sindacato unitario, sconfiggendolo, hanno imposto un arretramento alla cultura della prevenzione europea. Le direttive, le norme, le certificazioni dei materiali rispettano queste decisioni e su questa base vengono definite le protezioni individuali, le regole di comportamento. Il punto diventa: con i parametri base già modificati prima, tutto ne è conseguente, diventando una attività pericolosa. Le certificazioni diventano un atto a morire programmate scientificamente. Il processo di innovazione costante del materiale non fa incontrare la causa con le conseguenze sul lavoratore, il collegamento e le responsabilità saranno inghiottite nella nebbia. Il medico chiamato alle cure sarà costretto a intervenire senza riferimenti. Il riconoscimento sociale diventerà impossibile. Affrontando la qualità dei rifiuti, non solo per lo smaltimento, si possono scoprire dati utili per la prevenzione, ad esempio: i rifiuti delle fibre artificiali di isolamento recuperati sulla nave passeggeri Concordia sono stati certificati cancerogeni per lo smaltimento, mentre per i lavoratori che lo hanno manipolato no, si valuterà a posteriori. Il cerchio si chiude con l’interessante l’indagine, dell’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, su oltre 24mila lavoratori in sei Paesi Europei, certifica numeri impressionanti, inaccettabili di esposizioni, a contatto con materiali cancerogeni. Sono il male, non mi vuoi vedere, sono dappertutto. Il sistema continua scaricando il lavoro sporco sulle Istituzioni. Esiste una consapevolezza concreta del produttore del rischio che solo progressivamente e stata resa evidente dalle norme, leggi, protezioni.
Davanti ad un inumano attacco ai lavoratori serve una chiamata alla ribellione per preservare la salute, accendendo i riflettori e pretendendo la verità perché il lavoratore non diventi vittima in ogni passaggio. Serve Il principio di precauzione, la tolleranza zero; Serve intervenire sulle norme e leggi europee e nazionali, diventate la difesa sulle responsabilità di ogni azienda; Serve rimuovere questo scudo legale che protegge a priori il produttore e l’azienda utilizzatrice. La consapevolezza di una attività pericolosa (Corte di Cassazione 21461/2025) non esclude che loro rispondano anche se i lavoratori sono informati e formati. Chi sbaglia paga. Serve istituire la certificazione della salute e sicurezza dei lavoratori che accompagna il prodotto finale. E arrivato il momento di pretendere l’utilizzo solo di materiali sicuri per la salute dei lavoratori, superando gli schieramenti, diventi il punto non contrattabile e unificante per un’altra idea di futuro. Nel tempo che passa i lavoratori sono esposti, ditemi voi se non è la priorità.
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