Lettere – Di Bert: «La proposta di ricordare i ‘Sette Giurati’ a Ronchi non ha carattere ideologico»

Lettere – Di Bert: «La proposta di ricordare i ‘Sette Giurati’ a Ronchi non ha carattere ideologico»

LA LETTERA

Lettere – Di Bert: «La proposta di ricordare i ‘Sette Giurati’ a Ronchi non ha carattere ideologico»

Di MASSIMO DI BERT • Pubblicato il 13 Gen 2026
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Il consigliere comunale d’opposizione precisa l'intento di documentare un fatto storico e replica alle critiche, «la storia non va approvata o condannata secondo la sensibilità odierna».

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Il consigliere comunale di Ronchi dei Legionari Massimo Di Bert replica alle numerose critiche rivolte alla sua proposta di valorizzazione della memoria storica dei "Sette Giurati", sostenendo il valore della vicenda non solo come un episodio di cronaca locale ma nel più ampio «puzzle europeo» del crollo degli Imperi alla fine della Grande Guerra. L’esponente d’opposizione precisa che la sua idea nasce puramente «con l’intento di documentare un fatto storico oggettivo», invitando a non adottare letture ideologiche «che approvano o condannano la storia secondo la sensibilità odierna». [F.D.G.]

L’iniziativa proposta non nasce con l'intento di celebrare un'ideologia, bensì con quello di documentare un fatto storico oggettivo che ha segnato profondamente l'identità del territorio e la toponomastica stessa della città. La storia non deve essere letta come un catalogo di eventi da approvare o condannare secondo la sensibilità odierna, ma come un percorso complesso da analizzare per comprendere il presente.

Immaginiamo l’atmosfera del 1919: la Grande Guerra è finita, ma per molti giovani ufficiali la pace è un concetto vuoto. Questi uomini, cresciuti sotto il mito dell'eroismo, tornano in un’Italia povera, in crisi, che sembra aver dimenticato il loro sacrificio.

Citare gli studi sul paramilitarismo (come quelli di Sabbatucci) serve a spiegare proprio questo: i "Sette Giurati" sono il simbolo di una generazione che non riesce più a togliersi l'uniforme. Non sono "soldati" nel senso classico, perché agiscono contro gli ordini dello Stato, ma non sono nemmeno civili. Si sentono investiti di una missione superiore. Studiare questo fenomeno ci aiuta a capire perché Ronchi divenne il teatro perfetto per questo strappo: un luogo di attesa, di frontiera, dove la disciplina militare si trasformò in passione politica.

Se guardiamo i fatti con gli occhi dello storico Raoul Pupo, la partenza da Ronchi smette di essere solo una cronaca locale e diventa un pezzo del puzzle europeo. In quegli anni, da Vienna a Fiume, interi imperi stavano crollando e i confini venivano ridisegnati con la matita e con il sangue.

Ronchi non era un paesino isolato, ma un crocevia. La crisi di Fiume è stata la prima grande sfida al nuovo ordine mondiale nato dopo la guerra. Raccontare la storia dei Sette oggi significa riconoscere che questa città è stata, per un momento, il centro di una tempesta geopolitica che coinvolgeva le grandi potenze. È un modo per dare a Ronchi una dignità storica internazionale: non è solo "memoria di parte", è storia del Novecento europeo.

Spesso pensiamo alla storia come a qualcosa di scritto sui libri di scuola, ma la storia vera è fatta di polvere e inchiostro. Il valore tecnico dell'iniziativa sta nel ridare voce ai documenti originali. Andare a scovare nei diari dell'epoca o nei verbali comunali i nomi, gli orari delle partenze, i luoghi dove i legionari si nascondevano o si rifocillavano, trasforma la città in un museo a cielo aperto.

L'auspicio è che il dibattito possa spostarsi dalla contrapposizione politica al confronto culturale. La storia è un patrimonio di tutti e la sua valorizzazione è un atto di maturità civile che arricchisce la comunità, favorendo una riflessione critica e informata che è la base di ogni vera democrazia. 

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