LA CELEBRAZIONE
«Incontro Dio nelle persone e non nei progetti», don Ignazio festeggia 30 anni di Messa
Il parroco cita Battiato, «quanto è difficile trovare l’alba nell’imbrunire». A testimonianza di un cammino che non propone solo certezze ma anche difficoltà, incontri e necessità di speranza.
Ronchi, Vermegliano, Selz - ma anche gli amici da San Rocco di Gorizia, da Monfalcone e dalle tante parrocchie dove ha prestato il suo servizio nel corso dei sei lustri da sacerdote - hanno festeggiato monsignor Ignazio Sudoso per i suoi 30 di sacerdozio. È stata una festa di comunità che ha riunito tanti amici della città e della Curia di Gorizia, vari amministratori e confratelli che si sono stretti attorno a lui partecipando alla Santa Messa celebrata nella Chiesa Arcipretale di San Lorenzo a Ronchi. Immancabili la sua famiglia e l’Arma dei Carabinieri. Una dicotomia l’accompagnamento musicale che ha sostenuto la liturgia, misto tra organo e coro domenicale, oltre alla vicinanza di numerosi preti: dai vicari parrocchiali don Marco Zaina e don Luigi Fontanot fino a don Manuel Millo, don Franco Gismano, don Giovanni Sponton e don Umberto Bottacin.
Con emozione, il parroco ha ricordato quella «serata fredda e piovosa» del 5 ottobre 1996 quando nella Chiesa del Sacro Cuore di Gorizia è stato ordinato. «Sono stato fortunato – così nell’omelia il parroco – anche se nei momenti come quelli vissuti dall’uomo ferito a terra, figura richiamata nelle Letture di oggi, mi sono spesso identificato». Monsignor Sudoso ha infatti evidenziato come il sacerdozio sia cambiato nel tempo, «si muta ma allo stesso tempo bisogna dare certezze». Poi il richiamo alle parole dell’arcivescovo Giampaolo Dianin recentemente pronunciate al ritiro del Clero alla Marcelliana: far sì che non cali l’entusiasmo. Come nella vita dei coniugi, lo stesso vale per i preti: «Devono saper andare oltre l’incanto ma non perderlo». Un aspetto che ha riguardato anche la vita di don Ignazio che non ha perso quell’incanto ispirato da tanti per continuare a crescere mettendo l’incontro al centro. Situazioni, persone e incontri pongono interrogativi «alla propria coscienza e libertà». Senza fare una “teologia sacerdozio”, monsignor Sudoso ha parlato anche del «rischio di cinismo» per i sacerdoti.
Ricordando i vari sacerdoti che lo hanno accompagnato – dai padri gesuiti di Gorizia al cuore colmo di riconoscenza per don Giorgio Giordani fino a don Ruggero Dipiazza, da don Mario Virgulin a don Renzo Boscarol – don Ignazio ha ribadito di sentire propria la vocazione «nelle quotidianità e nelle difficoltà» augurandosi di «restare sempre accanto alle persone». Di rilievo anche il richiamo alla canzone di Franco Battiato che don Ignazio ha citato: «Quanto è difficile trovare l’alba nell’imbrunire» a significare che nonostante dolori e delusioni, «essere generatori si può rialzandosi dai fallimenti» perché «la vita rinasce, è frutto dell’incontro tra due umanità, non di progetti, Dio non si incontra in progetti preconfezionati».
«Se dovessimo scegliere una parola per descriverti – sono le parole del moderatore del Consiglio Pastorale dell’Unità Pastorale di San Lorenzo e Santo Stefano, Salvatore Ferrara – sarebbe proprio “incontro”. Una delle tue grandi doti è questa: sai comunicare. Ti auguriamo di continuare ad avere curiosità, entusiasmo, sensibilità e voglia di incontrare le persone». e ancora: «Hai la capacità di entrare nelle storie delle persone, di ascoltarle e di condividere con loro un pezzo di strada». Affetto e gratitudine sono stati espressi dall’amministrazione comunale. Il sindaco Mauro Benvenuto ha donato all’arciprete una pergamena di ringraziamento e ricordato l’amicizia che li lega. Il momento di festa si è concluso nei vicini spazi parrocchiali con un momento conviviale accompagnati da un gioioso scampanio ad opera della Squadra decanale.
Ha collaborato Ivan Bianchi. Fotoservizio di Enrico Valentinis
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