LE VOCI DEL DISSENSO
Inclusione e integrazione nella Scuola Monfalconese, l’Anpi: «Narrazione distorta della città, la visita di Valditara è stata intimidatoria»
L’ex docente Musina, «reazione civile alle parole dette e alle azioni previste». Per il dem Mastrobuoni «si è persa la capacità di dialogare». Nel mirino la mancata convocazione del Consiglio Comunale ad hoc.
Viene definita «una crisi politica ed istituzionale» apertasi a Monfalcone sul tema della scuola inserita nel contesto multiculturale cittadino. Ad una settimana di distanza dalla visita lampo del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, si espone l’Anpi Provinciale che si fa portavoce della «reazione civile» alle parole pronunciate e alle azioni previste sulla scuola. Avvia le riflessioni Manuela Musina, ex insegnante e portavoce del Comitato, promotrice dell’assemblea pubblica aperta alla stampa di oggi, sabato 17 ottobre. Musina non usa giri di parole per descrivere la situazione e riferisce dell’arrivo «intimidatorio» del ministro in città. Forte dei richiami alle battaglie storiche dell’Anpi a difesa della democrazia e della Costituzione, chiede la tutela delle istituzioni «a garanzia di libertà e diritti». Per Musina e i componenti dell’assemblea odierna, la presenza di Valditara è stata «più politica che istituzionale».
«Interveniamo vista la delicatezza della questione – dichiara – siamo al fianco degli insegnanti perché sono la garanzia democratica del nostro Paese e del pieno godimento dei diritti. Il loro giuramento prima della presa di servizio è sacro». Insieme ad altri soggetti della vita democratica, gli insegnanti costruiscono «l’architettura costituzionale del Paese». L’ex insegnante richiama l’articolo 2 della Costituzione, ricorda il valore che rappresenta la diversità linguistica e dei saperi perché «la pluralità è ricchezza». La professoressa Musina ripensa quindi ad Alì, suo studente bengalese del Liceo Buonarroti, e alla «meraviglia» offerta dall’insegnamento scolastico nella sua vita professionale.
È stato il vicepresidente dell’Anpi provinciale, Giorgio Nogherotto a moderare l’incontro dove diverse persone hanno preso la parola unendosi a descrivere quella situazione che Musina descive come «asfissiante» in un contesto di libertà «tolte». Diverse le testimonianze – molti gli uditori, si sono visti i consiglieri regionali Diego Moretti, Enrico Bullian, l’ex assessore comunale all’istruzione Fabio Delbello e la consigliera comunale Lucia Giurissa – tra queste, quella del segretario del Pd di Monfalcone, Giovanni Mastrobuoni il quale condivide le tesi «sull’ignobile atto intimidatorio» che avrebbe vissuto la città sabato scorso, qualcosa che «ricorda atti del passato». Poi l’attacco sul Consiglio Comunale straordinario «negato» e i dubbi sulla «giusta obiettività e indipendenza» del presidente d’Aula, Gabriele Bergantini «visto il suo rapporto di lavoro con il consigliere comunale ed europarlamentare Cisint». «Si rinvia sine die – continua Mastrobuoni – senza entrare nel merito. Siamo difronte a una lesione della democrazia. A Monfalcone si è persa la capacità di dialogo». Secondo il dem, una certa mediaticità – ideologica? – «non aiuta il necessario confronto» mentre esso «è necessario per far nascere qualcosa di positivo». Dunque, l’appello di Mastrobuoni è quello di passare alla fase di proposta «per essere proattivi senza fermarsi solo alle rivendicazioni» costringendo così «gli altri» ad un tavolo di confronto.
«Mi agito quando sento che in questa città si spacciano idee o notizie contrarie alla realtà» sono le parole del presidente di Monfalcone Interetnica, Arturo Bertoli il quale ricorda le critiche dell’ex sindaco Cisint sul fatto che «le donne bengalesi non vogliono imparare l’italiano, mentre AMI fa i corsi per loro da 9 anni». «Nel 2026 gli iscritti sono 90 – rileva Bertoli – in maggioranza donne, una trentina gli uomini. I racconti sulle scuole sono delle bugie costanti». Per l’esponente dell’associazione, nel contesto multiculturale, «l’integrazione non è negazione della propria identità» perciò «dobbiamo parlare di inclusione». «I problemi sollevati sono finti – ancora Bertoli – i bambini bengalesi parlano già l’italiano. Il problema è rappresentato dai cosiddetti “nai”, nuovi arrivati in Italia. Per loro sarebbero necessarie delle “classi ponte” dove si impara primariamente l’italiano per poi dedicarsi al resto del programma. AMI si occupa di questi bambini con il volontariato, una trentina di insegnanti che donano il loro tempo per seguirne la crescita e l’apprendimento».
Di «criminalizzazione della comunità di bambini» parla Luigi Bon, segretario provinciale di Rifondazione Comunista e membro del Collegio dei revisori della CGIL Scuola il quale chiede rispetto per i lavoratori migranti e per le scelte professionali di ognuno. Manuel e Mattia invece, rappresentano l’Unione degli Studenti. Riferendosi alla visita dell’esponente del Governo Meloni, riferiscono di «questioni discusse e rimaste chiuse in una stanza», di mancanza di fondi per la scuola e di «studenti stanchi e insoddisfatti». Si dicono in lotta contro «il logorarsi del diritto allo studio», protestano sul costo della vita scolastica, lamentano problematiche strutturali e dei trasporti, dicono basta a «visioni distorte della realtà». «Viviamo gli stessi spazi e studiamo sugli stessi banchi – sottolineano – le narrazioni che leggiamo ed ascoltiamo sono tossiche ed ideologiche. Il tetto del 30% è uno strumento di esclusione. Il ministro non ha visitato le nostre scuole, non ha voluto constatare la situazione».
Manuel e Mattia descrivono anche un quadro «discriminatorio della linea Cisint». Tra le altre istanze sollevate, vi sono la necessità di un piano integrato dei trasporti e un loro potenziamento, il no al tetto del 30% e la richiesta di misure a favore dell’inclusone. Per Antonella Venturelli di Monfalcone Civica e Solidale, «c’è chi enfatizza i problemi per portare divisione e chi vuole risolverli». Anche per lei «il rifiuto di convocare l’Aula consiliare è sintomo di scarsità di dialogo». Secondo il docente Marco Puppini, il Decreto Valditara è di difficile applicazione. Significherebbe permettere un «trasferimento forzoso» degli studenti. Le voci del dissenso sono state tante altre. Il tavolo di confronto pare sia l’unica soluzione condivisa per tentare di sbloccare la situazione.
Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.


Occhiello
Notizia 1 sezione
Occhiello
Notizia 2 sezione

















