Il confronto politico
Il no di FdI al velo integrale a Monfalcone e nel resto d'Italia: «La libertà delle donne è un diritto da difendere»
Da Morgante a Roccella, fino a Kelany e Cerno, politici e rappresentanti del mondo produttivo discutono di sicurezza, parità, separatismo religioso e tutela dei diritti.
Sono proseguiti nel pomeriggio di oggi, sabato 7 novembre, gli interventi della seconda parte di “Stop al velo integrale: in difesa della dignità delle donne”, con il secondo panel al Teatro Marlena Bonezzi di Monfalcone. Un confronto che ha visto approfondire i temi dell’integrazione, della sicurezza, della libertà delle donne e del contrasto al separatismo religioso. Ad aprire il panel - dal titolo “Donne a viso scoperto: integrazione, sicurezza, parità e diritti” - è stata Maddalena Morgante, deputata di Fratelli d’Italia e responsabile del Dipartimento Famiglia e valori non negoziabili, che ha sottolineato l’importanza di affrontare quelli che ha definito due pilastri fondamentali: integrazione e sicurezza. «Chi arriva qui deve rispettare le leggi e i valori», ha affermato, evidenziando come il contrasto al separatismo religioso rappresenti, a suo avviso, anche una forma di tutela dei diritti delle donne e della sicurezza dei cittadini. Un messaggio che, secondo la deputata, proprio da Monfalcone deve raggiungere l’intero Paese.
A seguire è intervenuta Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, che ha posto l’accento sul ruolo della donna nei percorsi di integrazione: «La libertà della donna è di destra», richiamando l’attenzione sul protocollo d’intesa e sulla necessità di mettere a fuoco alcuni principi fondamentali per costruire un’autentica integrazione. Tra questi, la conoscenza della lingua italiana, l’apertura verso il contesto sociale e culturale in cui si vive e la possibilità per le donne di partecipare pienamente alla vita quotidiana. Un percorso che, secondo la ministra, deve partire proprio dalle relazioni familiari e dalla libertà delle singole persone.
Il tema dell’integrazione è stato affrontato anche dal punto di vista del mondo produttivo da Loretana Cortis, direttore degli Affari istituzionali di Fincantieri. La rappresentante del gruppo ha ricordato come il modello della cantieristica, articolato per commesse, coinvolga non soltanto i lavoratori diretti delle aziende, ma anche una vasta rete di imprese dell’indotto, all’interno della quale operano numerosi lavoratori provenienti da Paesi extraeuropei.
In questo contesto, Cortis ha evidenziato il ruolo centrale della formazione linguistica e della conoscenza del territorio. «È importantissimo che l’integrazione parta dalla lingua italiana», ha spiegato, illustrando le iniziative promosse da Fincantieri, che hanno già portato all’attivazione di 36 corsi, per complessive 1.600 ore di formazione, coinvolgendo oltre mille dipendenti. Accanto all’apprendimento della lingua, l’azienda ha avviato anche percorsi di educazione civica rivolti a chi già conosce l’italiano, con l’obiettivo di approfondire la cultura e le regole del Paese in cui si lavora. Tra gli altri ambiti di intervento richiamati anche la sensibilizzazione sulla violenza di genere, il rispetto delle differenze individuali e la valorizzazione dello sport, attraverso il coinvolgimento degli impianti e dei circoli sportivi.
Successivamente è intervenuta anche Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e prima firmataria della proposta di legge al centro del confronto, che ha illustrato le ragioni dell’iniziativa legislativa contro il cosiddetto Islam politico. Nel suo intervento ha richiamato in particolare la necessità di garantire trasparenza sui finanziamenti destinati alle moschee e di contrastare eventuali forme di propaganda religiosa e separatismo: «Come si fa ad abdicare a dei principi come i nostri e chiudere gli occhi di fronte a una violazione del diritto, come coprire il volto a una donna e mortificarla così?». Kelany ha inoltre affrontato il tema della laicità dello Stato, distinguendola dalla necessità di cancellare ogni riferimento simbolico dalla società. A titolo di esempio ha richiamato la presenza del crocifisso nelle scuole, considerandolo anche un riferimento identitario e culturale, oltre che religioso.
Uno sguardo particolare sulla situazione iraniana è arrivato da Mojdeh Karimi, vicepresidente dell’associazione Italia-Iran, che ha portato la propria testimonianza sul significato del velo e sulle imposizioni del regime. «Mi fa paura il velo, simbolo di un’ideologia terribile che vuole calpestare tutti i diritti che voi avete combattuto per ottenere», ha dichiarato con emozione, descrivendo il timore che le limitazioni delle libertà individuali possano rappresentare soltanto il primo passo di un percorso destinato a restringere ulteriormente i diritti delle persone. Karimi ha ripercorso anche le vicende dell’Iran, definendo il regime attuale disumano e contrario alla stessa identità del Paese. Nel suo intervento ha quindi richiamato l’attenzione sulla presenza in Italia di centri abusivi e luoghi di aggregazione religiosa che, secondo la sua posizione, dovrebbero essere sottoposti a controlli e chiusi qualora diventino strumenti di diffusione della paura e del terrorismo.
Il confronto è proseguito con Francesco Donzelli, deputato di Fratelli d’Italia, che ha allargato il ragionamento al rapporto tra identità occidentale, libertà e difesa dei diritti individuali. «L’Occidente è un insieme di valori: libertà, diritti e difesa degli individui», ha sottolineato, evidenziando come questi principi debbano essere tutelati e rafforzati attraverso percorsi di integrazione. Nel suo intervento ha affrontato anche il tema delle spose bambine, richiamando l’attenzione sulle situazioni in cui i diritti e la libertà delle minori vengono compromessi.
A chiudere il panel è stato Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, che ha concentrato il proprio intervento sui rapporti tra immigrazione, propaganda politica e tenuta delle democrazie occidentali. Il giornalista ha ricordato anche le minacce ricevute nel corso della propria attività, definendole «medaglie», prima di soffermarsi su quello che ha descritto come un progetto politico e culturale volto a erodere i principi delle società occidentali. Cerno ha voluto invece richiamare il ruolo di alcune organizzazioni e associazioni culturali legate all’Islam politico, mettendo in guardia dal rischio che, attraverso attività di propaganda e alleanze politiche, possano essere messi in discussione i fondamenti delle democrazie. Nel suo ragionamento ha citato anche il Bangladesh e la presenza di cittadini di origine bengalese nelle società occidentali, sostenendo che alcuni fenomeni di criminalità e radicalizzazione debbano essere letti all’interno di un quadro più ampio. Ha inoltre espresso preoccupazione per quello che ha definito il «tribunale islamico di Padova», inserendolo nella propria riflessione sul rapporto tra ordinamento giuridico italiano e possibili forme di giustizia parallela. L’intervento conclusivo è tornato quindi sul significato della libertà e sulla necessità, secondo Cerno, che le democrazie occidentali sappiano affrontare apertamente le criticità senza rinunciare ai propri principi. «Nel nome della libertà, le democrazie devono continuare a chiamare le cose con il proprio nome» ha concluso il giornalista.
Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.
Occhiello
Notizia 1 sezione
Occhiello
Notizia 2 sezione



















