Gorizia, Orsini incanta il Verdi con 'Prima del temporale': dieci minuti di applausi e standing ovation

Gorizia, Orsini incanta il Verdi con 'Prima del temporale': dieci minuti di applausi e standing ovation

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Gorizia, Orsini incanta il Verdi con 'Prima del temporale': dieci minuti di applausi e standing ovation

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 27 Ott 2026
Copertina per Gorizia, Orsini incanta il Verdi con 'Prima del temporale': dieci minuti di applausi e standing ovation

L'attore 92enne conquista e meraviglia il pubblico con un emozionante viaggio tra i ricordi di una vita. Inaugurata tra gli entusiasmi la nuova stagione teatrale.

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Dieci minuti di applausi con standing ovation. La stagione del teatro Verdi riparte tenendo fede al motto “Meraviglioso!” scelto come sottotitolo per il cartellone 2026-2027. Merito dell’indescrivibile carisma di Umberto Orsini, splendido interprete di “Prima del temporale”, portato in scena ieri sera davanti a una platea non gremita ma oltremodo partecipe.

«Dal 2017 ho il piacere di essere presente alle inaugurazioni e questa sarà la mia ultima volta» ha esordito il sindaco Ziberna nel dare il benvenuto al pubblico affluito in sala dopo aver deliziato le orecchie con le note dell’arpa che accoglieva quanti si sono fermati nel foyer del teatro. «Questa sarà dunque la tua ultima prima» ha incalzato l’assessore alla Cultura Fabrizio Oreti che ha rimarcato la crescita di qualità e di spettatori delle stagioni curate dal direttore artistico Walter Mramor.

E un ringraziamento è andato anche alla fondazione Carigo e alla Regione Fvg, rappresentate in sala rispettivamente dalla presidente Roberta Demartin e dal consigliere regionale Diego Bernardis. «È grazie al loro sostegno che Gorizia può contare sui biglietti più bassi di tutta la regione».

Nato da un’idea di Umberto Orsini e di Massimo Popolizio che ne cura anche la regia, “Prima del temporale” si configura come una sorta di monologo a cui le incursioni di Diamara Ferrero e Flavio Francucci aggiungono quella ventata di freschezza che impedisce di cadere nella malinconia. Malinconia che, peraltro, è costantemente dietro l’angolo dei mille ricordi che si susseguono nel racconto del protagonista.

Pronto per entrare in scena nell’ultima replica del “Temporale” di Strindberg, Orsini si lascia irretire dalla memoria di un libro più volte letto da bambino e che appare sul suo tavolo accompagnato dalla dedica «A Umberto il ragazzo che non si ferma mai». E in effetti questo ragazzo di 92 anni non si lascia intimorire dall’ora e venti di recitazione che lo attende, dialogando con la sua voce fuoricampo che commenta le immagini d’epoca pronte a scorrere sui muri asettici del camerino che funge da scenografia.

L’esame all’Accademia di Roma, il papà che gestiva la mensa degli ufficiali, il fratello con il suo cinema di provincia si alternano al mondo stellato animato dall’amore per Ellen Kessler, dalle locandine del teatro Eliseo e dall’amara consapevolezza che «se tornassero in vita tutte le persone cui ho voluto bene sarebbero comunque più giovani di me».

Il continuo trascolorare dal presente al passato fa riemergere la profonda amicizia con Corrado Pani, la condivisione con lui della notorietà raggiunta grazie allo sceneggiato “I fratelli Karamazov” seguita dall’esperienza dei fotoromanzi. La scenografia scarna si riempie della figura di Orsini che abita ogni angolo del palcoscenico anche quando resta seduto. Ad alzarsi ci pensa poi il pubblico, rapito dalla bellezza dei ricordi della sua vita e dalla capacità ipnotica della sua recitazione.

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