Folla al funerale di Riccardo Brescia, Basilica di Aquileia gremita per l’addio al motociclista musicista

Folla al funerale di Riccardo Brescia, Basilica di Aquileia gremita per l’addio al motociclista musicista

IL FATTO

Folla al funerale di Riccardo Brescia, Basilica di Aquileia gremita per l’addio al motociclista musicista

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 05 Ott 2026
Copertina per Folla al funerale di Riccardo Brescia, Basilica di Aquileia gremita per l’addio al motociclista musicista

In tanti lo hanno accompagnato da Romans d’Isonzo fino alle esequie. Il ricordo di monsignor Franetovich, «vivrà nei parenti, negli amici e nella comunità».

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All’arrivo del feretro a lato della Basilica patriarcale di Aquileia, un rombo ha invaso l’aria. Un centinaio, tra motociclette e automobili, hanno accompagnato il carro funebre con le spoglie di Riccardo Brescia. Un’attestazione di amicizia e vicinanza portata dai conoscenti e dagli amici che lo hanno conosciuto e apprezzato.

A celebrare le esequie monsignor Mirko Franetovich, parroco di Aquileia e Fiumicello, assieme a monsignor Carlo Bolčina e a don Luigi Fontanot. Presenti i sindaci Emanuele Zorino e Alessandro Dijust. «Il silenzio – così monsignor Franetovich nell’omelia – potrebbe bastare, assieme al fiume di lacrime che ha accompagnato la scomparsa di Riccardo». Don Mirko si è, così, soffermato sul «perché una giovane vita si sia spezzata in una curva stradale». Per il sacerdote, «nella fede, quel perché si trasforma in un “per chi” Riccardo continua a vivere, per la sua famiglia, per la morosa Anna, per gli amici e i colleghi, per tutta la comunità».

«L’affetto di amici e parenti – così ancora don Mirko – la dice lunga su quanto Riccardo ha lasciato perché la vita non si misura in anni ma nell’intensità degli stessi». Di fatto, la Basilica era colma, soprattutto di giovanissimi, fino alla porta d’entrata. «Nella dogana suprema che è la morte viene sequestrato tutto tranne l’amore perché Dio è amore».

Uscendo, il feretro, scortato dalla mamma Doreen e dal papà Fulvio Brescia, quest’ultimo, luogotenente dei Carabinieri in pensione che aveva prestato servizio anche a Gorizia, oltre alla fidanzata Anna, insieme agli amici, è stato accompagnato dalla tromba di Massimo Maur. All’esterno, le bande di Cormons e dei Donatori di Sangue di Villesse, hanno voluto tributargli un ultimo brano in musica. Musica che lo ha accompagnato nella vita assieme alla passione per le moto: Riccardo aveva costruito attorno alle sue passioni una parte importante della propria quotidianità. C’erano innanzitutto i motori, dalle moto alle auto elaborate, fino all’enduro, un mondo che condivideva con molti amici e che anche dopo la sua morte si è ritrovato nel luogo della tragedia per ricordarlo. Ma c’era anche la musica, suonando il trombone in una banda locale. Due dimensioni diverse, quella dei motori e quella musicale, che raccontano anche la sua capacità di stare in mezzo agli altri e di coltivare legami. Gli amici, nei giorni successivi alla tragedia, lo hanno descritto come una persona che amava la vita e che «non lasciava mai nessuno indietro».

In un mare di folla, l’amica Isabel ha letto un messaggio scritto da un gruppo di amici: «Grazie – così la giovane – per la tua spontaneità e il tuo modo genuino di essere. Non dovevi costruirti un personaggio, eri semplicemente Riky. Autentico, buono, limpido, senza cattiveria e dolce come pochi». «Grazie per averci insegnato ad amare la vita come hai sempre fatto tu, a guardare avanti senza fermarsi mai davanti agli ostacoli, anche quando questi sembrano più grandi di noi». Un breve messaggio è stato letto anche a nome della fidanzata Anna.

La tragedia di Riccardo si era consumata nella serata di sabato 26 settembre, quando Riccardo Brescia, 26 anni, aveva perso il controllo della sua Kawasaki Z750 lungo la strada provinciale 68, in via Palazzatto, a Fiumicello. Un’uscita di strada autonoma, avvenuta all’altezza di una curva, che aveva fatto finire la moto e il giovane in una zona di vegetazione a margine della carreggiata. A dare l’allarme era stato il padre, preoccupato per il mancato rientro del figlio: ripercorrendo il tragitto, era riuscito a individuarlo seguendo la suoneria del suo telefono. Ogni tentativo di soccorso si era purtroppo rivelato inutile. Da quella sera, attorno a Riccardo si è stretto il ricordo di familiari, amici e conoscenti, che ne hanno ricordato la passione per le moto e per i motori, l’impegno nella musica come trombonista e soprattutto quel carattere socievole e disponibile che, a soli 26 anni, aveva saputo lasciare un segno nella sua comunità.

Fotoservizio di Enzo Andrian.

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