Da Chemnitz ad Assisi e si fermano a Gorizia: in Transalpina si prega per la pace in tre lingue

Da Chemnitz ad Assisi e si fermano a Gorizia: in Transalpina si prega per la pace in tre lingue

Il momento

Da Chemnitz ad Assisi e si fermano a Gorizia: in Transalpina si prega per la pace in tre lingue

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 18 Ott 2026
Copertina per Da Chemnitz ad Assisi e si fermano a Gorizia: in Transalpina si prega per la pace in tre lingue

Oltre ottanta parrocchiani dalla Sassonia hanno approfittato del viaggio in centro Italia per mantenere vivo il gemellaggio con le realtà slovene e italiane. «Pace è quando ci si parla e ci si incontra».

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Tre chiese sorelle, altrettante lingue, due Stati, un’unica piazza. Anche se quella stessa piazza ha due nomi, che si stia in Italia o in Slovenia: è la Transalpina, nota anche come Trg Evrope e che stamattina, 18 ottobre, ha ospitato un momento di preghiera ecumenico organizzato dalla parrocchia di Chemnitz, in Germania.

Un’ottantina di tedeschi, infatti, si sono messi in viaggio due giorni fa partendo dalla cittadina sassone in direzione Assisi e, visto il gemellaggio in atto con le parrocchie cittadine, sia l’Up Porta Aperta di Gorizia per l’Italia che la parrocchia di Nova Gorica per la Slovenia, hanno deciso, nel tragitto, di fermarsi nel territorio. Un messaggio di pace e speranza, insomma, ma anche di fratellanza dopo l’esperienza positiva della Capitale Europea della Cultura che ha coinvolto le tre città, Gorizia, Nova Gorica e Chemnitz, che continua negli anni.

A guidare la preghiera è stato proprio il parroco di Chemnitz, don Benno Schäfer, assieme a monsignor Ruggero Dipiazza, per l’Unità Pastorale Porta Aperta, e don Milan Pregelj, parroco di Nova Gorica. Un pensiero, tradotto anche in italiano e sloveno, è stato letto da Cristina Luciano che ha raccontato le positività dell’anno appena trascorso.

«Per me – così Luciano – Go! 2025 è stato prima di tutto un’esperienza umana, un modo nuovo, forse più consapevole, di guardare il luogo in cui vivo e di riscoprire quanto la storia, le relazioni e le persone possano trasformare il significato di un territorio». Qui, ha proseguito, «abbiamo avuto la possibilità di sperimentare qualcosa di straordinario: non cancellare il confine, ma trasformare il suo significato». Tra le esperienze positive citate da Luciano anche la via Crucis transfrontaliera e come «la fede in questi casi possa diventare un ponte, non perché offra risposte semplici alle ferite della storia ma perché ci ricorda che nessuna ferita deve avere necessariamente l’ultima parola», rilanciando una responsabilità, «quella di continuare a prenderci cura delle relazioni, delle comunità e dei luoghi che abitiamo. L’Europa – ha concluso – è una scelta quotidiana: scegliere di incontrarsi, di riconoscersi e di camminare insieme».

«La pace – sono invece state le parole di monsignor Dipiazza – comincia dalle città, quando le persone si parlano tra di loro e si incontrano: io sono friulano e lo sloveno non lo so né l’ho imparato in sessant’anni che sono a San Rocco. Eppure a tutti ho risposto in italiano e friulano con lo stesso cuore e la stessa responsabilità. Il sorriso buono fa la vicinanza che non è condividere pensieri filosofici quanto accoglierci reciprocamente».

Un cerchio attorno a quel confine non più esistente che ha ricordato le due parole citate dall’assessore Artico, «pace e dialogo: qui tutti siete testimoni di una cosa grande, ovvero i nemici di un tempo che ora si abbracciano e si rispettano nell’Europa di oggi». 

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