L’EVENTO
Cormons, la Calicanto Band protagonista della serata conclusiva di Art Without Borders
Al Teatro Comunale l’esibizione dei giovani musicisti ha concluso il percorso iniziato a luglio, dando forma al tema finale del festival ‘Incontrare’ dedicato alla musica come spazio di relazione e costruzione di una cultura condivisa.
Si è conclusa ieri sera, martedì 20 ottobre, al Teatro Comunale di Cormòns, la quarta edizione di “Art Without Borders”, il festival promosso dal Comune di Farra d’Isonzo con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di Io Sono Friuli Venezia Giulia. A salutare un percorso culturale iniziato lo scorso 11 luglio è stata la Calicanto Band, formazione musicale nata all'interno dell'associazione triestina ASD Calicanto APS, che ha portato sul palco un concerto di straordinaria energia, dando forma attraverso la musica allo spirito che ha accompagnato l'intera manifestazione: scoprire nuovi modi di percepire il mondo, superare i confini e costruire occasioni di partecipazione sempre più ampia.
Guidati dal maestro Fabio Clary, i giovani musicisti con e senza disabilità si sono misurati con un repertorio raffinato e tutt'altro che scontato, attraversando alcune delle pagine più significative della canzone italiana: da Fabrizio De André a Bruno Lauzi, da Riccardo Cocciante al Quartetto Cetra. Brani e autori che richiedono sensibilità interpretativa, attenzione agli arrangiamenti e capacità di ascolto reciproco, affrontati con entusiasmo e una sorprendente forza espressiva. A guidare il pubblico attraverso il concerto è stata la prof.ssa Elena Gianello, Presidente di ASD Calicanto APS, che con una presentazione brillante, vivace e coinvolgente ha saputo alternare momenti di intrattenimento e riflessione, accompagnando le esibizioni musicali con la spontaneità e la passione che caratterizzano il suo impegno nell'associazione. La sua conduzione ha contribuito a creare un clima di familiarità e partecipazione, avvicinando ancora di più il pubblico ai musicisti e allo spirito della Calicanto Band.
Sul palco si è sprigionata un'energia contagiosa, quella che nasce quando le persone si sentono pienamente a proprio agio con ciò che stanno creando, quando ciascuno trova il proprio spazio e può contribuire senza dover rinunciare alla propria individualità. La Calicanto Band ha mostrato come il risultato artistico possa nascere proprio dall'incontro tra capacità, sensibilità e modi personali di vivere la musica. Non si tratta semplicemente di suonare insieme, ma di costruire un linguaggio condiviso nel quale il contributo di ciascuno diventa indispensabile all'insieme. Un'esperienza che esprime pienamente il significato dell'ultimo filone tematico di “Art Without Borders”, INCONTRARE – Costruire una cultura condivisa: la musica come spazio di relazione, un cerchio che si allarga attraverso l'ascolto e la presenza di ciascuno.
Superare i confini per scoprire ciò che possiamo guadagnare – La serata si è aperta con gli interventi istituzionali del Sindaco di Cormòns Roberto Felcaro, del Sindaco di Farra d'Isonzo Stefano Turchetto, dell'Assessora agli Eventi di Farra d'Isonzo Rosmarie Greco e del Consigliere regionale Diego Bernardis, portavoce del principale sostenitore del festival. Particolarmente significativo è stato l'intervento del Sindaco di Farra d'Isonzo, Stefano Turchetto, che ha proposto una riflessione sul significato dei confini che le persone costruiscono, spesso inconsapevolmente, nella propria vita. Confini che nascono dal bisogno di difendersi, dalla paura di perdere qualcosa che si considera prezioso, dal desiderio di preservare le proprie abitudini e le proprie certezze: «Superare queste barriere richiede uno sforzo educativo e culturale che coinvolge l'intera società. Un percorso non sempre immediato, che chiede di mettere in discussione ciò che conosciamo e di aprirci ad altre esperienze e prospettive. Ma è proprio attraversando questi confini che diventa possibile riconoscere quanto si possa guadagnare dall'incontro con l'altro, scoprendo possibilità che prima non riuscivamo nemmeno a immaginare». In questo processo, le molteplici espressioni artistiche rappresentano strumenti particolarmente preziosi, perché permettono di sperimentare concretamente nuovi modi di sentire, comunicare e stare insieme. Una riflessione che ha trovato una risposta immediata nella musica della Calicanto Band: sul palco, il superamento delle barriere non era un concetto astratto, ma una pratica vissuta, capace di tradursi in qualità artistica, energia e piacere di condividere.
La conclusione della quarta edizione è stata anche l'occasione per riconoscere il contributo di quanti hanno reso possibile il festival. Un presente commemorativo è stato consegnato ai cinque partner del progetto: ASD Viento Flamenco, Le Muse Orfane APS, Ciechi per Caso ODV, Onconauti APS e ASD Calicanto APS, a testimonianza del percorso costruito insieme e del valore della collaborazione tra realtà artistiche, culturali e sociali del territorio. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche alle tre aziende vitivinicole Jermann Winery, Tenuta Borgo Conventi e Tenuta Villanova, che hanno aperto i propri spazi ai laboratori, agli spettacoli e alle esperienze del festival, contribuendo a trasformare luoghi significativi del territorio in occasioni di incontro e partecipazione culturale.
Quattro mesi di arte per cambiare prospettiva – Con il concerto della Calicanto Band si conclude un percorso culturale che dall'11 luglio al 20 ottobre ha attraversato Farra d'Isonzo, Villanova, Ruttars di Dolegna del Collio e Cormons, mettendo in relazione persone, associazioni, linguaggi artistici e luoghi del territorio.
La quarta edizione di Art Without Borders si è sviluppata attorno a quattro parole guida: ESPRIMERE, PERCEPIRE, OSSERVARE, INCONTRARE. Quattro direzioni attraverso le quali il festival ha invitato il pubblico a superare le proprie abitudini percettive e culturali, scoprendo possibilità alternative di espressione, conoscenza e relazione.
A luglio, il laboratorio teatrale Parole, Identità e Confini di Le Muse Orfane APS e il percorso di danza flamenca Tutti siamo Carmen di ASD Viento Flamenco hanno coinvolto attivamente i partecipanti in esperienze di ricerca ed espressione personale, culminate in momenti di condivisione pubblica. Lo spettacolo contemporaneo Piango in lingua originale, di e con Carla Vukmirovic, ha poi approfondito i temi dell'identità, della lingua e dell'appartenenza culturale. A settembre, il laboratorio Arte senza vista di Ciechi per Caso ODV ha invitato persone vedenti e non vedenti a creare insieme attraverso il tatto e la materia. Il progetto di Onconauti APS ha invece esplorato il rapporto tra corpo, immagine e narrazione della malattia oncologica, attraverso il laboratorio fotografico Oltre lo sguardo, la mostra MetaDINAMICHE – PERcorsi di ben ESSERE e una conferenza dedicata al ruolo dell'arte nella sensibilizzazione oncologica. All'inizio di ottobre, ancora con Ciechi per Caso, la lettura al buio e cena sensoriale Assaporare il buio e la passeggiata Camminare la Natura hanno proposto esperienze capaci di mettere in discussione il primato della vista, accompagnando il pubblico alla scoperta di ciò che si può conoscere attraverso il tatto, l'olfatto, l'ascolto e la percezione del proprio corpo nello spazio. Infine, con il concerto della Calicanto Band, Art Without Borders ha chiuso simbolicamente il cerchio di questo percorso. Un cerchio che, attraverso il teatro, la danza, la fotografia, le esperienze sensoriali e la musica, si è progressivamente allargato per accogliere nuove persone, sensibilità e modi di percepire il mondo.
Dall'espressione individuale all'ascolto reciproco, dalla scoperta di altre modalità percettive alla costruzione di esperienze collettive, il festival ha proposto una stessa idea di fondo: la partecipazione non consiste nel trovare posto all'interno di confini già tracciati, ma nel contribuire insieme ad allargarli. “Art Without Borders” 2026 si conclude così non con un punto di arrivo, ma con un invito a continuare ad ampliare il cerchio dell’appartenenza, nella consapevolezza che ogni confine superato non rappresenta qualcosa che perdiamo, ma una nuova possibilità di arricchimento per ciascuno e per l'intera comunità.
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