Centri trasfusionali di Gorizia e Monfalcone a rischio per la carenza di personale: l'allarme di Fidas Isontina

Centri trasfusionali di Gorizia e Monfalcone a rischio per la carenza di personale: l'allarme di Fidas Isontina

LA NOTA

Centri trasfusionali di Gorizia e Monfalcone a rischio per la carenza di personale: l'allarme di Fidas Isontina

Di REDAZIONE • Pubblicato il 04 Nov 2026
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Dopo le recenti chiusure, i donatori temono l’ennesima riduzione delle attività. Zollia chiede ad Asugi di chiarire il futuro della raccolta pubblica.

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Dura presa di posizione di Fidas Isontina, l'associazione che raggruppa i donatori di sangue del Goriziano, contro l'ennesima riduzione delle attività dei centri trasfusionali di Gorizia e Monfalcone. Il direttore del dipartimento di medicina trasfusionale dell'Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi), Massimo La Raja, ha recentemente paventato una limitazione dell'attività dei due centri per la progressiva diminuzione del personale infermieristico, che entro la fine dell'anno rischia di ridursi a sole quattro unità.

Per Fidas è una situazione insostenibile che, se non troverà una risposta immediata dalla direzione aziendale, rischia di portare a una riduzione del servizio non solo nella raccolta di emocomponenti ma anche nell'attività ambulatoriale per i pazienti che hanno bisogno di trasfusioni continuative, fino alla chiusura delle sedi isontine. «Lanciamo un appello alla direzione di Asugi, all'amministrazione regionale, ai consiglieri regionali eletti nella nostra provincia e a tutti i sindaci isontini, in particolare a quelli di Gorizia e Monfalcone - dichiara il presidente della Fidas Isontina Tiziano Zollia -, affinché si adoperino per sanare questa situazione che sta diventando sempre più critica e cronica, per sventare questa situazione che al momento attuale appare più di una ipotesi».

L'associazione ricorda che già in estate, mentre diverse regioni italiane denunciavano una carenza di emocomponenti, i centri trasfusionali isontini sono rimasti chiusi per alcuni giorni nel periodo di Ferragosto per mancanza di personale, e che diversi donatori già prenotati si sono visti annullare la donazione. A questo si è aggiunto lo sciopero di venerdì scorso, che ha portato alla chiusura dei trasfusionali di Gorizia e Monfalcone: minori donazioni, sottolinea la Fidas, significano meno sangue e plasma a disposizione dei pazienti, del sistema sanitario regionale e di quello nazionale.

Zollia chiede alla direzione di Asugi di dire con chiarezza se, «come già avvenuto in altri reparti ospedalieri in tutta la regione», si debba cominciare a ragionare di modelli organizzativi che superino la raccolta pubblica, da sempre «punto fermo e irrinunciabile» del sistema trasfusionale del Friuli Venezia Giulia. Fidas Isontina, assicura, «non si tirerà indietro, assumendo le responsabilità del caso», come sta già avvenendo con la gestione dell'unità mobile di raccolta regionale, per la quale si stanno studiando accordi di coprogettazione per garantire la raccolta sul territorio.

«L'obiettivo di Fidas Isontina è sempre quello di garantire che tutti i pazienti abbiano adeguate cure e che venga garantita la possibilità a tutti i donatori di poter compiere quel gesto anonimo, responsabile, gratuito e volontario che è la donazione di sangue, plasma ed altri emocomponenti», conclude Zollia, secondo cui la donazione deve essere sempre più legata all'evoluzione della medicina trasfusionale e l'organizzazione del sistema sanitario deve seguirla, in attesa di un nuovo piano sangue per il Friuli Venezia Giulia.

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