Caporetto, Italia e Slovenia unite nel ricordo dei caduti al Sacrario di Kobarid

Caporetto, Italia e Slovenia unite nel ricordo dei caduti al Sacrario di Kobarid

Memoria condivisa

Caporetto, Italia e Slovenia unite nel ricordo dei caduti al Sacrario di Kobarid

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 25 Ott 2026
Copertina per Caporetto, Italia e Slovenia unite nel ricordo dei caduti al Sacrario di Kobarid

Al sacrario militare la cerimonia per il 109° anniversario della battaglia del 1917. Autorità civili, diplomatiche e militari richiamano il valore del dialogo e della concordia tra i popoli.

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La memoria della Grande Guerra torna a unire Italia e Slovenia al sacrario militare di Caporetto, dove ieri, sabato 24 ottobre, si è svolta la cerimonia commemorativa dedicata a tutte le vittime del primo conflitto mondiale e al 109° anniversario della battaglia del 24 ottobre 1917.

La celebrazione, organizzata dal Consolato generale d’Italia a Capodistria d’intesa con l’Ambasciata italiana a Lubiana, ha riunito rappresentanti delle istituzioni italiane e slovene. Presenti l’ambasciatore d’Italia Giuseppe Cavagna, la console generale Simona Ciuffoni, il segretario di Stato alla Difesa sloveno Erik Kopač e il generale di Corpo d’Armata Andrea Rispoli, responsabile dell’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa del ministero della Difesa italiano, presente assieme alla direzione del Sacrario Militare di Redipuglia con il colonnello Massimiliano Fioretti. Hanno preso parte all’iniziativa anche il sindaco di Cividale del Friuli, Attilio Vuga, il sindaco di Caporetto, Marko Matajurc, e le autorità civili e militari del territorio, tra cui il prefetto di Gorizia Ester Fedullo e il questore Luigi Di Ruscio.

«La celebrazione che ogni anno si tiene in questo sacrario, legata alla dodicesima battaglia dell’Isonzo, onora la memoria di tutti coloro che sono stati travolti dalla tragedia della guerra e ricorda che la pace va costruita ogni giorno, attraverso il dialogo e il rispetto reciproco», ha sottolineato Simona Ciuffoni. L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra i Comuni di Cividale e della Valle del Natisone e successivamente condivisa con il versante sloveno e il Consolato generale, rappresenta anche un’occasione per trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza di quanto accaduto in queste montagne, affinché tragedie simili non si ripetano.

Nel suo intervento, il sindaco di Cividale Attilio Vuga ha ripercorso le origini del cammino commemorativo, avviato nel 1951 dal senatore Guglielmo Pelizzo, allora primo cittadino della città ducale, come percorso di memoria e preghiera. Nel 2008 si scelse di riunire in un’unica cerimonia le rappresentanze italiane e slovene, una decisione che, a distanza di anni, continua a esprimere lo spirito originario dell’iniziativa. Vuga ha richiamato anche le prospettive di collaborazione tra Cividale e le valli del Tolminotto, sottolineando come i nuovi progetti comuni richiedano impegno e determinazione. Il pensiero è andato quindi ai conflitti ancora in corso in diverse parti del mondo, alle vite spezzate, alle distruzioni e agli appelli alla pace rimasti inascoltati. Da qui il richiamo alla necessità di non rinunciare mai al dialogo.

Il sindaco di Caporetto Marko Matajurc ha ricordato la drammaticità degli avvenimenti del 1917, quando la guerra travolse soldati e popolazioni senza distinzione di lingua o nazionalità. Proprio per questo, ha evidenziato, il sacrario rappresenta oggi non soltanto un luogo di memoria, ma anche un simbolo dell’insensatezza della guerra e un richiamo permanente all’importanza della pace, della comprensione e del rispetto reciproco. La commemorazione, nelle sue parole, non serve a rivivere il passato, ma a costruire il futuro sulla base di valori condivisi.

Il generale Andrea Rispoli ha richiamato il sacrificio umano che segnò la battaglia di Caporetto, una pagina dolorosa della storia italiana dalla quale presero avvio ulteriori momenti decisivi, dalla difesa sul Piave fino a Vittorio Veneto e al Grappa. Il valore dei soldati, ha ricordato, si manifestò anche nella capacità di rialzarsi dopo la sconfitta e di affrontare nuove prove. Dietro gli eventi militari restano le storie di uomini, padri, figli e fratelli, che affrontarono la sofferenza e sacrificarono la propria vita per i familiari e per la patria. Da un luogo segnato da tanta sofferenza, ha concluso, emerge un messaggio essenziale: la più grande conquista dell’umanità deve essere la concordia tra i popoli.

L’ambasciatore Giuseppe Cavagna ha posto l’accento sull’assurdità di una guerra nella quale uomini e fratelli furono chiamati a uccidersi reciprocamente, per ragioni che oggi risultano difficili da comprendere. Ricordare le vittime significa assumersi la responsabilità di non dimenticare quanto accaduto, soprattutto in un presente nel quale anche la vicina Ucraina continua a essere teatro di guerra. La pace, ha sottolineato, non è una conquista definitiva, ma un bene da difendere giorno dopo giorno. Un impegno che, simbolicamente, passa proprio da Caporetto, luogo nel quale la memoria può diventare un sentiero di pace.

Nel suo intervento, il segretario di Stato sloveno Erik Kopač ha infine richiamato l’importanza della collaborazione tra i due Paesi, anche nella condivisione delle informazioni in caso di guerra e nelle attività legate al recupero delle salme e dei caduti. Il riferimento alla giornata della sovranità slovena, celebrata il 25 ottobre, e ai 35 anni dall’allontanamento dell’ultimo soldato dell’Armata popolare jugoslava dalla Slovenia ha offerto un ulteriore spunto di riflessione sull’impegno necessario a tutelare la pace e la democrazia. Caporetto diventa così uno spazio nel quale interrogarsi sul valore dell’amicizia tra i Paesi e su ciò che ciascuno può fare per preservarla.

La cerimonia si è svolta con la deposizione delle corone e dei fiori davanti al sacrario, accompagnata dalla presenza di un quintetto dell’orchestra militare slovena. Il programma è proseguito con la celebrazione eucaristica nella chiesa di Sant’Antonio da Padova e con l’omaggio ai caduti nel cimitero sloveno, rinnovando il significato di un appuntamento che, a oltre un secolo dalla battaglia, continua a trasformare il ricordo della tragedia in un richiamo alla responsabilità comune. 

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