Con gli Alpini lungo il confine di Chiopris-Viscone: sette chilometri a piedi immersi nella storia

Con gli Alpini lungo il confine di Chiopris-Viscone: sette chilometri a piedi immersi nella storia

L'ESCURSIONE

Con gli Alpini lungo il confine di Chiopris-Viscone: sette chilometri a piedi immersi nella storia

Di Ferruccio Tassin • Pubblicato il 26 Ott 2026
Copertina per Con gli Alpini lungo il confine di Chiopris-Viscone: sette chilometri a piedi immersi nella storia

Dal cippo del 1911 alla lapide del 1989 posta dai sindaci dei due Comuni, il percorso ha unito storia e amicizia tra le campagne. Tra i partecipanti, di tutte le età, c’era il primo cittadino Carlo Schiff.

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Si son dati da fare in tanti perché la “camminata” riuscisse bene: promotore il Gruppo Alpini di Trivignano Udinese; collaborazione dei Comuni di Trivignano e Chiopris-Viscone, della Pro Loco “Facciamo Quadrato”, della Sezione ANA di Palmanova, dei Gruppi Alpini di Clauiano e Chiopris-Viscone e del Gruppo Sezionale “Ritorno alla montagna”.

Camminata fra virgolette: non è stato solo quello, ma una immersione nella storia del territorio.  Senza andare all’antica Roma si è preso, per inizio, lo stabilirsi dei confini fra Venezia e l’Austria: inizi del ’500 in qua.

Sette chilometri fra il verde della campagna: ogni tanto una tappa.

Persone di tutte le età: genitori con bambini e ragazzi, anche il sindaco si Chiopris-Viscone Carlo Schiff, in tenuta, podistica e signore eleganti. Fino al 1797 confine fra la Repubblica di Venezia e l’Austria; l’instabilità del periodo napoleonico; poi Austria fino in Lombardia, ma con un confine interno fra Illirico e Lombardo Veneto; infine, dal 1866 al 1921 fra Italia e Impero d’Austria (dal 1867 d’Austria-Ungheria). Ci sono ancora le dogane: fiorente quella italica con ristorante e annessi per il turismo, mentre l’antica osteria è diventata abitazione ed è in restauro. Cadente quella austriaca, un edificio di valore a Nogaredo. Un minimo di interesse di quelli “in alto” e si potrebbe salvarla…

Tante storie che si intrecciavano, brevemente narrate da chi scrive, come quelle del contrabbando, o più nobili, come il passaggio di Papa Pio VI, nel Settecento avanzato, in viaggio per Vienna sperando di rabbonire Giuseppe II l’Imperatore “Sagrestano”.

Le soste più importanti al cippo 23 bis, superstite nobile della ultima confinazione (1911). Si erge su di un rialzo e guarda il torrente Torre.
In cemento, sembra un obelisco, vi si può accedere grazie a chi, da 30 anni si occupa di lui: Achille Tuniz, Alpino trivignanese. Ha fatto un lavorone nell’intera area, trasformandolo in un monumento.

Sempre per linee agresti interne, la colonna dei camminatori, e chi scrive, per strada normali, confortato da comoda auto dell’auriga Gino Paviotti, si arriva all’italica dogana. Lì una sorpresa: la famiglia Serafini, con Diego all’accoglienza, offre un raffinato e apprezzatissimo “ristoro”, ma si parla anche di storia. Eh sì: accanto alla dogana un cippo in pietra, il n. 24, che segnava il confine interno fra Illirien e Lombardo Veneto, una lapide ricorda la cerimonia nel 1989: sindaci di Trivignano (Luigi Pellegrini) e di Chiopris (Nello Vittor) la fecero apporre ricordando come una pietra un tempo dividesse e come, poi, l’amicizia fosse stata in grado di unire.

Allora, oltre ai sindaci, parlò il Console d’Astria a Trieste, Zar, e chi scrive illustrò il confine a una piccola folla, con la graditissima presenza sei ragazzi delle scuole: di qua e di là del vecchio confine.

Ultima tappa, e ancora ristoro, nella curatissima area circostante la chiesa di San Marco a Clauiano. Qui, si è parlato non solo di affreschi trecenteschi e di parti di questa chiesa rivolta emblematicamente verso est, ma anche dei confini delle pievi, complicatissimi, e dei confini dell’anima sempre difficili da superare.

Da questa chiesetta, che ricorda l’origine marciana della Chiesa aquileiese e di San Marco protettore contro le acque infuriate (e qui ci pensava il Torre…), i camminatori sono scivolati fra il verde, con chiazze di secco che ricordavano il dardeggiare del sole d’estate.

Ultima tappa, il riposo, all’aperto, attorno a tavole imbandite, nell’area del campo sportivo di Trivignano. Non poteva mancare la pastasciutta degli Alpini (e altro!) a sigillo di una giornata davvero speciale.

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