A Nova Gorica i candidati sindaco sognano la ‘Città Unica’: ecco chi correrà contro Turel

A Nova Gorica i candidati sindaco sognano la ‘Città Unica’: ecco chi correrà contro Turel

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A Nova Gorica i candidati sindaco sognano la ‘Città Unica’: ecco chi correrà contro Turel

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 20 Ott 2026
Copertina per A Nova Gorica i candidati sindaco sognano la ‘Città Unica’: ecco chi correrà contro Turel

Il 15 novembre l’apertura dei seggi. La tavola rotonda si è svolta nella serata del 19 ottobre organizzata da Isonzo-Soča. «Dal percorso unico non si torna indietro».

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È corsa alla poltrona da sindaco per la città di Nova Gorica, che vede l’uscente Samo Turel di Gibanje Svoboda in lizza con il sottosegretario di Stato del ministero della Cultura Marko Rusjan - esponente del partito Levica anche sostenuto dal movimento civico Goriška.si – insieme al socialdemocratico Mateuž Vidmar (SD), Damjana Pavlica (SDS) e al candidato indipendente Bogdan Česnik. Se la Capitale Europea della Cultura ha tracciato una linea di non ritorno, le barriere tra Nova Gorica e Gorizia continuano a dissolversi sotto il peso di investimenti economici e scambi culturali, rafforzati dalla spinta all'integrazione nonostante i controlli di polizia al confine. È questo il quadro emerso dal dibattito elettorale organizzato ieri al Trgovski Dom - moderato dal direttore della rivista bilingue Isonzo Soča Andrea Bellavite - in cui i candidati si sono confrontati in vista delle elezioni amministrative fissate per il 15 novembre. A rivendicare con orgoglio i traguardi raggiunti è stato il sindaco uscente Samo Turel, secondo il quale «la Capitale europea della cultura ha trasformato profondamente le città e non c’è più un ritorno». Un riscontro economico che ha riversato sul territorio 300 milioni di euro, rafforzando i legami fra le istituzioni e creando le basi per un futuro comune. «Il fattore del quale vado maggiormente fiero – rimarca - è l’interazione fra i cittadini, che iniziano finalmente a mescolarsi come accade al Teatro Verdi». Per poi lanciare una provocazione sul futuro demografico e amministrativo nell’ipotesi di unire Nova Gorica – che conta circa 32mila abitanti – con i 35mila di Gorizia. Creando un polo urbano di 75mila persone, che la collocherebbe al terzo posto rispetto alle altre città slovene: «Passo dopo passo – assicura - proseguiamo verso l'integrazione. Il punto di partenza – auspica – sarebbe intanto individuare una denominazione unica per Trg Evrope/Piazza Transalpina».

Il primo cittadino sloveno ha sottolineato poi la necessità di avviare corsi di italiano nelle scuole, per evitare l'uso dell'inglese fra i giovani e stimolare la conoscenza reciproca su base linguistica. Sulla stessa lunghezza d'onda è Marko Rusjan, secondo il quale è tempo di oltrepassare la tradizionale cortesia istituzionale: «La Capitale – spiega – ha rappresentato il progetto più importante, restano la collaborazione tra le persone e i legami culturali ed economici. Tuttavia, penso siano indispensabili ulteriori passi che vadano oltre alla simpatia reciproca: immaginare una nuova idea di amministrazione, una nuova realtà. Una città unica che parli diverse lingue». Nonostante l'ottimismo, non manca una certa insofferenza verso il ripristino dei controlli confinari stabiliti dal governo Meloni. «Sia l’Italia sia la Slovenia si basano sull’antifascismo - prosegue - la Costituzione venne redatta su questi princìpi. Il tricolore luminoso sul Sabotino oppure la scritta Tito vanno accettati soltanto come simboli della storia, perché lavorare per il confine significa facilitare la vita di tutti i giorni. Nel 2001 si tenne la manifestazione “Confini nei musei”, io stesso ho vissuto a 100 metri dal confine, eppure oggi se sei sospetto ti fermano ai controlli, e questo scoraggia l’idea di una convivenza». «Il confine ha sempre saputo sostenerci – ribadisce anche Mateuž Vidmar – ma mi stringe il cuore nel ritrovare i controlli di polizia. Stiamo attraversando tempi di tensione. Serve una sincerità radicale, senza rinnegare il passato. Se Ziberna è di destra, io sono di sinistra: possiamo dialogare con calma. C’è un libero flusso di persone e denaro – riflette – e finché c'è collaborazione è possibile risolvere ogni questione». Non nasconde il suo disagio nemmeno Damjana Pavlica, esasperata dalla militarizzazione del confine, definita «un grande ostacolo che instaura sfiducia». «Siamo amichevolmente legati ed è importante – prosegue - ma non si diviene d’improvviso una città unica, è necessario affrontare ostacoli amministrativi enormi».

A riportare il dibattito sul versante del pragmatismo è stato l'indipendente Bogdan Česnik - lista “Nov zagon za Novo Gorico” -, che ha ricordato come la cooperazione transfrontaliera fosse viva ben prima dei riflettori di Go! 2025, a partire dalla gestione condivisa degli incendi sul Carso. Ponendo al contempo un freno alle utopie di unificazione burocratica: «Non è facile parlare di unificazione – evidenzia - parliamo piuttosto di cose possibili. Avremo una zona commerciale comune, ma le politiche fiscali e ambientali restano differenti. Sarebbe auspicabile una piattaforma unica, come una camera di commercio comune, ma per ora ciascuno deve pagare le tasse al proprio Paese». Per poi criticare aspramente i blocchi confinari: «Hanno riportato i controlli perché non si fidano di noi, ma la Slovenia è uno Stato degno di fiducia. Intendiamo essere borderless? Allora è necessario annullare i controlli». Nonostante l’incertezza della guerra nel cuore dell’Europa, il laboratorio transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica resta un unicum in Europa. Un territorio in cui le divergenze storiche possano essere superate dalla visione di una città sola, dove la costruzione di quest’edificio comune è soltanto all'inizio. Foto, Rossana D'Ambrosio

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