L’INCONTRO
ÈStoria, Guido Tonelli e Andrea Bellavite a confronto: «Scienza e fede non sono nemiche, ma non devono invadersi»
Alla Tenda Erodoto il dialogo tra il fisico del Cern e il teologo goriziano. Un dibattito spaziato tra il libro della Genesi e la teoria del Big Bang, per riflettere sul posto dell'uomo nel cosmo.
Possono la scienza e la fede dialogare senza invadere i rispettivi campi? Su questo interrogativo si è sviluppato l'incontro "La scienza e Dio", andato in scena ieri pomeriggio nella Tenda Erodoto come uno degli appuntamenti di chiusura del festival èStoria 2026, dedicato quest'anno al tema delle religioni. A confrontarsi sono stati il fisico Guido Tonelli, ricercatore del Cern e docente all'Università di Pisa, tra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, e il teologo e giornalista Andrea Bellavite.
Ad aprire il confronto è stato Bellavite, che ha provato a delimitare il perimetro della fede. «Con questo termine intendo qualcosa che riguarda la profondità di tutti noi», ha spiegato. «Ognuno da sempre si pone domande fondamentali: chi eravamo, cosa ci sarà dopo la morte, da dove ha origine tutto. Molto spesso ci diamo risposte profondamente intime, al punto che a volte non abbiamo neppure il pudore di raccontarle ad altri». Una dimensione che trova espressioni diverse, alcune molto strutturate come le religioni. «Fede e scienza sono assolutamente compatibili, perché parlano di cose diverse. I problemi nascono quando una delle due pretende di invadere il campo dell'altra, come quando la religione si ritiene legiferatrice nei confronti di tutti».
Sulla stessa linea Tonelli, che ha rivendicato i confini del proprio mestiere. «Sono uno scienziato e il mio lavoro è investigare la natura: sappiamo un sacco di cose, ma siamo consapevoli dell'abisso di ignoranza in cui ci muoviamo. Il fatto di essere scienziati non ci dà alcun titolo per parlare di Dio». La scelta di credere o di non credere, ha aggiunto, «non c'entra con il mestiere che uno fa. La fede non è un atto razionale, non nasce da misure o equazioni, ma è qualcosa di intimo e profondo. L'ente sovrannaturale, per definizione, non può essere indagato dalla scienza». Il fisico ha anche preso le distanze da quei colleghi che assumono un atteggiamento ostile nei confronti dei credenti: «È profondamente sbagliato».
Bellavite ha quindi richiamato la lettura del libro della Genesi, ricordando come il racconto della creazione risponda non con dati ma con il rimando al trascendente, e come l'albero della conoscenza del bene e del male rappresenti la consapevolezza dell'essere umano di trovarsi in un mondo fatto di fatiche e dolori.
Tonelli ha poi condotto il pubblico in un cambio di prospettiva sull'universo. «Ai primi del Novecento, quando ci si è resi conto che le stelle attorno a noi sono miliardi di soli, l'universo si è enormemente espanso ai nostri occhi. Bisogna rinunciare a ogni tentazione antropocentrica: la nostra galassia è una di centinaia di miliardi, e ognuna contiene centinaia di miliardi di stelle». Una vertigine cosmica che, ha sottolineato, restituisce alle responsabilità umane il loro peso reale: «Il grosso del male del mondo dipende da noi stessi, da come costruiamo la società e le relazioni al suo interno».
In chiusura il fisico ha condiviso con il pubblico la "bellezza" del racconto scientifico delle origini, ricordando come la teoria del Big Bang, sviluppatasi negli anni Sessanta, non implichi il ricorso a un'enorme quantità di energia iniziale: l'universo, ha spiegato, è il frutto di una trasformazione spontanea e gratuita.
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