Vitovska, vent’anni di rinascita sul Carso: il festival 'Mare e Vitovska in Morje' celebra l’anniversario al Castello di Duino

Vitovska, vent’anni di rinascita sul Carso: il festival 'Mare e Vitovska in Morje' celebra l’anniversario al Castello di Duino

viticoltura e territorio

Vitovska, vent’anni di rinascita sul Carso: il festival 'Mare e Vitovska in Morje' celebra l’anniversario al Castello di Duino

Di Redazione • Pubblicato il 27 Mag 2026
Copertina per Vitovska, vent’anni di rinascita sul Carso: il festival 'Mare e Vitovska in Morje' celebra l’anniversario al Castello di Duino

La 20ª edizione dell’evento enogastronomico dedicato al vitigno autoctono tra Carso e Breg. Degustazioni, cene diffuse e incontri preparano le due serate principali del 26 e 27 giugno 2026.

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C’è stato un tempo in cui la Vitovska era quasi invisibile. Una varietà antica, modellata dalla bora e dalla roccia, rimasta per anni ai margini del racconto enologico, poco conosciuta e raramente valorizzata. Prima di diventare uno dei simboli del Carso e una presenza stabile nelle carte dei vini di ristoranti e degustazioni internazionali, ha attraversato una lunga fase di attesa e riscoperta, radicata tra muretti a secco, terra rossa e paesaggi calcarei.

Questa storia di resilienza agricola e culturale sarà al centro della 20ª edizione di “Mare e Vitovska in Morje”, in programma venerdì 26 e sabato 27 giugno 2026 al Castello di Duino. L’evento, promosso dall’Associazione Viticoltori del Carso, è oggi uno degli appuntamenti enogastronomici più riconoscibili dell’area transfrontaliera. I biglietti sono già disponibili online sul sito www.trieste.green.

Nel corso degli anni il festival si è trasformato da semplice rassegna dedicata a un vitigno autoctono a spazio di confronto tra produttori, ristorazione e territorio, contribuendo a costruire un racconto condiviso della cultura vitivinicola carsica e del dialogo tra le due sponde del confine.

La zona di produzione della Vitovska si sviluppa lungo due paesaggi distinti. Il Carso, caratterizzato da roccia affiorante, grotte e suoli rossi sottili, restituisce vini di forte identità minerale e struttura. Il Breg, che dal comune di San Dorligo della Valle – Dolina si estende fino a Muggia – Milje, presenta invece suoli di flysch e terre gialle, capaci di dare origine a vini più morbidi, complessi e longevi.

Tra i protagonisti della riscoperta del vitigno figura Danilo Lupinc, tra i primi a credere nella Vitovska già alla fine degli anni Sessanta, quando era ancora lontana da un riconoscimento diffuso. A Prepotto – Praprot la affiancò a Terrano e Malvasia, contribuendo a mantenerne viva la coltivazione in una fase storica in cui il suo valore non era ancora pienamente compreso.

Il ventennale del festival assume così un significato che va oltre la ricorrenza: è il punto di arrivo di un percorso collettivo che ha coinvolto produttori, borghi carsici, ristoratori e una comunità crescente di appassionati. Un lavoro che ha rafforzato l’identità del territorio, intrecciando vino, paesaggio e gastronomia in una narrazione coerente.

In attesa delle due serate principali al Castello di Duino, il festival è già entrato nel vivo con un ciclo di cene e degustazioni diffuse, avviato l’8 maggio. In diverse città, da Trieste a Udine fino a Milano e Verona, la Vitovska viene proposta in abbinamento alla cucina contemporanea, in un percorso che mette in dialogo produttori e chef. Un’iniziativa che amplia il racconto del vitigno oltre il contesto della degustazione, portandolo nei ristoranti e nelle pratiche quotidiane della ristorazione.

Le serate al Castello di Duino, aperte al pubblico dalle 18 alle 22, rappresenteranno il momento centrale dell’edizione. I biglietti saranno disponibili in prevendita a prezzo ridotto dal 13 giugno 2026 presso BAR X a Trieste e Caffè Vatta a Opicina, oltre che online sul sito www.trieste.green.

Con questa edizione, “Mare e Vitovska in Morje” conferma il ruolo della Vitovska come vino identitario del Carso e insieme come simbolo di dialogo tra territori, tradizioni e contemporaneità. Una storia agricola diventata racconto culturale condiviso, che in vent’anni ha trasformato una varietà quasi dimenticata in uno dei riferimenti del panorama vitivinicolo locale.

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