LA STORIA
Vice Franić torna a casa dopo 83 anni: dal campo di concentramento di Visco alla Dalmazia
Internato per la sua opposizione all'occupazione fascista della Jugoslavia, morì nel 1943. Anni dopo, il nipote omonimo riporta le spoglie nella terra natale.
Vragorac, Dalmazia
Vice ritorna in Patria
Era morto a Visco nel campo di concentramento
L’ho incontrato sui social il nipote e mi ha chiesto se potevo trovare le prove che era lui; il nonno era stato registrato col nome del padre, anziché con il suo …
Trovai l’originale dell’atto di morte e glielo mandai.
Talvolta il passato riaffiora: rimuoverlo vuol dire soltanto rimandare, non cancellare.
Il meglio, è affrontare e superate gli ostacoli che, ancora, fanno velo a imboccare un futuro che vada oltre comportamenti indegni.
Un momento di questo processo è stato il ritorno in patria delle spoglie mortali di Vice Franić, un povero contadino di Vragorac, in Dalmazia, strappato alla sua terra: si era opposto, non con le armi, alla occupazione fascista delle sue terre, dopo l’aggressione d’Italia e alleati, alla Jugoslavia, il 6 aprile 1941.
Un calvario, il suo, iniziato in due campi di concentramento teatri di morte.
Forse, lo avevano mandato in quello di Visco per vedere se riusciva a scamparla.
Il paradiso non era neanche là: un internato parlò, di cibo “schifoso, ma continuo”, un tenente italiano giudicò il vitto “carente”. Un generale di quelli che agivano in quel mondo giudicava che i campi non dovevano essere di “ingrasso”…
Le migliaia di internati, maschi, femmine e bambini, cercavano di far fronte con i pacchi che arrivavano da casa per integrare quello che passavano gli oppressori. I pacchi erano il vero cruccio degli internati, lo ricordò anche il poeta Igo Gruden.
Vice aveva 40 anni, quando spirò, nel campo di concentramento di Visco, il 6 luglio 1943 (alle 5.30 del mattino, munito di tutti i sacramenti).
A casa, lasciava la moglie Stana e otto figli. Morì di polmonite, ma le cause di morte desunte dall’atto dei medici, lasciavano capire di un corpo sfinito.
Dopo la guerra, riesumato, le spoglie furono trasferite nel sacrario di Gonars, costruito nel 1973. Sistemazione degna, un’opera d’arte e di pietà che dalla morte guardava a sperare nella vita …
I suoi lo volevano a casa. Il nipote Vice Franic, stesso nome del nonno, venne a cercarlo. Ancora difficoltà: nome sbagliato, serviva una prova. Prova trovata; in base a un accordo internazionale, si arriva a una soluzione. Così Vice, è potuto tornare in patria e nel suo paese.
Lo aspettavano, oltre ai parenti, ancora due figlie: Danica (classe 1929, in Australia), Ljuba (1941), e Marinko (padre del nipote Vice): compiva - coincidenza non cercata - 90 anni proprio il giorno del ritorno a casa delle spoglie del padre.
Solo la eccezionale fibra dei figli ha potuto aggiungere una atmosfera di affetto a questa tragedia.
Viva commozione al ritorno di Vice: la cassa, ricoperta dalla bandiera croata, era fra le braccia del nipote, che tanto ha fatto per questo ritorno.
Altro particolare di estremo amore e dolore insieme: la figlia Danica, in Australia è morta subito dopo aver conosciuto il “ritorno” del padre.
Lasciamo al nipote Vice le parole finali: «Il cerchio si è compiuto, un senso di pace ha pervaso, ché la gioia ha vinto sul dolore. Egli è qui … al fine. Adagiato al fianco della sua sposa, che tanto a lungo l’ha atteso. Grave era il mio passo, eppure l’anima era lieve. Non ero io a sorreggerlo, egli camminava al mio fianco. L’uomo di cui porto il nome, colui di cui proseguo la stirpe,. L’uomo che ho ricondotto a casa».
Qui è il cuore che parla, va oltre la storia e le miserie umane, si sublima in affetto e sentimento. Sono parole che sgorgano in una spontaneità che rifugge da ricercatezze, eppure è poesia.
Una triste bella avventura, dettata dalla tragedia, e finita nella serenità di un dolore, infinito, composto, che l’amore ha fatto superare.
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