Al Verdi di Gorizia arriva ‘Mephisto’: il romanzo di Klaus Mann diventa teatro

Al Verdi di Gorizia arriva ‘Mephisto’: il romanzo di Klaus Mann diventa teatro

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Al Verdi di Gorizia arriva ‘Mephisto’: il romanzo di Klaus Mann diventa teatro

Di REDAZIONE • Pubblicato il 04 Mar 2026
Copertina per Al Verdi di Gorizia arriva ‘Mephisto’: il romanzo di Klaus Mann diventa teatro

Giovedì 5 marzo alle 20.45 per la sezione ‘Prosa’ va in scena l’adattamento del classico proposto da Andrea Baracco e Maria Teresa Berardelli. Un racconto potente su arte, potere e coscienza nella Germania alla vigilia della guerra.

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Un racconto potente e attualissimo sul rapporto tra arte, potere e coscienza approda sul palcoscenico cittadino. Giovedì 5 marzo alle 20.45 il Teatro Comunale Giuseppe Verdi ospita “Mephisto – Romanzo di una carriera”, tratto dall’omonimo romanzo di Klaus Mann, tra i testi più lucidi e inquietanti del Novecento europeo.

L’appuntamento rientra nella sezione Prosa della stagione teatrale e propone una riflessione intensa sull’ambizione personale e sulla responsabilità morale di fronte all’ascesa del potere totalitario. Lo spettacolo, con adattamento di Andrea Baracco e Maria Teresa Berardelli e regia dello stesso Baracco, vede protagonista Woody Neri, affiancato da Giuliana Vigogna, Gabriele Gasco, Rita Castaldo e Samuele Finocchiaro, con la partecipazione vocale di Lino Musella.

Ambientato nella Germania che scivola verso la Seconda guerra mondiale, “Mephisto” racconta la parabola di un attore disposto a tutto pur di continuare a calcare il palcoscenico. La sua ascesa artistica si intreccia con il consolidarsi del regime nazista, trasformando il successo professionale in un compromesso sempre più profondo con il potere. Il protagonista diventa così simbolo di una società che si adatta e si piega, ponendo allo spettatore interrogativi ancora oggi urgenti: fino a dove ci si può spingere per realizzarsi? Cosa si è pronti a sacrificare?

La regia di Andrea Baracco restituisce la complessità del testo attraverso una messinscena visionaria e stratificata, capace di coniugare tradizione e sperimentazione. Ne nasce uno spettacolo visivamente magnetico e inquieto, in cui teatro, storia e coscienza individuale si intrecciano.

In “Mephisto” convivono due livelli narrativi: quello del romanzo, racconto di opportunismo e caduta morale, e quello della storia editoriale dell’opera stessa, a lungo censurata per le evidenti allusioni a figure reali del regime nazista. Il teatro diventa così spazio privilegiato per riaprire una riflessione sul ruolo dell’artista nella società e sulla responsabilità delle scelte individuali nei momenti di crisi storica.

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