Unione popolare spinge sull'energia a Monfalcone, «nazionalizzare aziende»

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Unione popolare spinge sull'energia a Monfalcone, «nazionalizzare aziende»

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 18 Set 2022
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No alle fonti fossili e alle sanzioni alla Russia, «ritorno alla Scala mobile dei salari».

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Si sono presetati agli elettori le candidate e i candidati dell'Unione popolare con Luigi de Magistris, presso lo Spazio Rosso di piazza Cavour, a Monfalcone. Si tratta di Emilia Accomando, in lista al Senato, Silvia Di Fonzo alla Camera per la circoscrizione di Trieste/Gorizia e Ivan Volpi per la Camera nella circoscrizione di Udine. Tutti gli esponenti hanno ribadito il loro no alla guerra, manifestato la proposta per l'avvio di una trattativa di pace e di immediato cessate il fuoco in Ucraina, la lotta per la giustizia sociale e ambientale.

In particolare, Emilia Accomando - intervenuta per prima - ha evidenziato che il lavoro, la sua qualità, la sicurezza e la stabilità sono il perno centrale della ragionamento dell'Unione popolare, sottolineando che la compagine è l'unica a proporre un salario minimo per legge di almeno 10 euro l'ora, cosa che porterebbe immediatamente anche il raddoppio delle buste paga di oltre 3 milioni di lavoratrici e lavoratori, senza dimenticare la necessità di invertire il trend salariale negativo di questi ultimi 30 anni.

Per la candidata, serve la reintroduzione della Scala mobile a difesa dell'erosione inflazionistica dei salari, eliminando il Jobs Act e i contratti precari. Infine, Accomando ha richiamato l'urgenza e la necessità di tassare al 90% gli extra profitti delle aziende energetiche, che hanno speculato finanziariamente sulla crisi energetica approfittando della guerra tra Russia e Ucraina e portato al caro bollette aggravato dal peso delle sanzioni e restrizioni del gas russo.

L'intervento di Silvia Di Fonzo si è concentrato sull'aspetto di critica al modello di sviluppo neoliberista che, per la candidata, sta portando il pianeta ad una catastrofe ecologica irreparabile e in particolare sulle ricadute sull'ambiente dalla guerra in corso sulle comunità locali. Come nel caso della qualità e salubrità dell'aria per il territorio monfalconese determinate dalle emissioni della centrale termoelettrica di A2A, la quale dai primi del mese ha rimesso in funzione i gruppi alimentati a carbone.

Di Fonzo ha pertanto evidenziato come l'Isontino e in particolare la città di Monfalcone, siano tragicamente ai primi posti in Italia per tumori alla vescica, al quarto posto e per le malattie cardiovascolari, al decimo posto. Riportando i dati dell'Istat sulla salute pubblica, nel decennio 2006/2016, che registrano un'incidenza dei tumori femminili alla vescica di ben due volte superiori alla media nazionale nell'area urbana cittadina ad un raggio di un chilometro dalla centrale termoelettrica.

Pertanto Di Fonzo ha ribadito il no dell'Unione popolare all'uso di fonti fossili, come appunto il carbone, ma anche il metano che è una fonte altrettanto inquinante e impattante in quanto gas serra per la conseguente crisi climatica mondiale. Di Fonzo, infine, ha sostenuto la necessità di nazionalizzare le aziende energetiche e di convertirle in accordo con le comunità locali, per attuare una vera transizione ecologica che parta dai territori e sia democratica e partecipativa.

Ivan Volpi ha chiuso gli interventi, ponendo l'accento sul come la giustizia sociale e quella ambientale siano le facce della stessa medaglia e pertanto non possano essere disgiunte da una visione progtressista della società che deve porre al centro il bisogno di pace e distensione internazionale tra i popoli. Volpi richiamando il no alla guerra quale punto cardine del programma dell'Unione popolare, ha ribadito poi che occorre fermare l'invio di armi, agevolare la trattativa, la smilitarizzazione e la cooperazione internazionale, rammentando come l'aumento delle spese militari faccia parte della crisi in atto e colpisca soprattutto le classi popolari.

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