LA MEMORIA
Una lapide a Szeged ricorda i profughi del Litorale austro-ungarico del 1915
Inaugurato il monumento dedicato ai quasi 2500 esuli provenienti dalla Contea di Gorizia e Gradisca, dalla Bisiacaria e dall’Istria accolti in Ungheria durante la Grande Guerra.
Si è svolta giovedì 21 maggio alle 16.30 l’inaugurazione di una lapide dedicata ai quasi 2500 profughi del Litorale austriaco, provenienti principalmente dalla Contea di Gorizia e Gradisca, che giunsero a Szeged, in Ungheria, e nei piccoli centri attorno alla città negli ultimi giorni di maggio del 1915. Qui rimasero fino all’autunno dello stesso anno, prima di essere trasferiti nei campi profughi situati all’interno del territorio austriaco.
L’iniziativa vuole ricordare non solo la storia di questi esuli, ma anche i 27 profughi morti durante i mesi di permanenza in città, oltre alla solidarietà dimostrata dalla popolazione ungherese in uno dei momenti più drammatici della Grande Guerra.
Il progetto è stato realizzato dal Gruppo Speleologico Carsico e dall’associazione ungherese Meritum, con il contributo e la collaborazione della Bcc Venezia Giulia, dei Comuni di Romans d’Isonzo e Fogliano Redipuglia, assieme all’Università, alla Prefettura e al Comune di Szeged. L’iniziativa rappresenta anche un gesto di riconoscenza verso i tanti cittadini ungheresi che si prodigarono per aiutare persone costrette a lasciare le proprie case e che, in molti casi, persero la vita a causa di fame e malattie.
Grazie a una ricerca storica condotta negli anni, è stato possibile ricostruire l’elenco di 27 persone decedute, per la maggior parte nell’ospedale di Szeged durante l’estate del 1915. Tra loro anche Bolzan Apollonia, originaria di Romans d’Isonzo, nata il 9 giugno 1843 e morta il 4 settembre 1915 all’età di 74 anni nell’ospedale di viale Kossuth Lajos 42, edificio che oggi ospita una facoltà universitaria e dove è stata collocata la lapide commemorativa.
Gli altri profughi italiani deceduti provenivano da Fogliano, da altre località della Bisiacaria e dalla penisola istriana. La maggior parte degli esuli arrivati a Szeged e nei paesi limitrofi proveniva infatti da Ronchi dei Legionari, Fogliano Redipuglia, Monfalcone, dal Carso isontino e sloveno e dall’Istria. Dalla documentazione archivistica consultata emergono elenchi di profughi sistemati in varie strutture della città e dei dintorni, spesso suddivisi per comunità di provenienza, oltre a numerose testimonianze sulle condizioni di vita affrontate durante la permanenza in Ungheria.
A Szeged molti vennero ospitati in una fabbrica tessile non attiva in quel periodo, mentre chi disponeva di maggiori possibilità economiche trovò sistemazione in abitazioni private del centro cittadino. La struttura industriale era la fabbrica Sár, situata lungo la strada Dorozsmai verso Kiskundorozsma, oggi quartiere periferico della città, dove i profughi furono alloggiati anche nella scuola locale, in una vecchia fabbrica di mattoni e in abitazioni private.
A Kiskundorozsma esiste ancora il cimitero dove vennero sepolti alcuni profughi, anche se le tombe dell’epoca risultano oggi in stato di abbandono in una zona invasa dalla vegetazione. A Szeged, invece, il cimitero in cui erano stati tumulati i profughi del Litorale non esiste più e al suo posto si trova oggi un parco pubblico.
Nell’autunno del 1915, dopo lo svuotamento dei campi destinati agli sfollati provenienti dai Carpazi, situati soprattutto in Stiria e in Alta e Bassa Austria, le autorità decisero di trasferire nei medesimi centri anche i profughi del Litorale e dell’Istria presenti in Ungheria. Gli esuli furono così caricati su lunghi convogli ferroviari diretti verso Wagna, Pottendorf, Bruck an der Leitha e altre località interne dell’Impero austro-ungarico.
Alla cerimonia hanno partecipato le delegazioni del Gruppo Speleologico Carsico e dell’associazione Meritum, l’amministrazione comunale di Szeged, il prefetto della città, il console italiano a Szeged e numerose autorità civili e militari provenienti da varie località ungheresi.
Nel corso della commemorazione è stato letto un messaggio inviato dalla sindaca di Fogliano Redipuglia, Cristiana Pisano, dedicato ai profughi deceduti originari del paese. In loro memoria è stata inoltre deposta una corona d’alloro.
Prima della cerimonia, nel palazzo della prefettura cittadina, si è tenuta anche una conferenza storica con la partecipazione di due studiosi ungheresi che negli ultimi anni hanno avviato ricerche su un tema finora poco approfondito dalla storiografia del Paese. Tra i relatori anche lo storico isontino Gianfranco Simonit, impegnato da anni nello studio della profuganza durante la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione al periodo trascorso in Ungheria tra la primavera e l’autunno del 1915, una vicenda ancora oggi poco conosciuta anche in Italia. La dicitura della lapide è stata realizzata in tre lingue: italiano, ungherese e sloveno.
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