L’APPUNTAMENTO
‘Tutta vita’ al Kinemax: Bollani e Cenni presentano il documentario sul jazz girato a Gorizia
Domenica 19 aprile alle 20 la proiezione con i protagonisti in sala. Il film racconta la settimana di residenza creativa al Palazzo Lantieri che riunì i più grandi nomi del jazz italiano.
C'è un film che parla di Gorizia, di jazz e di libertà, e domenica 19 aprile alle 20.00 arriva al Kinemax con due dei suoi protagonisti in sala. La regista Valentina Cenni e il pianista e compositore Stefano Bollani presenteranno "Tutta vita", documentario che racconta una settimana di residenza creativa vissuta proprio tra le mura di Palazzo Lantieri, quando alcuni tra i più grandi musicisti jazz italiani si ritrovarono nella città isontina per prepararsi a un concerto unico e irripetibile.
Il film nasce dal progetto Ponte a NordEst, ideato da Euritmica per la direzione artistica di Giancarlo Velliscig, considerato attività strategica di GO!2025 e sostenuto dall'Assessorato alla Cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Fu Velliscig a organizzare tanto la residenza goriziana quanto il memorabile concerto finale al Teatro Rossetti. Sul palco, per la prima volta tutti insieme, si ritrovarono nomi che rappresentano la storia e il presente del jazz italiano: Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto e Stefano Bollani, affiancati da tre giovani talenti come Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni.
La macchina da presa di Valentina Cenni ha seguito il processo creativo del gruppo dall'interno, senza gerarchie né sovrastrutture, restituendo quella che la regista stessa definisce «la fragilità fertile dell'inizio, dell'ascolto, del vuoto che precede la forma». Nelle sue parole, l'improvvisazione è prima ancora che un linguaggio musicale «un modo di abitare il mondo: presenza radicale, ascolto attivo, apertura alla trasformazione.
Un'arte senza rete, che non parte da ciò che si sa, ma da ciò che accade». Il film porta questa visione fino alle sue conseguenze filosofiche, trasformando il jazz in metafora di libertà e di fiducia collettiva. A sostenere lo sguardo della regia, la fotografia di Luca Bigazzi e il montaggio di Stefano Mariotti, che seguono il respiro dei musicisti lasciando spazio all'emersione delle forme, dei silenzi e delle relazioni.
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