Tre poeti e il Friuli: le storie che legano Pasolini, Marin e Michelstaedter

Tre poeti e il Friuli: le storie che legano Pasolini, Marin e Michelstaedter

la due giorni

Tre poeti e il Friuli: le storie che legano Pasolini, Marin e Michelstaedter

Di Redazione • Pubblicato il 28 Nov 2022
Copertina per Tre poeti e il Friuli: le storie che legano Pasolini, Marin e Michelstaedter

Gli esperti giunti per analizzare i tre letterati, coinvolti i licei classici Dante e Gregorčič-Trubar.

Condividi
Tempo di lettura

Si è aperto venerdì mattina il 57° Incontro Culturale Mitteleuropeo, intitolato quest'anno “Canti dell'infinito”. La prima giornata dell'evento, tenutosi nel Salone d'onore “Carlo X” del Grand Hotel Entourage di Gorizia, ha visto il coinvolgimento degli studenti dei licei classici cittadini “Dante Alighieri” e “Gregorčič-Trubar”. “Filosofia, religiosità  e poesia in Carlo Michelstaedter, Biagio Marin e Pier Paolo Pasolini” è stato il tema della due giorni, conclusasi sabato 26 novembre.

I saluti istituzionali hanno avviato l'edizione 2022 del convegno di Icm, con l'assessore alla cultura Fabrizio Oreti che ha rimarcato quanto Gorizia sia centrale oggigiorno nei progetti regionali, in vista della Capitale europea della cultura 2025. Auguri di buon lavoro espressi anche dal prefetto Raffaele Ricciardi, mentre la prolusione è stata affidata a Stella Marega. La studiosa dell'Istituto per gli Incontri culturali mitteleuropei ha quindi introdotto le figure dei tre grandi letterati, ripercorrendo il legame umano e storico che li ha uniti nel corso della loro vita.

In particolare, il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e Biagio Marin, con l'edizione de “I canti dell'isola” che riuscì a trovare il plauso della critica negli anni Cinquanta. Il focus della giornata è stato posto soprattutto sulla lingua, con quella friulana che ha segnato l'esperienza del Poeta Corsaro, il cui uso è stato un ritorno al passato che combaciava con una felicità  adolescenziale, legato allo scenario contadino e cristiano del Friuli. Ci sono poi i rapporti tra Claudio Magris e Marin, con il primo considerato quasi un “figlio spirituale” del secondo.

La seconda parte della mattinata ha visto la tavola rotonda presieduta da Suzana Glavaš, docente all'Università  di Napoli “L'Orientale”, e aperta da GyoÌ‹zoÌ‹ Szabà³ dell'Università  "Eà¶tvà¶s Lorà¡nd" di Budapest. L'accademico, già  direttore dell'Accademia d'Ungheria a Roma, ha ripercorso la fortuna di Pasolini nel proprio Paese natale, sia per il cinema che per la letteratura. Una scoperta, quella dell'autore di Casarsa, arrivata tardiva al grande pubblico magiaro, in un momento in cui l'Ungheria si avviava ormai verso l'uscita dal blocco comunista.

Il professore ha quindi messo in contrapposizione il suono dei versi in marilenghe con la loro traduzione in ungherese. La germanista Marina Bressan ha invece raccontato la propria esperienza nel tradurre le opere del poeta gradese in tedesco, con tutte le complessità  nate per adattare lo stile e il registro linguistico. In collegamento da Israele, è quindi intervenuto il poeta Ariel Viterbo con “Beqarqait Haiam. Michelstaedter in ebraico”.

L'autore goriziano è praticamente sconosciuto nella democrazia mediorientale. Da qui, l'idea di tradurre in ebraico la sua poesia “A Senia, I”, auspicando un suo maggiore studio per la differenza che presenta rispetto a molti altri autori ebrei. Per quello mitteleuropeo, infatti, l'infinito corrisponde al mare, mentre tradizionalmente l'ebraismo lo identifica con il deserto, simbolo del cammino di Mosé e del Popolo eletto. A chiudere la mattinata è stato Donato Laborante: poeta, attore, operatore culturale, cantastorie di Altamura, in Puglia, che ha tradotto Pasolini nel proprio dialetto.

Partendo dal concetto di “annuslèje” - vocabolo che significa guardare, vedere, sentire e ascoltare -, l'ospite ha evidenziato le connessioni tra natura e intimo umano, rilette alla luce proprio del poeta friulano. Ha quindi recitato “Supplica a mia madre”, poesia pasoliniana, e “A Senia, IV” di Michelstaedter entrambe tradotte, raccontando anche alcuni aneddoti di quando il regista arrivò a Matera per girare il film “Il Vangelo secondo Matteo”.

Il convegno è proseguito nel pomeriggio, con la terza sessione presieduta dal fisico Andrea Vacchi, docente dell'Università  di Udine e ricercatore dell'Istituto nazionale di fisica nucleare. «L'infinito – le parole di Vacchi – per noi, astrofisici e fisici, ha a che vedere con i limiti e con le origini, oltre a essere il concetto che unisce l'aspetto filosofico, religioso, poetico e puramente scientifico». Dopodiché è intervenuto – costretto a collegarsi dalla Francia a causa della positività  al Covid – il filosofo goriziano della musica Alessandro Arbo, che attualmente insegna all'Università  di Straburgo.

La sua relazione ha evidenziato la passione che legava Michelstaedter e Marin a Ludwig van Beethoven. Nel 1909 Michelstaedter scriveva di aver conosciuto Cristo e Beethoven e che «le altre cose mi son impallidite», seguendo un po' la parafrasi della visione tragica che devia da Nietzsche alla luce dell'esempio cristiano, innestandosi nella Nona sinfonia di Beethoven. Marin, invece, scriveva negli anni Settanta a Edda Serra di «voler abitare quella battuta musicale», in riferimento allo scambio di battute che ebbe a Vienna con Ervino Pocar in riferimento alla Quinta sinfonia.

Da Strasburgo ci si è poi spostati in Albania, da dove si è collegata Admira Brahja, docente di italiano all'Università  di Scutari, per illustrare il difficile lavoro della traduzione di Pasolini poeta. Lavoro che spesso richiede la rinuncia a una traduzione strettamente letterale al fine di preservare le sensazioni e i concetti suscitati dalle sue parole.A seguire è intervenuto il giornalista sloveno Miha Kosovel, esperto di Michelstaedter che ha quindi analizzato il filosofo goriziano soffermandosi sulla critica del linguaggio.

Le relazioni successive sono state dello scrittore Pierfranco Bruni – antropologo ed esperto di estetica della letteratura – la cui disamina ha posto il focus sulla metafisica della Passione di Cristo nei versi di Pasolini, e di Emilio Filieri – docente di Letteratura italiana dell'Università  di Bari – sulla verità  dell'esistenza in Michelstaedter. La terza sessione, inaugurata la mattina di sabato 26 e presieduta dalla filosofa Elena Guerra, ha visto la partecipazione di Giuliana Parotto, professoressa di storia delle dottrine politiche all'Università  degli Studi di Trieste.

L'accademica ha aperto la giornata con un primo intervento sulla sacralità  del corpo nella visione di Pier Paolo Pasolini sottoponendo a un'attenta disamina quello che fu lo sguardo profetico del poeta su avvenimenti della realtà  odierna, tanto dal punto di vista politico – riguardo l'omologazione culturale e il consumismo sfrenato – quanto esistenziale – quando l'essere umano non riesce a esprimere se stesso, a causa di un linguaggio che non lo rappresenta più.

àˆ seguito l'intervento del violinista e direttore d'orchestra Carlo Grandi, che ha svelato il Pasolini musicista e il ruolo fondamentale che la musica – e in particolare l'immensa ammirazione del poeta verso le composizioni di Bach – ebbe nella produzione letteraria dell'autore. Hanno continuato la docente di lingua croata e serba Suzana Glavaš assieme a Luca Signorini, violoncellista e insegnante al Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, presentando i loro interventi su “Carlo Michelstaedter: la bellezza, l'amore e la ragione di vivere” e “Pier Paolo Pasolini, le ceneri di Gramsci: scrivere è un seppellire. La sera, alba della vita”.

Per rendere omaggio ai due autori, hanno deciso di leggerne dei versi, in lingua italiana e croata: la composizione pasoliniana “Supplica a Mia madre” e due poesie di Michelstaedter “A Senia nËš1” e “All'Isonzo”. Successivamente è stata trasmessa la video-intervista all'artista Gianni Maran, le cui parole hanno ricordato la bellezza della poesia dialettale gradese di Biagio Marin, figura fondamentale anche se spesso dimenticata della poesia del XX secolo, che l'artista – anche lui originario dell'Isola del Sole – ebbe l'opportunità  di conoscere personalmente.

A chiudere la sessione di incontri sono stati i versi della poetessa Glavaš, che, accompagnata dal violino di Luca Signorini, ha recitato la sua composizione “Increspature marine, piccoli suoni sottratti alle onde”. La conclusione dei due giorni di incontri ha avuto luogo nell'elegante cornice di Palazzo Lantieri, nel cui Salone degli specchi Letizia Michielon – pianista, compositrice e filosofa veneziana – ha magistralmente interpretato al pianoforte quattro sonate di Beethoven.

Ad anticipare il concerto per musica da camera è stata l'introduzione di Arbo, che ha dipinto una descrizione delle sonate come una serie di contrasti, silenzi e abbandoni che diventano con Beethoven opera musicale, in un sublime lirismo: “Le note sono un invito ad affrontare l'assenza e la distanza, facendo leva su valori quali amicizia e solidarietà , in un bellissimo insegnamento mitteleuropeo”. Ed è sulle note del compositore tedesco, in seguito ai ringraziamenti finali, che Icm ha chiuso i suoi “Canti dell'infinito”.

Foto Daniele Tibaldi

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione

×
Librinfesta 2026