LA QUESTIONE
Trasferimento della chirurgia oncologica alla vescica da Gorizia a Cattinara. Il centrosinistra insorge, «grave depauperamento»
La questione è emersa dall’accesso agli atti del consigliere regionale Moretti ed è stata sollevata in Consiglio comunale. La dem Fasiolo richiama «il volume di interventi cinque volte maggiore rispetto a Trieste» e la qualità del servizio.
A Gorizia si torna a parlare di «depauperamento» della sanità cittadina. È tornato al centro dell’attenzione politica, infatti, il destino della chirurgia in ambito urologico per la cura e la rimozione di tumori alla vescica – intervento attualmente svolto dall’équipe dell’ospedale di via Paolo Diacono.
Stando a quanto emerso da una richiesta d’accesso agli atti avanzata dal consigliere regionale Diego Moretti negli scorsi mesi, vi sarebbe l’intenzione di spostare di sede tali interventi chirurgici, trasferendoli nell’ospedale di Cattinara a Trieste ed affidandoli all’équipe che già vi opera. Un indirizzo che si colloca nel più ampio discorso del Piano oncologico regionale, la cui ratio è quella di concentrare determinati servizi degli ospedali “Spoke” periferici nei più grandi ospedali “Hub” (come quelli di Udine e Trieste).
Ma, nello specifico caso della chirurgia oncologica alla vescica (la chirurgia della prostata, conferma invece Moretti, non è nel mirino della riorganizzazione), vi sono evidenze sia della qualità che del volume di interventi – un numero cinque volte maggiore a Gorizia rispetto a Trieste - che fanno propendere diversi esponenti della sinistra goriziana e regionale verso una critica dell’intenzione sopra citata ed emersa dagli atti. Lo stesso capogruppo Pd è tornato a parlarne in Consiglio regionale nelle ultime settimane e giudica «non coerente alla luce dei numeri» lo spostamento prospettato.
La questione è stata sollevata anche durante l’ultimo Consiglio comunale a Gorizia del 2 febbraio. L’ha richiamata Franco Perazza del Partito Democratico, annunciando che «si stanno realizzando le previsioni più nere» sul destino «ormai già risaputo» della chirurgia oncologica della vescica. Per Perazza, il nodo focale è però l’«atteggiamento ambiguo» della Regione»: «Non si può dire che “si mantengono in piedi le eccellenze che hanno numeri di prestazioni adeguate” quando la nostra urologia ha un numero di prestazioni elevatissime che surclassa addirittura Cattinara». Citati dal consigliere dem anche la qualità delle prestazioni e l’alto livello delle strumentazioni con cui vengono effettuate.
Da qui la presa di posizione dell’intero Pd goriziano: «È stupefacente che Gorizia si ritrovi in un battito di ciglia con il grave depauperamento di Urologia per il trasferimento degli interventi sulla vescica a Trieste, quando è l'equipe dello Spoke di Gorizia ad esprimere un'indiscussa eccellenza con un numero di interventi 5 volte superiore a quanti ne vengono effettuati nell'ospedale Hub di Cattinara». Il gruppo consiliare d’opposizione critica anche il primo cittadino Rodolfo Ziberna, accusandolo di «arrendevolezza» per una mancata critica della «svendita dell’urologia a Trieste», dovuta secondo i dem al «prevalere dello spirito di obbedienza al suo partito sull'interesse dei suoi cittadini a mantenere servizi di eccellenza come urologia e colon-retto» in quella «Capitale Europea della Cultura che è anche la più scippata in Sanità di tutto il Fvg».
Sul tema si è espressa anche Laura Fasiolo, presente alla seduta consiliare del 2 febbraio. Oltre a rimarcare il «volume di operazioni cinque volte più alto rispetto a quello di Cattinara» e «l’altissimo livello dell’oncologia cittadina, la quale attira anche diversi pazienti anche da altre regioni», la consigliera regionale e comunale sottolinea anche il fattore del radicamento sul territorio. «Attualmente il servizio funziona bene grazie alla collaborazione tra professionisti, infermieri ed équipe – rileva la consigliera dem– andandolo a spostare a Trieste, che cosa si va a costruire di meglio? E che cosa, invece, si rischia di peggiorare e andare a distruggere? Non si possono ridisegnare così e senza un minimo di confronto le sorti della sanità territoriale».
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