Toni Capuozzo riempie il Kinemax e porta a Gorizia la riflessione sulle guerre

Toni Capuozzo riempie il Kinemax di Gorizia: «Il mondo verso una nuova Jalta»

AlienAzioni

Toni Capuozzo riempie il Kinemax di Gorizia: «Il mondo verso una nuova Jalta»

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 13 Mar 2026
Copertina per Toni Capuozzo riempie il Kinemax di Gorizia: «Il mondo verso una nuova Jalta»

Il giornalista e scrittore parla dei conflitti in atto e incanta il pubblico. Dai ricordi dei confini dell’infanzia alle tensioni globali, «l’Europa? Un sogno bellissimo rimasto incompiuto».

Condividi
Tempo di lettura

Khorramshahr, Ghaem, Simorgh. Sono i nomi affascinanti dei missili iraniani, alcuni dei quali in grado di raggiungere il cuore dell’Europa. È il leitmotiv che serpeggia negli ultimi giorni fra molte testate giornalistiche, in un mondo che si riplasma alla ricerca di nuovi equilibri geopolitici. Si è svolto ieri – 12 marzo – nella gremita sala del Kinemax l’atteso incontro con il giornalista e scrittore Toni Capuozzo, nella cornice del Festival AlienAzioni giunto all’ottava edizione. Una serata patrocinata da Fondazione Carigo e Cassa Rurale Fvg, oltre che dal comune di Gorizia e dalla Regione, dedicata all’ormai sempre più attuale tema dei “Confini”. «Ho sempre cercato di fare del giornalismo soggettivo – prende la parola Capuozzo, moderato dalla giornalista e assessore al Go! 2025 Patrizia Artico – perché credo nella soggettività del racconto e del punto di vista». Nato a Palmanova, ma «registrato nel comune di Trieste», Toni si incuriosisce ai “muri” fin da bambino: «Per me il confine è magia – confessa –, mio padre era napoletano, mia madre lo prendeva in giro in triestino. Nella piazza dove giocavo a pallone parlavano friulano. Sono cresciuto in un luogo dove i confini erano difficili da raccontare, ma è stata un’educazione alla libertà». Fra un pieno di carburante e un viaggio in treno per tornare a trovare i nonni, i ricordi traboccano nel presente facendo riaffiorare alla memoria volti e odori ancora vividi:

«Ricordo l’odore della benzina in Jugoslavia – rammenta - o i sedili di legno del treno. Mia madre mi raccontava che nella pineta c’erano gl’indiani. Per me il confine era Verne uscito dai libri». E sul confine fra Gorizia e Nova Gorica non ha dubbi: «Ci sono momenti in cui è stato una maledizione, ma il segreto di queste terre è stata la sofferenza metabolizzata. Oggi quando passo davanti a Redipuglia pare impossibile che i centomila soldati siano morti per qualche chilometro di terra pietrosa». Eppure, è la storia a decretarlo: le guerre non sono altro che equilibri infranti per raggiungerne altri, sulla pelle dei combattenti o di civili innocenti. «Oggi il conflitto – rimarca - ha una ragione di fondo: la difficile ricerca di un nuovo equilibrio, perché il mondo in cui siamo cresciuti ha cessato d’esistere. Prima era soltanto uno zombie che continuava a camminare. Con il crollo del muro di Berlino, che a noi sembrava un mondo nuovo, finiva quell’ordine dettato da Mosca e da Washington. Quello stesso mondo che si batteva nel sangue qui vicino in “Jugo”: l’Europa aveva cominciato a morire a Sarajevo». Così, nuove trame vengono ordite dalle superpotenze per decidere sfere d’influenza e redistribuire le ricchezze:

«Oggi con la presidenza Trump il mondo si avvia a una nuova Jalta – ribadisce, scongiurando una Terza guerra mondiale –, nonostante siamo soliti considerare il presidente americano come uno stupido». I ruoli sono chiari: mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu condanna i raid dell’Iran contro i Paesi del Golfo, Russia e Cina decidono di astenersi. «Una volta mi trovavo in Libano – spiega – per vedere le Fattorie di Shebʿā. Dall’alto si vedeva il confine tra Israele e Libano e in mezzo sorgeva una piccola isola, grande come una tettoia della fermata dell’autobus. Sotto c’era un sepolcro e a metà una rete che lo divideva. Il posto era presidiato dai caschi blu ghanesi. Chiesi: “Perché la tettoia?”. Il casco blu mi rispose con naturalezza: “Perché ci sputano”. I confini esistono dentro di noi, hanno a che vedere con il problema dell’identità». Un gioco di equilibri e nuove traiettorie dalle quali però l’Europa pare allontanarsi, in balia di se stessa o solo incapace di ritrovarsi con una progettualità condivisa. «Per me l’Europa è stato un sogno bellissimo – confessa – però solo un sogno. È stata creata una moneta unica dando vita a un’Europa dei ragionieri, piuttosto che dei sentimenti. Sanchez ha inviato una fregata a Cipro. I quotidiani titolavano: “La guerra raggiunge l’Europa”. Io credo che ci ritroviamo nella fase di declino – riflette – e la stessa demografia ce lo dice. Mentre dagli anni Settanta a oggi l’Iran ha raddoppiato i suoi abitanti, la nostra società ha perso propulsione e slancio».

Una fase involutiva attraverso cui, nonostante il passaggio dalla povertà al benessere, si sono smarriti i propri valori e il futuro appare incerto: «Siamo passati da una vita in cui non occorreva sapere di guerre perché erano finite – precisa - a quella di oggi, dove il tema forte è la paura del futuro. E secondo un sondaggio quello che sta accadendo genera paura e indebolimento della speranza, compreso il non fare figli». Come baluardo di interessi comuni si pongono invece le nostre due città contigue che richiamano a fratellanza e unità, dove il confine appare a Capuozzo «evaporato, simile a un museo all’aria aperta, ma interattivo e appassionato». Un’identità duplice che forse potrebbe innescare quella scintilla di pace oggi impossibile fra Israele e Palestina: «Ritengo che l’esistenza di Israele sia sacra – conferma – come lo sono i diritti dei palestinesi. So che la propaganda è fortissima dall’una e dall’altra parte, e per me il sette ottobre è stata una sorpresa amarissima. Noi siamo cresciuti in una cultura in cui sai che il perdono è qualcosa cui ambire. La Bibbia dice: “Occhio per occhio, dente per dente”, ma Israele scavalca le proporzioni». Una lotta impari dalla quale soltanto il tempo potrà decretare il vincitore, senza dimenticare che il mondo sciita vive nell’attesa stessa del sovvertimento dell’ordine, «quando il mondo – conclude - sarà sull’orlo delle guerre e del caos». 

Foto, Rossana D'Ambrosio

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.


Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione