IL REPORT
Titoli di studio sloveni, il nodo resta aperto per chi studia oltreconfine: «Servono accordi più rapidi»
Presentati al Trgovski Dom gli atti della conferenza regionale sulla tutela della minoranza, focus su lauree, servizi bilingui e presenza dello sloveno nella pubblica amministrazione.
Sono stati presentati questa mattina nella sala del Trgovski Dom gli atti della Quarta conferenza regionale sulla tutela della minoranza linguistica slovena, evento ospitato il 9 e 16 maggio 2025 nella Sala del Consiglio Regionale di Trieste. Il volume, di cui sono state pubblicate 200 copie nella versione slovena e altrettante in quella italiana, è stato curato da Slori (Slovenski raziskovalni inštitut-Istituto italiano di ricerche) attraverso il suo presidene Devan Jagodic e realizzato con il supporto del Consiglio regionale della Regione Fvg.
«La conferenza e la raccolta degli atti sono stati l’occasione per verificare l’attivazione delle disposizioni a tutela della minoranza slovena, verificare le problematiche attuali e individuare le prossime sfide da affrontare» ha così aperto l’incontro il consigliere regionale Marko Pisani. Per meglio diluire i molto argomenti da trattare, la conferenza (che negli auspici iniziali si sarebbe voluta tenere a Gorizia approfittando della concomitanza con la Capitale Europea della Cultura) si è sviluppata in tre giornate ciascuna dedicata a un tema dominante capace di sollecitare un vivace dibattito da parte dei rappresentanti degli enti e delle associazioni partecipanti.
A orientare anche nel corso della mattinata di oggi nelle parole di Nives Košuta, presidente dell’Unione cultura ed economica slovena, e di Martina Bearzi in rappresentanza della confederazione delle organizzazioni slovene, il problema del riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche professionali conseguite in Slovenia.
Se studiare oltreconfine apporta innegabili vantaggi soprattutto a livello linguistico, vantaggi che dovrebbero essere sfruttati a scuola nell’ottica della formazione delle giovani generazioni. Il riconoscimento del titolo passa però attraverso procedure burocraticamente complicate, aumentando il rischio che i neo laureati non facciano rientro in Italia: un dato che già fa riscontrare una riduzione delle iscrizioni da parte dei ragazzi della minoranza.
Fra le soluzioni prospettate in sede di conferenza, osservando anche le prassi in atto nella provincia autonoma di Bolzano, la più stretta collaborazione fra gli operatori coinvolti per fare in modo che per gli studenti della minoranza i titoli accademici sloveni siano equiparabili a quelli italiani. Oltre alla proposta di creazione di due commissioni miste per l’elaborazione di un accordo bilaterale e per il riconoscimento dei titoli, si è proposta l’istituzione di specifiche attività di informazione e orientamento e l’incentivo alla collaborazione fra gli istituti scolastici superiori a cavallo del confine.
A farsi garante di queste azioni, secondo i membri della conferenza, dovrebbe essere in primis la Regione Fvg, esortata a farsi promotrice di un rinnovato accordo bilaterale Italia-Slovenia proponendo un elenco di lauree equipollenti. Passi avanti sono comunque già stati compiuti con le intese del 2001 tra le due università regionali e gli atenei di Lubiana e Maribor, cui si aggiunge l’iniziativa della senatrice Tatiana Rojc di facilitare l’accesso ai concorsi pubblici.
Ulteriori temi oggetto di dibattito durante la conferenza sono stati la necessità di un ampliamento dei contenuti in sloveno sul sito dell’amministrazione regionale, l’attuale carenza del ricorso allo sloveno in alcune amministrazioni locali e le criticità rilevate nel funzionamento degli sportelli di lingua slovena. Si è inoltre rilevato il desideri che la Regione interloquisca con la Rai per assegnare una frequenza ai programmi in lingua slovena di Radio Trst A nell’ambito del sistema digitale Dab+.
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