La bandiera slovena su Gorizia, quei giorni dopo la fine della Grande Guerra

l'aneddoto

La bandiera slovena su Gorizia, quei giorni dopo la fine della Grande Guerra

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 18 Lug 2021
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Nei vecchi documenti del Parlamento, riemerge il racconto dell'onorevole Gasparotto su quanto accadde in città dopo l'armistizio.

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Nel titolo, l'aggettivo "croato" è stato corretto con "sloveno".

Gli aneddoti legati a Gorizia, in particolare quelli storici all'indomani della fine della Grande guerra, sono vari. Alcuni si sono persi nella memoria, soprattutto se legati a momenti drammatici o concitati per le sorti della città. Uno di questi è emerso dagli studi del ricercatore Marco Barone, che ha ritrovato un intervento in Parlamento datato 6 novembre 1920. Siamo nell'Italia in balia del biennio rosso e nero, che guarda ormai quasi consumata ai suoi confini orientali l'impresa di Fiume portata avanti da Gabriele D'Annunzio, che dal settembre dell'anno prima ha posto sotto il suo controllo quest'area del Quarnaro.

Alla Camera del Regno d'Italia, a Roma, si discute invece dell'interpellanza dell'onorevole Luigi Gasparotto, presentata all'allora presidente del Consiglio dei ministri Governo Giolitti (giunto al suo quinto mandato) ed al ministro degli affari esteri, Carlo Sforza. Il tema è la "situazione diplomatica dell'Italia nei rapporti con la Jugoslavia". Gasparotto, natio di Sacile, "fu un politico che ebbe una lunga carriera - ricorda Barone -: da ministro della Guerra nel governo Bonomi I, durante il quale promosse il rito del Milite Ignoto, fino a divenire il primo ministro della Difesa, nato con l'incorporazione di Guerra, Marina e Aeronautica, nel terzo governo De Gasperi nel 1947".

Durante la presentazione del suo testo, ci sarà un passaggio curioso ed interessante su quanto accadde a Gorizia nel 1918. Gasparotto racconta quindi che "quando lo sfacelo dell'impero appariva evidente, i croati ebbero cura di precedere le armi italiane, inalberando sui pubblici palazzi la bandiera slava. Gorizia il giorno 5 novembre, Gorizia, città italiana per i molti dolori sofferti e per le immense prove che ha dovuto subire l'esercito nostro sulle sue soglie insanguinate, Gorizia il 5 novembre vedeva inalberare la bandiera slava per mezzo di agitatori croati, i quali si servirono di quell'austriaco reggimento Schützen che dopo Caporetto si era dimostrato come il più feroce, e che per l'occasione fu battezzato per jugoslavo!".

"Soltanto il 14 novembre - conclude Gasparotto - la bandiera croata (in realtà slovena, ndr) venne ammainata e sostituita dalla bandiera italiana; ma anche in quel giorno, mentre saliva il tricolore sul palazzo del capitanato distrettuale, il capo degli sloveni ammoniva 'Ricordatevi che gli slavi non rinunzieranno mai a Gorizia!'". Per poi ricordare che fatti similari accaddero a Trieste e anche a Fiume. "Insomma - sottilinea Barone -, un aneddoto particolare, rimosso probabilmente dalla memoria collettiva, in una Gorizia martoriata dalla guerra, contesa da plurimi nazionalismi". Ancora più unico perché datato due giorni dopo la firma dell'armistizio tra Italia ed Austria, siglato a Villa Giusti, presso Padova.

Nella foto: cartolina di Gorizia del 1918 (Collezione Mischou/Fondazione Carigo)

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