Stupro a Brescia ma il servizio Tv va in onda da Monfalcone: «Manipolazione informativa e attacco alla città»

Stupro a Brescia ma il servizio Tv va in onda da Monfalcone: «Manipolazione informativa e attacco alla città»

LA SEGNALAZIONE

Stupro a Brescia ma il servizio Tv va in onda da Monfalcone: «Manipolazione informativa e attacco alla città»

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 21 Gen 2026
Copertina per Stupro a Brescia ma il servizio Tv va in onda da Monfalcone: «Manipolazione informativa e attacco alla città»

Fasan, «trattati Islam radicale e bambine costrette al velo». Caso segnalato al Consiglio di Disciplina e all’Ordine Regionale dei Giornalisti. Il dossier raggiungerà le sedi di appartenenza.

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Il grave fatto è avvenuto a Brescia ma – ancora una volta – è la città di Monfalcone a finire alla ribalta nazionale. Stiamo parlando di parte di un servizio televisivo andato in onda alcuni giorni fa durante la trasmissione di “Mattino 5”, programma di Canale 5 della Rete Mediaset. La cronaca del collegamento televisivo del programma ha trattato pure il caso di una bambina di 10 anni rimasta incinta a seguito dello stupro subito in un centro di accoglienza della Lombardia. La vittima dell’abuso è stata sottoposta all’aborto. L’autore del reato è stato un uomo bengalese di 29 anni che è stato condannato dal Tribunale di Brescia a 5 anni di carcere. A segnalare alla nostra testata il fatto è stato M.D., un cittadino monfalconese dettosi fortemente turbato ed irritato da quanto trasmesso a firma del giornalista Marcello Piazzano attualmente iscritto all’Ordine Regionale del Piemonte. «Nel servizio sono state utilizzate immagini girate impropriamente a Monfalcone davanti alla scuola primaria “Duca D'Aosta”, località del tutto estranea ai fatti, ma caratterizzata dalla presenza di una numerosa comunità bengalese regolarmente residente» afferma M.D.

«Tale scelta rappresenta in modo fuorviante la realtà e mira ad associare indebitamente un crimine a una comunità e a un territorio non coinvolti – continua la segnalazione – questo va in contrasto con i principi di correttezza e verità dell’informazione». Per M.D. ci si trova difronte ad «un chiaro caso manipolazione informativa e di attacco alla città la cui immagine viene fortemente danneggiata. «La Giunta Comunale non si dissocia da tutto questo?» domanda M.D che allo stesso tempo auspica una presa di posizione del Consiglio di Disciplina dell’Ordine Regionale dei Giornalisti. «Quel servizio ha affrontato i temi dell’Islam Radicale e del consenso, specie delle giovani bambine costrette a indossare il velo – osserva il sindaco Luca Fasan – e invito la sinistra, che ancora una volta si schiera dalla parte sbagliata, a riascoltare la trasmissione integrale: da lì si potrà comprendere che a Monfalcone sono stati intervistati dei cittadini, tra cui peraltro anche un consigliere comunale del PD».

«A loro veniva chiesto di esprimersi raccontando il cosiddetto “caso Monfalcone”, soffermandosi sul grande numero di bengalesi in città e sulla presenza di una comunità molto radicalizzata – continua il primo cittadino - in particolare si è parlato anche di velo integrale, proprio quello che, anche grazie a trasmissioni come questa, e partendo da Monfalcone, è diventato un tema di interesse nazionale». E ancora Fasan: «Proprio grazie a questo interesse, oggi esistono proposte portate avanti in modo particolare dal mio partito, la Lega, per arrivare a vietarlo in tutta Italia. Non è possibile, come avviene a Monfalcone, che delle bambine possano girare senza volto, senza identità e senza possibilità di integrarsi».

«Di questo si è parlato anche nel servizio e, negli edifici di proprietà del Comune, come disposto già da tempo dal nostro regolamento comunale, è vietato entrare con il velo integrale e a volto coperto» conclude il sindaco. Il video circolato anche in rete ha chiaramente innescato le reazioni della locale Dirigenza Scolastica secondo cui non esiste nessuna attinenza con la località bisiaca in quanto i gravi fatti - risalenti all’estate del 2024 - sono estranei al nostro territorio.
Quindi, anche secondo l’Istituzione Scolastica, quanto accaduto metterebbe ulteriormente a rischio la reputazione della città.

Il giornalista ronchese e presidente dell’Associazione Leali delle Notizie, Luca Perrino ha riferito quanto accaduto al Consiglio di Disciplina regionale. Perrino definisce il modo attraverso cui è stato costruito il servizio e le immagini utilizzate «non veritiere e fuorvianti» nonché «meritevoli di attenzione da parte dell'Ordine e dei suoi organi a tutela della disciplina professionale». «Credo sia stata del tutto ignorata la deontologia da parte di chi ha realizzato, montato e messo in onda il servizio» affonda il giornalista secondo il quale i fruitori della notizia «sono stati ingannati» vedendo associata Monfalcone - dove la presenza della popolazione bengalese, massiccia per motivi di lavoro, quindi non irregolare - a Brescia «dove, va rimarcato, è stato commesso un crimine orrendo».

Contattato dalla nostra redazione, il presidente dell’Ordine Regionale dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Furio Baldassi giudica quanto avvenuto «gravissimo» e garantisce che il dossier è stato trasmesso al Consiglio di Disciplina del Fvg. Sarà questo organismo che provvederà a comunicare l’episodio di mancato rispetto delle regole deontologiche all’Ordine Regionale di appartenenza che sarà chiamato ad esprimersi sul caso. 

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