Gli studenti ridisegnano i quartieri Ater: premiate le idee per Straccis e Monfalcone

Gli studenti ridisegnano i quartieri Ater: premiate le idee per Straccis e Monfalcone

IL RINNOVO DEGLI SPAZI DI RELAZIONE

Gli studenti ridisegnano i quartieri Ater: premiate le idee per Straccis e Monfalcone

Di REDAZIONE • Pubblicato il 03 Giu 2026
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Concluso il concorso promosso dall’Azienda per i suoi 100 anni. Protagonisti gli universitari di Architettura di Gorizia con progetti dedicati agli spazi comuni, alla socialità e alla rigenerazione urbana.

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Si è concluso questa mattina, 03 giugno, nella sala del Consiglio di Ater Gorizia il concorso di idee “Riprogettare le aree comuni condominiali per restituire alla collettività luoghi privilegiati d’incontro, condivisione e socialità”, iniziativa promossa nell’ambito delle celebrazioni per il centenario dell’Azienda, fondata nel 1925.

La premiazione ha rappresentato uno degli ultimi appuntamenti di un percorso celebrativo durato oltre un anno e mezzo. Un traguardo che Ater Gorizia ha voluto dedicare alle nuove generazioni, coinvolgendo direttamente gli studenti del Corso di Laurea magistrale a ciclo unico in Architettura dell’Università degli Studi di Trieste con sede a Gorizia.

Il concorso è stato organizzato in collaborazione con il Consorzio per lo Sviluppo del Polo Universitario di Gorizia e con il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste, con il patrocinio dei Comuni di Gorizia e Monfalcone. Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni coinvolte, dell’Università, della Regione, degli enti locali e naturalmente gli studenti protagonisti dell’iniziativa.

«È un ottimo modo per concludere le attività del centenario – ha osservato il presidente di Ater Gorizia, Daniele Sergon – soprattutto perché destinato ai giovani che un domani lavoreranno in questo settore. La nostra è più una missione che un’azienda. La storia dell’edilizia pubblica nasce già alla fine dell’Ottocento con l’obiettivo di dare risposte alle persone che hanno maggiormente bisogno e questo spirito continua ancora oggi».

Sergon ha ricordato anche il lavoro svolto dal gruppo interno di Ater che ha seguito l’organizzazione del concorso e ha ribadito la volontà dell’Azienda di investire sempre più nella riqualificazione degli spazi comuni, considerati fondamentali per la qualità della vita dei residenti.

Il progetto ha portato gli studenti a confrontarsi con due contesti reali gestiti da Ater: il comprensorio di viale Colombo a Gorizia, nel quartiere di Straccis, e quello di via Volta a Monfalcone, nel rione Aris-San Polo-Anconetta. Ai partecipanti è stato chiesto di elaborare proposte capaci di migliorare la qualità degli spazi aperti, favorire la socializzazione tra gli abitanti, valorizzare le aree comuni e rafforzare il rapporto tra i complessi residenziali e il tessuto urbano circostante.

I gruppi hanno sviluppato le proprie idee attraverso tavole progettuali e relazioni tecniche, affrontando questioni che andavano dalla mobilità alla sostenibilità, dalla gestione dei parcheggi alla creazione di nuove aree verdi e spazi di incontro.

Un aspetto particolarmente apprezzato dagli organizzatori è stato il coinvolgimento diretto degli studenti nei quartieri oggetto di studio. I partecipanti hanno effettuato sopralluoghi, incontrato residenti e raccolto esigenze e criticità, lavorando quindi su problematiche concrete.

«Il Consorzio ha avuto il ruolo di creare il collegamento tra Ater e Università – ha spiegato il presidente del Consorzio per lo Sviluppo del Polo Universitario di Gorizia, Sergio Orzan –. Volevamo dimostrare come i corsi universitari presenti a Gorizia siano di alto livello e possano mettere le proprie competenze al servizio del territorio. Quando gli studenti si confrontano con problemi reali e le loro idee arrivano sul tavolo di chi amministra gli spazi pubblici, l’Università diventa una risorsa viva per la comunità. Questo è un esempio da ripetere».

A valutare i progetti è stata una commissione presieduta da Sergon e composta da Orzan, dalla coordinatrice del corso di laurea Giuseppina Scavuzzo, dalla docente di Urbanistica Elena Marchigiani e dall’architetto Matteo Casta, responsabile dell’Ufficio manutenzione di Ater Gorizia.

Tra i criteri adottati per la selezione figuravano l’aderenza ai temi del bando, la capacità di interpretare i bisogni sociali dei quartieri, la qualità delle soluzioni progettuali, l’attenzione ai temi della rigenerazione urbana e soprattutto la concreta fattibilità degli interventi.

«Ci è sembrato importante costruire un bando che spingesse gli studenti a confrontarsi con esigenze reali, di chi abita questi luoghi e di chi li amministra – ha spiegato Marchigiani –. Le proposte hanno dimostrato la solidità di un percorso formativo che insegna a innovare attraverso il progetto, a comunicare le idee e a legarle a criteri di fattibilità e manutenzione, aspetti oggi indispensabili per garantire nel tempo la qualità dell’abitare».

Un concetto ripreso anche dalla coordinatrice del corso di laurea, Giuseppina Scavuzzo. «Abbiamo voluto guardare al futuro più che al passato. Gli studenti hanno affrontato questa esperienza con passione e sensibilità, lavorando in autonomia senza l’interferenza dei docenti. Siamo sempre curiosi di vedere come il confronto diretto con la realtà possa stimolare la creatività. Hanno lavorato su spazi complessi, abitati, caratterizzati da relazioni sociali e bisogni quotidiani. Questo è il senso più concreto dell’architettura: migliorare la qualità della vita tenendo insieme visione e comunità».

Anche l’assessore comunale di Gorizia Silvana Romano ha evidenziato la necessità di ripensare gli spazi urbani alla luce delle trasformazioni demografiche. «Gorizia conta circa 3.800 residenti con più di 70 anni ma ha bisogno di attrarre giovani e lo può fare soltanto attraverso una nuova visione della città».

Da parte di Monfalcone è intervenuto l’assessore Antonio Garimberti, che ha sottolineato il ruolo fondamentale svolto da Ater nel rispondere alle problematiche abitative del territorio e ha espresso apprezzamento per un progetto che ha saputo valorizzare il contributo delle nuove generazioni.
Per quanto riguarda il comprensorio di viale Colombo a Straccis, il primo premio da 3mila euro è stato assegnato a “Casa sotto casa”, realizzato da Mattia D’Angelo, Tommaso Boico, Giacomo Pettoello e Marco Conti.

Il progetto nasce dall’analisi delle esigenze espresse dagli abitanti e propone una serie di interventi puntuali senza stravolgere il quartiere. L’idea prevede la riorganizzazione degli spazi aperti, lo spostamento dei parcheggi ai margini del comparto, il rafforzamento dei percorsi pedonali e la creazione di nuove connessioni con le aree circostanti. Particolarmente apprezzata dalla commissione è stata la scelta di superare i confini dell’area Ater, collegando il quartiere con la zona a ovest di viale Colombo e ridisegnando l’attraversamento stradale. «Ha saputo unire l’intero quartiere di Straccis», ha commentato Sergon.

Il secondo premio da mille euro è andato a “La via nuova per un quartiere comune”, firmato da Michele Viviani. L’autore ha definito Straccis un quartiere dove spesso gli edifici rischiano di trasformarsi in semplici luoghi in cui si torna a dormire, perdendo la dimensione comunitaria. La proposta punta quindi a favorire l’incontro tra generazioni e vicini di casa, intervenendo anche sull’accessibilità per le persone con disabilità, sulla gestione dei rifiuti e sulla qualità degli spazi condivisi. Tra gli elementi più apprezzati, il percorso coperto pensato per collegare le diverse aree del quartiere.

Terzo posto per “Il quartiere verde: un nuovo paesaggio”, sviluppato da Gioele Holjar e Lucrezia Fonda. Il progetto prende le mosse dall’analisi della mobilità esistente e immagina un sistema verde capace di collegare gli alloggi all’area dell’Isonzo. Attraverso piccoli interventi, nuove panchine e una diversa organizzazione dei parcheggi, la proposta punta a trasformare il quartiere in un grande parco di relazione. «L’idea della nuova viabilità ci è piaciuta molto», ha osservato Sergon.

Per il comprensorio di via Volta a Monfalcone il primo premio è stato assegnato a “Demoghe una sVolta”, realizzato da Francesca Cirocco, Adairis Peregrina Zennaro e Lorenzo Luša.

Gli autori hanno effettuato diversi sopralluoghi e raccolto le esigenze degli abitanti, individuando come principale criticità la frammentazione degli spazi e la scarsa connessione tra i servizi presenti. La proposta prevede il recupero delle aree verdi oggi poco utilizzate attraverso l’inserimento di arredi urbani, spazi di sosta e dispositivi progettati per incentivare l’incontro e la socialità tra i residenti. La commissione ha premiato la qualità dell’analisi e la capacità di andare oltre i confini delle sole unità abitative.

Per Monfalcone sono stati assegnati anche due terzi premi ex aequo. Il primo a “Punti di incontro”, di Michele Viviani, che propone il riutilizzo di spazi esistenti e una valorizzazione della piazza centrale del quartiere per offrire servizi e occasioni di aggregazione ai residenti, senza trascurare la possibilità di attività più tranquille e individuali nelle aree verdi.

Il secondo ex aequo è andato a “Un parco per tutti”, di Lucrezia Fonda e Gioele Holjar. Gli studenti hanno raccolto indicazioni da anziani e bambini della vicina scuola immaginando una rete di percorsi e piccoli hub destinati alle attività già presenti nel quartiere. Particolare attenzione è stata riservata al vicino canale De Dottori, individuato come possibile elemento di connessione e come spazio dove sviluppare micro orti urbani per favorire la partecipazione dei residenti e stimolare l’uscita dagli alloggi.

Il concorso potrebbe rappresentare soltanto il primo passo di un percorso più ampio. A Straccis la presenza di aree private richiederà ulteriori confronti e la ricerca di finanziamenti per rendere concretamente realizzabili alcune delle proposte emerse. A Monfalcone, invece, le idee sviluppate dagli studenti si inseriscono in un contesto già caratterizzato dalla collaborazione tra Ater, Azienda sanitaria, Cooperativa La Collina e realtà del privato sociale attive sul territorio.

«Questo concorso ha avuto il merito di riportare l’attenzione su luoghi spesso percepiti come residuali ma che incidono profondamente sulla qualità dell’abitare – ha concluso Sergon –. I progetti premiati hanno saputo unire visione e concretezza. Non si tratta di idee astratte, ma di proposte che possono essere valutate e sviluppate nel tempo. Per Ater rappresentano una base importante per ragionare sul futuro dei nostri complessi residenziali partendo dai bisogni delle persone e dalla cura degli spazi comuni».

Sulla stessa linea anche il direttore di Ater Gorizia, che ha evidenziato come l’iniziativa abbia permesso ai giovani progettisti di confrontarsi direttamente con la realtà professionale, trasformando il concorso in una vera esperienza formativa e nel possibile punto di partenza del loro percorso nel mondo del lavoro.

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