Statuto comunale, via libera unanime del Consiglio al Garante per i diritti dei detenuti

Statuto comunale, via libera unanime del Consiglio al Garante per i diritti dei detenuti

L'istituzione

Statuto comunale, via libera unanime del Consiglio al Garante per i diritti dei detenuti

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 11 Feb 2026
Copertina per Statuto comunale, via libera unanime del Consiglio al Garante per i diritti dei detenuti

A Gorizia introdotto l’articolo 92 bis per tutelare le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Perazza, «Una pagina di democrazia e civiltà».

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Il 9 febbraio il Consiglio comunale di Gorizia ha approvato all’unanimità la modifica dello Statuto comunale con l’inserimento dell’articolo 92 bis, che istituisce la figura del “Garante dei diritti delle persone detenute e sottoposte a misure restrittive della libertà personale”. Un passaggio definito «una bella pagina di democrazia» dal consigliere comunale del Partito democratico Franco Perazza, che da tempo si era impegnato per l’adozione del provvedimento.

Si tratta della prima modifica allo Statuto del Comune di Gorizia, un fatto inedito che conferisce al voto un valore simbolico e politico rilevante. «È un’iniziativa quanto mai importante, che fa onore a questo Consiglio comunale nella sua interezza», ha sottolineato Perazza, evidenziando come, in questa occasione, il confronto in aula abbia superato le consuete contrapposizioni. «Su un tema così delicato si è respirata aria di democrazia e di condivisione».

Con l’istituzione del Garante, secondo il consigliere dem, si colma «un vuoto che non era più tollerabile», anche alla luce delle condizioni critiche che caratterizzano molti istituti penitenziari. Sovraffollamento, numero gravemente insufficiente di operatori e il dato drammatico dei suicidi, che coinvolgono sia i detenuti sia il personale, rendono urgente un’attenzione strutturata e permanente ai diritti fondamentali delle persone private della libertà.

La scelta del Consiglio comunale di Gorizia si inserisce in un quadro più ampio. A livello nazionale la figura del Garante dei diritti delle persone detenute è prevista dal 2013, mentre in diversi Comuni italiani sono già attivi o in fase di istituzione garanti locali, con il compito di monitorare le condizioni di detenzione, raccogliere segnalazioni, promuovere iniziative culturali e sensibilizzare sul rispetto dei diritti umani e sull’umanizzazione della pena. In questo contesto, l’approvazione unanime goriziana rappresenta un allineamento a buone pratiche già consolidate in altre realtà.

Perazza ha voluto inoltre ricordare chi, negli anni passati, aveva svolto di fatto questo ruolo per ragioni etiche e morali, sollecitando le istituzioni a intervenire. «Va dato merito anche a chi si è assunto queste funzioni senza averne un titolo formale, ma avendone uno morale, come don Alberto», ha affermato.

Nel suo intervento il consigliere ha richiamato anche la propria esperienza professionale nell’ambito della salute mentale, condivisa con altri componenti dell’aula. «Chi lavora ogni giorno sul fronte dei diritti sa che garantire cittadinanza e dignità è il primo atto di ogni azione, prima ancora di quella clinica o sociale», ha spiegato, ribadendo che non ci si poteva rassegnare all’inerzia.

Le funzioni attribuite al Garante comprendono il monitoraggio delle condizioni di detenzione, la promozione di iniziative e la sensibilizzazione sui temi dei diritti umani e del rispetto della persona. Un’impostazione che richiama le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, più volte intervenuto sulla situazione «insostenibile» di molti istituti penitenziari e sul dovere di rafforzare le attività rieducative e culturali per rendere possibile un reale percorso di recupero.

Richiamandosi alla Carta universale dei diritti umani, il Capo dello Stato ha ricordato che «ogni persona, in quanto tale, è titolare di diritti inviolabili» e che «la cultura è il terreno migliore per costruire futuro, recupero e rinascita». Un riferimento che, secondo Perazza, rende la delibera approvata dal Consiglio comunale ancora più significativa in una città che ambisce a essere Capitale europea della cultura.

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