gli arresti
Spaccio di droga a Grado, arrestato un 35enne: l’indagine partita dalla morte di un uomo
Dodici capi d’accusa contestati dai carabinieri del Nucleo investigativo di Gorizia. L’inchiesta è nata dopo il decesso di un quarantatreenne nel giugno 2024.
Il 10 dicembre 2025 i militari del Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Gorizia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 35 anni residente a Grado. L’indagato dovrà rispondere di dodici capi d’imputazione, tra cui anche il reato di morte come conseguenza di altro delitto. La misura cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Gorizia al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Gorizia e sviluppata nel corso di diversi mesi dai carabinieri.
L’inchiesta ha preso avvio nel giugno 2024, quando a Grado venne trovato il corpo senza vita di un uomo di 43 anni all’interno dell’abitazione di un conoscente. Gli esami medico-legali e tossicologici stabilirono che il decesso era stato causato da un edema cerebrale e polmonare congestizio provocato dall’assunzione endovenosa di eroina insieme a cocaina e alcol.
Da quel momento gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sulla rete di spaccio collegata alla vittima. I carabinieri hanno analizzato i dispositivi digitali dell’uomo, soffermandosi in particolare sui messaggi WhatsApp scambiati nei giorni precedenti alla morte. Dalle conversazioni sarebbero emersi contatti frequenti, riferimenti ad acquisti di sostanze stupefacenti e indicazioni che avrebbero portato al trentacinquenne poi arrestato.
A partire dall’inizio del 2025 l’indagine si è ampliata con intercettazioni telematiche, anche attraverso l’utilizzo di trojan informatici, servizi di osservazione e pedinamenti. I militari hanno inoltre monitorato gli spostamenti dell’indagato tramite sistemi GPS installati sui veicoli individuati durante le attività investigative.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe gestito un’attività di spaccio organizzata direttamente dalla propria abitazione. Il sistema di vendita, secondo gli inquirenti, era stato studiato per limitare il contatto diretto con gli acquirenti: la droga veniva lasciata all’interno di una busta di plastica appesa al cancelletto dell’abitazione, dalla quale i clienti avrebbero prelevato le dosi in pochi istanti. Le intercettazioni avrebbero inoltre permesso di individuare un linguaggio in codice utilizzato per indicare le sostanze stupefacenti. Termini come “nuvole” o “nuv” sarebbero stati usati per riferirsi al metadone, mentre altre droghe venivano indicate con sigle o singole lettere.
Gli investigatori hanno ricostruito anche i canali di approvvigionamento della droga. Parte delle sostanze sarebbe arrivata tramite incontri organizzati nelle stazioni ferroviarie anche fuori regione con fornitori rimasti ignoti. In altri casi il trentacinquenne si sarebbe avvalso di conoscenti incaricati di trasportare lo stupefacente nascosto nei veicoli.
L’indagine avrebbe inoltre documentato l’utilizzo di corrieri inconsapevoli del contenuto dei pacchi, con spedizioni sottovuoto provenienti da altre regioni, e l’uso della piattaforma Telegram per ordinare hashish e marijuana attraverso sistemi di comunicazione criptati. Secondo gli inquirenti attorno all’indagato gravitavano diverse persone con funzioni di supporto logistico. Un altro uomo di 35 anni sarebbe stato incaricato di recuperare le sostanze dai fornitori in cambio di denaro. Coinvolta in alcune occasioni anche la compagna dell’arrestato, sorpresa dai militari mentre occultava dosi di eroina nella cavità orale durante un viaggio in treno.
Nel corso delle attività sono stati sequestrati stupefacenti di diverso tipo, tra cui eroina, hashish, metadone, Mdma e Ghb, conosciuta come “droga dello stupro”. I carabinieri hanno inoltre recuperato bilancini di precisione, strumenti per il confezionamento sottovuoto e somme di denaro ritenute provento dell’attività di spaccio.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il trentacinquenne avrebbe acquistato quantitativi ridotti di droga, spesso inferiori ai cinque grammi, ma con frequenza quasi quotidiana, nel tentativo di limitare le conseguenze penali in caso di controlli. In presenza di quantitativi maggiori, avrebbe invece provveduto a suddividere immediatamente le dosi.
Il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo non avrebbe avuto occupazioni lecite e avrebbe tratto sostentamento esclusivamente dall’attività di spaccio. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato un possibile rischio di fuga, anche alla luce di alcune ricerche online effettuate dall’indagato sul rinnovo del passaporto e su un possibile trasferimento in Sud America. ’indagine ha portato, all’inizio del 2026, anche al deferimento in stato di libertà di altre cinque persone coinvolte a vario titolo nella vicenda. Si ricorda che le persone indagate devono essere considerate non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
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