Dal sogno all’Orcolat, il terremoto rivive sul palco del Verdi con Alessio Boni

Dal sogno all’Orcolat, il terremoto rivive sul palco del Verdi con Alessio Boni

IL SUCCESSO

Dal sogno all’Orcolat, il terremoto rivive sul palco del Verdi con Alessio Boni

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 26 Lug 2026
Copertina per Dal sogno all’Orcolat, il terremoto rivive sul palco del Verdi con Alessio Boni

Applausi a Gorizia per ‘Era di maggio’, il monologo inserito nel Mittelfest con le musiche di Damiano Drei che hanno trasformato i 59 secondi del sisma del 1976 in un racconto di memoria.

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Un lungo, interminabile applauso. Per i protagonisti della serata – Alessio Boni, l’orchestra La Corelli, il direttore Jacopo Rivani – ma anche per chi quei 59 secondi li ha vissuti, li ricorda, li ha superati o ne è stato travolto. Con un toccante testo di Flavio Santi e le avvolgenti, sconcertanti musiche di Damiano Drei, “Era di maggio” ha portato in prima assoluta sul palco del Teatro Verdi un monologo collettivo sul terremoto del Friuli.

Inserito nel programma di Mittelfest2026, il racconto del 6 maggio 1976 si dipana con la spensierata leggerezza dell’adolescenza di Saponetta, soprannominato così perché maestro nello «scivolare via di casa». È una giornata come tante, iniziata con il risveglio indotto dalla nonna e condivisa con le suggestioni provocate dalle serie tv oscillanti fra i due poli della fantascienza di “Spazio 1999” e la storica epopea di “Sandokan”.

I frammenti di quegli episodi invadono la quotidianità, con la noia dell’ultimo mese di scuola ravvivata dalla passione per la Perla di Labuan, la biondina dell’ultimo banco a cui registrare una cassetta per trovare il coraggio di rivelarsi, e le avventure pomeridiane condivise con gli altri Tigrotti della Malesia in quella “giungla” solcata dal melmoso Rio Paludo, rigagnolo d'acqua necessario per fronteggiare l'estremo, insolito caldo di quel pomeriggio. 

Il pomeriggio scorre veloce fra le avventure, con il pensiero alla ricerca consegnata dal professore sui mostri della tradizione locale. E Saponetta che sceglie l’Orcolat, «perché ha il nome che sembra quello di una band rock». Proprio come quei Pink Floyd che decide di donare alla ragazza del cuore, per ascoltarli poi insieme fra dieci, venti e trent'anni ,trent'anni, «quando cucineremo insieme, mangeremo insieme, faremo l’amore». .

La cena, la cassetta da preparare. Poi, alle 21, «l’Orcolat guadagna la superficie». E quella musica che finora aveva sottolineato i momenti di leggerezza lasciando presagire ciò che sarebbe accaduto con l’oscurità profonda delle percussioni, diventa pura cacofonia. Anzi: 59 secondi di cacofonia, che quando termina si trasforma in un vuoto colmato da “Shine on you crazy diamonds”.

«Essere qui per me è un onore, significa dare un perché alla resilienza da voi dimostrata in quell’occasione» commenta Alessio Boni al termine del monologo, lasciandosi andare anche a dei ricordi personali. «Ricordo bene quella sera: ero a Bergamo, mia madre aspettava mio fratello che sarebbe nato un mese dopo e io avevo un acquario con 112 pesciolini, ciascuno con un nome. All’improvviso l’ho visto oscillare e ho cercato di proteggerlo ma mio padre mia ha sollevato per farmi uscire di casa».

Un mostro che scorre sotterraneo e si fa sentire fino a 400 chilometri di distanza da quei luoghi che ha distrutto. Un mostro che si annuncia, all’inizio dello spettacolo, in una musica capace di rispecchiare le colonne sonore dei thriller, quando sai che dovrà succedere qualcosa ma non hai idea di quando accadrà. E la messinscena curata dal direttore artistico di Mittelfest Giacomo Pedini acuisce quel senso di sospensione rendendo ancor più angosciante l’incoscienza del giovane protagonista.

«Questo spettacolo è nato da un dialogo e dal desiderio di raccontare il giorno che ha trasformato la comunità nel dolore» spiega Pedini, ideatore di questa edizione dedicata alla Paura. Ringraziamenti e ricordi personali si attorcigliano nelle parole dell’assessore Patrizia Artico che sottolinea il valore della memoria collettiva di un dramma che «ha fatto emergere la dignità e la capacità di rinascere nonostante il dolore».

Co-produzione Orchestra La Corelli e Mittelfest2026, lo spettacolo è nato in collaborazione con Arlef – Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane, al fianco del festival da diversi anni. «Il terremoto riguarda tutti: abbiamo visto l’infanzia toccata da questo evento, gli adulti e gli anziani che hanno cercato di andare avanti con lo spirito indomito dei friulani» ha affermato il presidente di Arlef Eros Cisilino. Riuscita fusione fra sogno e realtà, tra dolore e speranza, dopo l’esordio goriziano lo spettacolo si appresta a raccontare e far rivivere le memorie del terremoto nel resto della Penisola. Dove tutti, anche a distanza di chilometri, lo hanno vissuto ciascuno a suo modo.

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