Sit-in per il mercato coperto di Gorizia e per le licenze negate: la situazione

Sit-in per il mercato coperto di Gorizia e per le licenze negate: la situazione

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Sit-in per il mercato coperto di Gorizia e per le licenze negate: la situazione

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 17 Gen 2026
Copertina per Sit-in per il mercato coperto di Gorizia e per le licenze negate: la situazione

Sono solo sei i banchi che resistono tra caro bollette e difficoltà. Madriz, «guardare al futuro».

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Venivano di buon’ora, sopportando stoicamente il freddo fuori dal mercato coperto per vendere frutta e verdura dalla ex-Jugoslavia. Le chiamavano “venderigole”, venditrici d’oltreconfine che a Gorizia portavano primizie di campo come le ambulanti fotografate da Ugo Borsatti. A ricordarle è Eleonora Sartori di Noi Mi Noaltris Go!, che insieme ad altri consiglieri comunali ha preso parte al sit-in per salvare il mercato fra via Boccaccio e corso Verdi: «Potrebbe essere considerato un vero simbolo della Capitale europea della cultura – rimarca – anche con vocazione museale, perché qui fuori si sistemavano le venderigole, ma le proposte sono tante». Si è svolto nella mattinata di oggi– 17 gennaio – il presidio organizzato a tutela di una struttura in abbandono da anni, dove i venditori rimasti sono soltanto sei. «L’altra settimana avevamo sette gradi – prende il microfono la storica fioraia Annamaria Ramani – e in tutta risposta ci è arrivata la bolletta di 4mila euro per luce e riscaldamento, che non c’è. Lo scorso anno sono stati in nove a chiedere la licenza, ma gli è stata negata». Numerosi gli interventi al microfono di consiglieri o cittadini esasperati, a salvaguardia di una struttura che possa ancora offrire un servizio alla collettività. «La questione del mercato è annosa – riprende Sartori - e la cittadinanza è stanca di sentir nominare progetti più o meno segreti». A mancare - oltre al sistema di termoconvezione che assicuri calore d’inverno e fresco d’estate - è la certificazione di prevenzione incendi e un adeguamento delle strutture nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, assenza che costringe al blocco di nuove licenze.

«Bisogna ripensare tutto lo spazio – sottolinea – ma ciò che spaventa è l’ipotesi di metterlo nelle mani di un unico soggetto, perdendo la vocazione ortofrutticola. Tra lo sfacelo attuale e la soluzione di brand esistono comunque delle vie di mezzo». Già previsto nella scorsa consiliatura un progetto di fattibilità per introdurre l’azienda del “Gambero Rosso”, ma non si esclude la volontà di copiare format come Eataly o Fresco. «Dobbiamo considerare – evidenzia - che la città non ha dimensioni e flussi turistici di Firenze o Madrid, e nemmeno di Trieste». Indispensabile appare una regia comunale in grado di attuare «un’operazione di messa in sicurezza, risistemazione e rilancio». «Siamo qui per governare sulla base dei bisogni della città – sostiene con forza la dem Laura Fasiolo -, per servire i cittadini e non essere servi dei padroni». «Trovo imbarazzante – osserva invece Giulia Roldo della Lista Martina – che si pensi di fare politica con titoli sui giornali, annunciando di aver inviato una lettera alla Camera di Commercio. Si sostiene di voler fare un po’ tutto come con una botta al cerchio e una alla botte». Un potenziale secondo Roldo «immenso», che si scontra con l’ostruzionismo verso nuove licenze. A chiedere che resti un «luogo vivo di socialità» è invece Andrea Picco (Noi Mi Noaltris Go!), secondo il quale «questa lettera andava scritta almeno tre o quattro anni fa, quando si è saputo che Gorizia sarebbe stata capitale della cultura, per finanziare così una struttura che appartiene alla cultura. Del resto, lo stesso Ziberna afferma che i mercati sono un luogo di cultura nel resto d’Europa e del mondo».

A rilevare l’ambiguità dell’amministrazione è invece il dem Emanuele Traini: «Anni fa andarono a Madrid per prendere esempio, ma si promette solo per sedare. Il Comune non può considerarla una cosa privata, perché è una cosa pubblica». Dalla soluzione di stuzzicherie e locali che guardino a esempi quali La Boqueria di Barcellona, quello del capoluogo isontino pare in realtà lontano anni luce: «Si parla di un rilancio in tal senso – specifica Sartori - ma un’impresa ha i suoi rischi, soprattutto in una città come Gorizia». Svariate le proposte per rilanciarlo, fra cui l’idea di fornire prodotti a chilometro zero per le mense delle scuole d’infanzia: «Come associazione ambientalista – prende la parola la presidente di Legambiente Anna Maria Tomasich – proponiamo di riempire le bancarelle con frutta e verdura di stagione, favorendo gli agricoltori locali e limitando le emissioni di CO2». Dopo il progetto di risistemazione proposto dall’ex assessore Gerardo Amirante, l’ultimo fu ideato dall’architetto Claudio Mennino: «Il progetto era rivoluzionario e aveva una visione strategica – precisa il presidente di Confcommercio Gorizia Gianluca Madriz - ma è stato mal compreso dagli operatori e noi non lo abbiamo spiegato in dettaglio». Un’opera inaugurata nel 1927 su concezione dell’ingegnere Riccardo Del Neri - che ricorse al Liberty e all’estetica industriale del Werkbund – la cui struttura è coperta dalle Belle arti e necessita rimodulazioni nel rispetto dell’assetto preesistente.

«Al momento non ho avuto modo di vedere il nuovo progetto – prosegue – suppongo sia di dimensioni inferiori a quello presentato anni fa. Trattandosi di un mercato storico, è parte integrante della città e deve continuare a vivere anche in una veste nuova, se possibile, guardando al futuro, alle tradizioni e alla cultura dalla quale proviene. Se si rendono necessari interventi, devono essere tali da salvaguardare la struttura originaria, tenendo conto delle esigenze dei prodotti di ortofrutta e del clima cambiato». Accantonati appositamente per il recupero un milione e 200mila euro, tuttora rimasti “nel cassetto”: «Ci stanno prendendo in giro? – domanda con disappunto Fasiolo -. Rispetto sempre l’avversario politico, ma si tratta di una mancanza di rispetto verso la comunità. Nel nostro stesso programma elettorale avevamo già congeniato una progettualità». «Il Comune - chiarisce il consigliere del PD Marco Rossi - offre i posti per i banchi a fronte di un canone mercatale. Nei mercati d’Europa si tende a coniugare la funzione mercatale e quella commerciale a beneficio dei turisti, ma in questo caso serve un serio progetto di rilancio della struttura, per la quale non sarà attuabile una soluzione immediata. Ben venga il contributo della Camera di Commercio, ma la pianificazione dev’essere commisurata alla città».

«Il progetto che sta nascendo – conferma il consigliere con delega al commercio Alessio Zorzenon – è tra soggetti privati e non privati, e richiede tempi lunghi. Mi ritrovo fra l’incudine e il martello – riconosce – ma sono più vicino al commerciante che all’amministrazione». Proposte che secondo Sartori devono rimanere di basse vedute: «Bisogna essere realistici e morigerati – conclude – in quanto è inutile guardare al mercato di Madrid o Firenze». Svariate le idee, dal recupero del Festival Vegetariano alle mostre fotografiche, fino ai corsi di cucina e alle novità enogastronomiche, ma Sartori non dubita di ciò che andrebbe evitato: «Non va svuotato con lavori a spese della collettività e poi dato in concessione a un privato». Un organismo che resti in vita senza respirazione “bocca a bocca”, il cui valore si concentra nell’affettività e nella socialità: «Qui trovo il rapporto umano tra le persone – riflette Romana Leban – che manca nei supermercati o nei grossi negozi». «È la mia casa – ammette Alida Cantarut di Mitteldream – ci ho tenuto otto mostre, e Annamaria mi ha preparato il bouquet di nozze». Oltre 45 anni in cui la fioraia Annamaria ha mantenuto vivo il suo banco nonostante le incertezze: ancora oggi i suoi meravigliosi fiori portano gioia nel cuore di molti goriziani. (Foto, Rossana D'Ambrosio

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