LA VICENDA
Sequestro «illegittimo» di tabacco per la tedesca AGMG a Gorizia, la Cassazione fa chiarezza
Il fatto è avvenuto nell'aprile scorso. Gli avvocati Degani e Mattei, «non può esistere contrabbando di prodotti grezzi non soggetti ad accisa».
La società tedesca AGMG Munich GmbH è rimasta per mesi con la propria merce bloccata e i camion sotto sequestro, a causa di un'azione cautelare che si è rivelata «fin dall'inizio infondata e illegittima». Si tratta di una vicenda avvenuta nell'aprile scorso, quando la Guardia di Finanza di Gorizia ha fermato un trasporto logistico di merce regolarmente documentata, costituita da cascami di tabacco, ovvero residui di lavorazione non destinati al fumo né alla vendita al dettaglio, ma impiegati per altre applicazioni. A darne comunicazione è Giorgio Emanuele Degani, avvocato specialista in Diritto Tributario, Doganale e Fiscalità Internazionale.
Nei verbali stilati dopo i controlli, tuttavia, la merce è stata qualificata come “tabacco lavorato estero”, categoria soggetta ad accise e vincoli. Da qui il sequestro immediato dei mezzi e della merce, con l'ombra pesante di un'accusa di contrabbando da decine di milioni di euro. Pare invece che i documenti di trasporto e gli esami di laboratorio dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli abbiano raccontato un'altra storia che si trattasse non di tabacco lavorato, bensì cascami di tabacco, prodotti grezzi non soggetti ad accisa. «Una verità limpida, certificata, che avrebbe dovuto chiudere subito la vicenda» commenta Degani. Eppure, le richieste di dissequestro sono state respinte, lasciando l'azienda impossibilitata a lavorare.
Il blocco ha avuto «effetti devastanti»: merce ferma, commesse saltate, danni economici ingenti. La società si è trovata paralizzata, privata dei propri strumenti di lavoro e impossibilitata a operare in Europa, «pur avendo sempre operato con documentazione completa e nel pieno rispetto delle normative di settore». Una misura - a detta del legale - «sproporzionata» che ha colpito un'impresa regolare e strutturata. Non si tratterebbe, peraltro, di un episodio isolato. «Per la seconda volta l'azienda si è trovata a dover affrontare un sequestro fondato su una errata qualificazione tecnica della merce, risolto anche in precedenza con l'accertamento della piena legittimità dell'operato societario» insiste il legale.
In entrambe le occasioni, AGMG ha potuto quindi dimostrare di aver agito con documentazione completa, tracciabilità e rispetto delle regole, confermando la correttezza del proprio modello operativo. Proprio la solidità economica e organizzativa dell'azienda, unita alla convinzione di avere agito correttamente, ha portato AGMG a proseguire con determinazione la propria difesa, sostenendo tempi e costi significativi pur di dimostrare la correttezza del proprio operato e tutelare la propria reputazione.
La svolta è arrivata da Roma. La Corte di Cassazione ha censurato integralmente l'operato del Tribunale di Gorizia e del Pubblico Ministero, accogliendo la tesi dei difensori Giorgio Emanuele Degani ed Emilio Mattei. I giudici hanno chiarito che non può esistere contrabbando di prodotti grezzi non soggetti ad accisa, ristabilendo principi che avrebbero dovuto essere applicati fin dall'inizio.
AGMG Munich GmbH opera oggi come una realtà organizzata e diversificata, attiva non solo nella logistica e nella gestione di materie prime, ma anche in ambiti tecnologici e industriali, tra cui software e IT, stampa 3D e prototipazione, nonché nello sviluppo e nella commercializzazione di carburanti e benzine ad alte prestazioni, settore nel quale il gruppo rientra tra i principali player a livello europeo in ambito automotive e sportivo. In questo contesto, l'azienda sta progressivamente adottando soluzioni di intelligenza artificiale applicate ai processi, con l'obiettivo di valorizzare le competenze interne, ridurre i costi strutturali e costruire un'organizzazione più agile e focalizzata, in linea con una visione industriale orientata al futuro.
«Un faro nella nebbia di Gorizia: ci è voluta la Suprema Corte per ristabilire regole chiare, evitando che un errore di qualificazione tecnica producesse un sequestro ingiusto e un danno enorme. Resta forte la sensazione di una misura sproporzionata e illegittima, che ha minato la fiducia degli operatori del settore e lasciato cicatrici nel tessuto economico locale. Una vicenda che, per molti, rappresenta un monito: quando la giustizia dimentica le regole tecniche, a pagarne il prezzo sono le imprese e la comunità » conclude il difensore dell'azienda.
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