Scocco dopo 40 anni sulla strada va in pensione: «Una volta indossato il centauro è difficile toglierlo»

Scocco dopo 40 anni sulla strada va in pensione: «Una volta indossato il centauro è difficile toglierlo»

IL CONGEDO

Scocco dopo 40 anni sulla strada va in pensione: «Una volta indossato il centauro è difficile toglierlo»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 30 Ago 2026
Copertina per Scocco dopo 40 anni sulla strada va in pensione: «Una volta indossato il centauro è difficile toglierlo»

Il 1° settembre il commissario capo lascia la Polstrada di Gorizia. Dalla Jugoslavia al confine aperto, dai Papi agli incendi del Carso, una carriera interamente vissuta sul territorio.

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Il 31 agosto 2026 Ezio Scocco indosserà per l’ultima volta la divisa della Polizia di Stato. Una carriera iniziata nel giugno del 1987 e arrivata fino al grado di commissario capo e alla guida della Sezione Polizia Stradale di Gorizia, incarico assunto nel novembre 2024. È stato il primo goriziano a dirigere la Polstrada goriziana. Ora sarà sostituito dal commissario capo Rosario Scavelli.

Quasi quarant’anni di servizio nei quali Scocco ha attraversato sì tutti i principali gradi della Polizia di Stato, da agente a sovrintendente, ispettore, ispettore superiore, sostituto commissario, vice commissario, commissario e infine commissario capo, ma anche una parte importante della storia recente del territorio.

Goriziano, diplomato geometra all’istituto “Pacassi”, prima della divisa aveva lavorato negli studi tecnici della provincia. Nel 1986-1987 aveva prestato servizio militare nella Brigata Alpina Julia, 3° Reggimento Artiglieria da Montagna “Udine” di Tolmezzo, come specialista al tiro di artiglieria terrestre. Poi la scelta della Polizia, anche seguendo l’esempio del padre.

«Fare il lavoro che ti piaceva da piccolo mi ha aiutato. Guardando mio papà, che era in Polizia, mi è venuta questa passione. Nel 1984, dopo un anno di artiglieria da montagna, partecipai al primo concorso pubblico». La formazione lo porta prima a Bolzano, alla Scuola Allievi Agenti, quindi a Cesena per la specializzazione nei servizi di Polizia Stradale e successivamente in altri istituti, tra cui Campobasso e Roma. Il primo incarico è alla Sottosezione di Ovada, in provincia di Alessandria. Poi il ritorno a casa, alla Sezione di Gorizia.

Una lunga esperienza maturata soprattutto nell’infortunistica. Scocco ha diretto per anni il relativo ufficio, occupandosi di rilievi, ricostruzioni e formazione, fino al passaggio nel ruolo dei funzionari nel 2019. Nel corso degli anni ha insegnato Codice della Strada e infortunistica alla Scuola Allievi Agenti di Trieste e alla Polizia Locale del Friuli Venezia Giulia, oltre che a numerose amministrazioni e realtà formative. Ha conseguito la laurea in Scienze giuridiche e quella magistrale in Giurisprudenza, oltre a un master in criminologia investigativa, scienze forensi, analisi della scena del crimine e investigazioni private. Le sue tesi hanno riguardato proprio l’infortunistica stradale e i reati connessi e, successivamente, i reati stradali e la scena del crimine.

«Quando ho iniziato c’era ancora la Jugoslavia»

Ripercorrere la carriera di Scocco significa inevitabilmente ripercorrere anche la trasformazione del confine. «Quando ho iniziato c’era ancora il confine, c’era la Jugoslavia. Qui i rapporti sono sempre stati abbastanza distesi. Le forze di polizia avevano già una collaborazione. C’era volontà di collaborare tra Milicija e Polizia, perché il nostro territorio è particolare».

Poi arrivarono la guerra e le tensioni sul confine. «Avevamo la competenza della SS 55 del Vallone, San Floriano, l’episodio di Casa Rossa. Ci fu apprensione. Vedere i colleghi della Policija e della Milicija coinvolti in quegli episodi fu particolarmente duro. Ci ha visto testimoni in prima linea».

Ma Scocco ricorda anche i momenti nei quali il confine sembrava diventare, concretamente, sempre meno una barriera. Come l’incontro del 1992 tra il presidente italiano Francesco Cossiga e quello sloveno Milan Kučan: «Si percepì il disgelo. Al valico di Sant’Andrea si fermò, scese e ci diede la mano ringraziandoci in italiano».

E poi i grandi appuntamenti istituzionali. «Nel 1992, la visita di Giovanni Paolo II. Scortammo il Santo Padre tra ali di folla e fu veramente emozionante». E ancora Benedetto XVI, accompagnato ad Aquileia e al cimitero austroungarico di Redipuglia, oltre alle visite dei presidenti della Repubblica Scalfaro, Ciampi, Napolitano e Mattarella. Tra i ricordi c’è anche il concerto del maggio 2004 in piazza Transalpina con Romano Prodi, momento simbolico dell’allargamento dell’Unione Europea verso Est. «Abbiamo acquisito in questi anni una serie di know-how per varie realtà e vari eventi, che ci permette di affrontare e risolvere le situazioni».

Dall’emergenza sul Carso alla Capitale della Cultura

La collaborazione transfrontaliera, osserva Scocco, è diventata nel tempo uno degli elementi caratterizzanti del lavoro delle forze dell’ordine. «Con la Polizia Stradale slovena c’è tanta cooperazione. Tanti casi li abbiamo risolti grazie al lavoro congiunto, anche con la legge che consente l’inseguimento in Italia e viceversa».

«Due città da 30mila abitanti hanno un peso, assieme ne hanno un altro, con un peso specifico completamente diverso». Un rapporto che ha trovato una delle sue prove più impegnative durante gli incendi del 2022. «Vigili del fuoco italiani e sloveni erano come un esercito che andava in guerra, me li ricordo a San Michele del Carso. Si è riusciti a salvare tanti centri abitati. D’altronde in questo lavoro ci si mette a disposizione degli altri e ci si mette a lavorare per gli altri e i risultati si raggiungono». Anche in quell’occasione Scocco e la Polstrada furono tra i protagonisti delle operazioni di emergenza e successivamente destinatari di riconoscimenti per l’attività svolta.

E oggi, con la Capitale europea della cultura GO! 2025, il territorio ha acquisito una nuova dimensione internazionale. «È stato un evento che ha portato qualcosa di nuovo su Gorizia, almeno a livello di immagine e di turismo». Scocco cita anche l’enorme afflusso registrato per il concerto di Cesare Cremonini, ma torna con la memoria a due altri grandi momenti di partecipazione popolare: «Tutte quelle persone c’erano state nel maggio 1946 per Primo Carnera, nel maggio 1992 per il Papa e poi per Cremonini». Un’esperienza che, dal punto di vista della gestione della sicurezza e della viabilità, ha rappresentato anche un patrimonio di esperienza per il futuro.

«La strada è di tutti»

Ma il bilancio di Scocco non è soltanto quello di una carriera. È anche quello di un fenomeno, l’incidentalità stradale, che negli ultimi decenni è profondamente cambiato. «In questi quarant’anni è cambiato in meglio. A inizio anni Duemila l’Unione europea chiese di ridurre il numero di morti sulla strada. Ogni Paese fu libero di applicare le norme. Abbiamo le cinture obbligatorie su tutti i veicoli per tutti, il casco sempre, sono aumentate le pene per la guida in stato di ebbrezza, sono state introdotte fasce per i limiti di velocità. Tutti interventi che hanno ridotto i numeri».

Il dato che porta è quello dei circa 3mila morti l’anno in Italia. «Più ci si avvicina a zero, meglio è». E anche il confronto con la provincia di Gorizia racconta un cambiamento: «A inizio millennio si viaggiava sui 25-30 morti all’anno. Adesso siamo sotto la decina». Per Scocco l’obiettivo zero non è soltanto uno slogan: «È utopico fino a un certo punto. Helsinki l’altro anno è riuscita ad avere un anno senza morti».

La prevenzione, però, non può riguardare soltanto chi guida. «La strada è di tutti, dal pedone all’automobilista, passando per ciclisti e motorini. Nel nostro territorio, va detto, c’è un’ottima cooperazione tra i vari organi di polizia stradale che devono tutti concorrere a raggiungere questi obiettivi».

In questo percorso rientra anche l’attività nelle scuole, con il progetto Icaro e le iniziative di educazione stradale. «Ci presentiamo con il materiale fornito dal Ministero e con esempi pratici, facendo una campagna di educazione stradale. Lo vediamo sulla strada nei vari controlli e dà soddisfazione vedere che ha portato i suoi frutti».

«Quando ci sono certe notizie il colpo emotivo c’è sempre»

Il lavoro, però, resta anche quello più difficile: quello dell’incidente, delle vittime, delle comunicazioni alle famiglie. «È difficile. Bisogna mettere in conto che a volte bisogna portare notizie di un certo tipo ad amici e conoscenti. Siamo preparati, è chiaro, c’è una preparazione, ma il colpo emotivo c’è sempre».

È uno degli aspetti che più hanno segnato il percorso professionale di chi per anni ha lavorato nell’infortunistica. Un’esperienza che ha lasciato anche un forte impegno nella formazione e nella divulgazione della sicurezza stradale. Scocco ha tenuto corsi per agenti, Polizia Locale, Protezione civile, Croce Rossa e altri enti, oltre ad aver collaborato con associazioni impegnate nella prevenzione degli incidenti.

«Mi mancherà il rapporto con la gente»

E ora arriva il momento del congedo: «Mi mancherà il rapporto con la gente, anche il ruolo sociale, perché lavorando in questo settore ci si cala nel ruolo fino in fondo, diventando punto di riferimento per la comunità e per le altre forze di polizia». Gli mancherà anche il rapporto con i colleghi. «Mi mancherà il potersi dedicare. Il rapporto con i colleghi, le difficoltà affrontate e superate assieme».

Poi una riflessione che va oltre la divisa: «Sembrano lontani i mestieri, ma il lavoro della forza pubblica, se fatto bene, non è distante da altri mestieri. Lo si fa pro società, pro persone, pro persone che hanno bisogno. In maniera diversa, ma in un certo senso non è diverso dal sacerdote».

E soprattutto c’è la passione. «Se fatta con passione, quando deve finire è un momento difficile». Perché la Polstrada, per Scocco, non è mai stata soltanto un lavoro. È stata una scelta di vita. E quando gli si chiede cosa direbbe oggi a un giovane che volesse intraprendere la stessa strada, la risposta arriva senza esitazioni: «Di innamorarsi di questa missione che abbiamo noi. Se ti innamori e la vedi dal lato giusto ti entra dentro. Una volta indossato il centauro è difficile toglierlo».

«Se le altre branche della Polizia vedono la parte malata della società – droga, prostituzione, pedofilia – noi abbiamo a che fare con tutta la società. Presa con passione, è qualcosa che la sera ti fa andare a dormire soddisfatto». Dal 1° settembre, dunque, il centauro resterà appeso. Ma difficilmente, dopo 40 anni sulla strada, potrà essere davvero tolto.

Nella foto di Ivan Bianchi Ezio Scocco (a destra) assieme a Rosario Scavelli, suo successore.

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