Tragedia nella notte di San Silvestro, 64enne di Gradisca davanti al giudice

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Tragedia nella notte di San Silvestro, 64enne di Gradisca davanti al giudice

Di Redazione • Pubblicato il 13 Ott 2021
Copertina per Tragedia nella notte di San Silvestro, 64enne di Gradisca davanti al giudice

Imputata anche l'autista del veicolo su cui viaggiava una ragazza di 35 anni. Le accuse.

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Era la notte di San Silvestro del 2019 quando Mirella Candussio, 35enne, morì in un incidente stradale a poca distanza da casa sua. Il 30 novembre, l'autista del veicolo coinvolto si presneterà davanti al giudice per l'udienza preliminare. Si tratta di S.N., un 64enne di Gradisca d'Isonzo, natio dell'ex Jugoslavia, che quella notte viaggiava sulla sua Audi A6, colpendo la Fiat Panda su cui la giovane sedeva. Nell'impatto rimase coinvolta anche la conducente dell’utilitaria e amica del cuore della vittima, U.B., 36 anni anche lei di Buttrio. L'appuntamento in tribunale a Udine sarà alle 9.30.

La data è stata fissata dal Gip, Carlotta Silva. Il Pubblico ministero della Procura di Udine, Luca Olivotto, ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di omicidio stradale a conclusione delle indagini preliminari. L’incidente è successo poco dopo le 20 sulla strada regionale 56. Le due giovani, che stavano andando a una cena per festeggiare il Capodanno, erano appena uscite da via Beltrame svoltando a sinistra e si erano immesse sull'arteria. All'improvviso, il botto non ha lasciato scampo alla vettura, finendo a quasi 50 metri dal punto d’urto all’interno di un giardino privato.

I due conducenti la sono cavata con lesioni non gravi, ma Candussio ha riportato un trauma cranio-encefalico: è deceduta durante la corsa disperata verso l’ospedale di Udine. Olivotto ha così aperto un procedimento penale, iscrivendo nel registro degli indagati entrambi i guidatori e, oltre all’autopsia, ha disposto una perizia cinematica per ricostruire dinamica, cause e responsabilità del tremendo schianto, affidando l’incarico all’ingegnere Enrico Dinon: alle operazioni peritali ha partecipato anche il collega Iuri Collinassi, messo a disposizione da Studio3A-Valore Spa, società specializzata nel risarcimento danni.

Il Ctu ha concluso ascrivendo l’esclusiva responsabilità del sinistro al conducente dell’Audi che, quando gli si è manifestata la “turbativa” costituita dalla Panda che si era immessa sulla Regionale, si trovava a 75 metri di distanza dal punto d'urto “ampiamente sufficienti ad arrestarsi procedendo a una velocità regolare e commisurata” spiega Dinon. In quel momento, secondo la ricostruzione, la macchina dell’indagato, “procedeva a una velocità superiore a 100 km/h”. Tutte violazioni, queste, “in chiaro nesso di causa con il verificarsi dell’evento e che costituiscono la causa tecnica della collisione”.

Quanto alla “turbativa” costituita dall’immissione della Panda, secondo il Ctu la condotta dell’amica della vittima non sarebbe censurabile. Com’è emerso dal vaglio delle telecamere, la giovane si era fermata allo stop, attendendo il transito di tutte le vetture “e iniziando la ripartenza quando il veicolo più vicino, l’Audi appunto, si trovava a non meno di cento metri”: al momento dell’impatto l’utilitaria aveva già percorso 15 metri sulla sr 56. Per Dinon, quindi, a carico dell’indagata si profila sì la violazione dell’omissione di precedenza, “che tuttavia non era prevedibile o volontaria” in ragione dell’eccessiva velocità dell’altra auto.

A conclusione delle indagini, quindi, il pm ha chiesto il processo per S. N. per omicidio stradale, per aver causato la morte di Mirella Candussio per colpa consistita in “negligenza, imprudenza imperizia e inosservanza di norme sulla disciplina della circolazione stradale”. In particolare per la velocità tenuta la quale, oltre ad essere del tutto inadeguata al luogo, all’ora e alle condizioni della strada e del traffico, era “superiore di oltre i 40km/h il limite vigente in quel punto”. Il sostituto procuratore aveva invece chiesto lo stralcio della posizione della conducente della Panda.

In questo caso, il Gip Silva, con ordinanza ad hoc, ne ha imposto l’imputazione coatta e quindi anche lei dovrà rispondere del reato di omicidio stradale in concorso per omessa precedenza. I congiunti della trentacinquenne attraverso Studio3A sono già stati risarciti ma ora ovviamente si aspettano una risposta anche dalla giustizia penale.

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