CONFINE ORIENTALE
Schengen, Bruxelles richiama l’Italia ma il Sap difende i controlli ai valichi
L’Unione europea chiede di superare gradualmente le verifiche interne. Sindacati di Polizia a favore dei controlli, «hanno ridotto gli arrivi irregolari e colpito i trafficanti, servono più uomini e strutture permanenti».
La Commissione europea torna a sollecitare gli Stati membri a ripristinare pienamente il funzionamento dell’area Schengen e chiede all’Italia di avviare una graduale eliminazione dei controlli alle frontiere interne. Il richiamo, formalizzato nei giorni scorsi, riguarda complessivamente nove Paesi europei che negli ultimi anni hanno prorogato più volte le verifiche ai confini interni per ragioni di sicurezza, gestione dei flussi migratori e contrasto al terrorismo.
Oltre all’Italia, l’invito di Bruxelles è rivolto ad Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia. Secondo la Commissione, i controlli alle frontiere interne devono rimanere una misura eccezionale e temporanea e non possono trasformarsi in uno strumento
permanente all’interno dello spazio di libera circolazione.
Per quanto riguarda l’Italia, l’attenzione è concentrata sul confine con la Slovenia. I controlli furono reintrodotti il 21 ottobre 2023 in seguito all’aumento delle tensioni internazionali e alle preoccupazioni legate alla rotta balcanica. Da allora sono stati prorogati più volte e l’ultima estensione notificata all’Unione europea prevede il mantenimento delle verifiche fino al 18 dicembre 2026.
Nelle comunicazioni inviate a Bruxelles, il governo italiano ha motivato la necessità dei controlli con il perdurare delle minacce terroristiche, l’instabilità internazionale provocata dai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, l’immigrazione irregolare e l’azione delle organizzazioni criminali
coinvolte nel traffico di migranti.
La Commissione europea riconosce l’esistenza di sfide sul piano della sicurezza, ma ritiene che il contesto stia evolvendo. In particolare, sottolinea come l’attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e l’introduzione dei nuovi sistemi digitali per il controllo delle frontiere esterne dell’Unione dovrebbero consentire una progressiva riduzione del ricorso ai controlli interni.
L’obiettivo dichiarato è riportare il più possibile le attività di verifica e monitoraggio ai confini esterni dell’Unione, preservando così uno dei principi fondanti di Schengen: la libera circolazione delle persone senza controlli sistematici tra gli Stati membri. Il parere della Commissione non ha carattere vincolante e non obbliga l’Italia a modificare immediatamente le proprie decisioni. Rappresenta però un segnale politico significativo, anche alla luce delle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea che negli ultimi anni hanno evidenziato come le proroghe reiterate dei controlli non possano essere giustificate indefinitamente facendo riferimento alle medesime minacce.
La presa di posizione di Bruxelles ha già suscitato reazioni nel dibattito politico italiano e, soprattutto, regionale. Esponenti della maggioranza hanno ribadito che la sicurezza nazionale e la gestione delle frontiere restano priorità irrinunciabili, rivendicando il diritto dello Stato di mantenere le misure ritenute necessarie per la tutela del territorio.
Sul tema è intervenuto anche il Sindacato autonomo di polizia del Friuli Venezia Giulia. Il segretario regionale Lorenzo Tamaro sottolinea come i controlli introdotti al confine orientale abbiano prodotto, secondo i dati del Ministero dell’Interno, una significativa riduzione degli ingressi irregolari e un aumento degli arresti di passeur e trafficanti di esseri umani.
Per il rappresentante sindacale, il rafforzamento degli organici della Polizia di Frontiera avvenuto negli ultimi mesi grazie alla sospensione delle norme Schengen ha rappresentato un passaggio indispensabile dopo anni di carenza di personale. Tamaro evidenzia inoltre la necessità di dotare i valichi di uffici permanenti e adeguatamente attrezzati, pronti a essere utilizzati qualora in futuro si rendesse necessario ripristinare i controlli.
Secondo il Sap, il contrasto all’immigrazione clandestina rappresenta non solo una questione di gestione dei flussi, ma anche di lotta alle organizzazioni criminali che traggono profitto dal traffico di esseri umani. Il sindacato richiama inoltre l’attenzione sul permanere delle tensioni internazionali e delle minacce che avevano portato alla reintroduzione dei controlli nell’autunno del 2023, osservando come il quadro geopolitico e i conflitti nell’area mediorientale siano tuttora lontani da una soluzione definitiva.
Per il Friuli Venezia Giulia il tema assume un rilievo particolare. Il confine con la Slovenia rappresenta infatti uno dei punti più sensibili della rotta migratoria balcanica e il futuro dei controlli introdotti quasi tre anni fa potrebbe diventare uno dei principali argomenti di confronto tra Roma e
Bruxelles nei prossimi mesi.
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