LUNEDì 29 GIUGNO
San Martino, ‘Il treno dei bambini dimenticati’ parla dei profughi in Ungheria durante la Grande Guerra
Il progetto di ricerca del Gruppo Speleologico Carsico racconta la fuga della popolazione della Conte attraverso documenti rimasti inediti negli archivi. Appuntamento alle 20 al Centro Civico.
Anche quest’anno, in occasione dell’anniversario del primo tragico attacco con il gas compiuto dalle truppe austroungariche sul fronte italiano del monte San Michele e a San Martino del Carso il 29 giugno 1916, il Gruppo Speleologico Carsico di San Martino dedicherà come di consueto una serata alla presentazione di una delle sue nuove ricerche storiche che riguardano il territorio.
L’appuntamento è alle ore 20 di lunedì 29 giugno al Centro Civico di San Martino del Carso in via Bosco Cappuccio. Il progetto di ricerca, che la sezione storica del gruppo speleo sta portando avanti da alcuni anni, si intitola “Il treno dei bambini dimenticati” e riguarda la gran mole di documentazione inedita proveniente dai numerosi archivi ungheresi che raccontano della profuganza della popolazione del Litorale austriaco e della Contea di Gorizia e Gradisca.
La documentazione riguarda l’estate del 1915, quando la gente della Contea fu costretta ad abbandonare la terra dove aveva fino ad allora vissuto per scappare dalla guerra. Prima di raggiungere i campi profughi all’interno dell’Austria, oltre 25mila profughi del Küstenland raggiunsero anche il territorio Ungherese e vi rimasero fino all’autunno del 1915, in alcune città all’interno del territorio Magiaro e in una miriade di piccoli paesini che li ospitarono fino alla loro partenza per la nuova destinazione.
Migliaia di documenti inediti, raccolti da archivi mai consultati fino ad oggi, mettono in rilievo la situazione dei profughi e la convivenza con la popolazione locale oltre che dare un quadro sulla situazione economica e sanitaria comportata dallo spostamento di un gran numero di persone all’interno di una comunità che non conosceva neppure una lingua comune per comunicare.
Ne emerge il racconto di un periodo dimenticato e che si sta perdendo come memoria locale, ma che – scrive in una nota il Gruppo Speleologico - «è invece una vicenda che deve essere mantenuta viva perché in quegli anni tragici che videro la nostra gente esiliata a forza dalla sua terra, migliaia di bambini non fecero più ritorno alle loro case. Lasciarono le loro vite in luoghi che oggi abbiamo completamente dimenticato e che tramite questa ricerca sono stati ritrovati assieme a tutti i nomi di questi bambini dimenticati».
La serata si avvale del Patrocinio del Comune di Sagrado e del contributo della BCC Venezia Giulia.
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