IL RICONOSCIMENTO
Sagrado, Andrea Cardoni si aggiudica il Premio Roberto Visintin 2026
Con il romanzo ‘La parte migliore del Paese’, l'autore trionfa alla sesta edizione con un'ironica analisi sulle contraddizioni della società contemporanea.
È Andrea Cardoni, con il romanzo La parte migliore del Paese (Fandango), il vincitore della sesta edizione del Premio letterario Roberto Visintin. Il riconoscimento sarà consegnato a conclusione della rassegna primaverile “Il Libro delle 18.03” a Sagrado, dove l’autore dialogherà con i componenti della giuria: Mario Brandolin, Emanuela Masseria e Marco Menato. L’introduzione sarà affidata a Paolo Polli, curatore della rassegna, mentre il saluto istituzionale sarà portato dal sindaco Marco Vittori. A consegnare il premio sarà Evelyn Ann Todd, presidente della Fondazione e madre di Roberto Visintin. Accanto al libro vincitore, la giuria ha attribuito una menzione speciale ad Alessandro Fantin per Dio mi deve chiedere perdono (Ediciclo) e una menzione a Elena Garbarin per Il ballo delle acciughe (Bottega Errante).
Nel motivare la scelta, la giuria ha sottolineato come il romanzo premiato rappresenti «un puntuale, quanto amaro e ironico, spaccato del nostro tempo», capace di indagare le dinamiche della comunicazione contemporanea e le derive di un sistema sempre più condizionato dalle virtualità tecnologiche. Al centro della narrazione vi è la vicenda di Mattia Taidelli, figura emblematica di una generazione sospesa tra aspirazioni e compromessi, inserita in un contesto lavorativo che si proclama sensibile e inclusivo ma che rivela profonde contraddizioni.
La storia si sviluppa a partire dall’esperienza del protagonista nel volontariato, dove, dopo il ritiro della patente, viene impiegato in lavori socialmente utili presso un’associazione di soccorso. Qui nasce il podcast “Mamaiut”, costruito sui racconti degli interventi in ambulanza, destinato a ottenere un successo crescente. È proprio questa visibilità a innescare un meccanismo di appropriazione e strumentalizzazione da parte del sistema mediatico, che piega il volontariato a logiche di consenso e profitto.
Secondo la giuria, il romanzo mette in luce «quanto di subdolo, falso e retorico» possa celarsi dietro l’apparente bontà di un mondo che, pur rappresentando una risorsa fondamentale, non è immune da dinamiche di potere e costruzione dell’immagine. Il titolo stesso finisce così per assumere un valore ironico, quasi beffardo, rispetto agli sviluppi della vicenda.
Il Premio Visintin si conferma negli anni un punto di riferimento nel panorama letterario, grazie all’impegno dell’associazione Apertamente, attiva dal 2010 sul territorio regionale, e al sostegno della famiglia Visintin. Dal 2024, con la nascita della Fondazione Roberto Visintin, il progetto ha ulteriormente ampliato i propri obiettivi, puntando ad allargare la partecipazione e i temi affrontati. L’edizione 2026 ha visto una partecipazione ampia e qualificata, con opere pubblicate da case editrici regionali e nazionali. Tra i temi affrontati — dalla narrativa di formazione alla saggistica, dai racconti di emigrazione alle testimonianze storiche — emerge un quadro articolato che riflette le complessità del presente.
In questo contesto si inseriscono anche le opere segnalate: il romanzo di Elena Garbarin, che racconta l’emigrazione genovese verso il Brasile alla fine dell’Ottocento, e il libro-testimonianza di Alessandro Fantin, dedicato alla vicenda del nonno Luciano Battiston, sopravvissuto ai lager nazisti. Un racconto che richiama con forza il tema della memoria e della disumanizzazione, offrendo al lettore uno sguardo intenso e necessario sulla storia.
Foto dal sito www.collettiva.it
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