Ruda e il calcio italiano piangono Burgnich, addio alla Roccia che vinse tutto

il cordoglio

Ruda e il calcio italiano piangono Burgnich, addio alla Roccia che vinse tutto

Di Redazione • Pubblicato il 26 Mag 2021
Copertina per Ruda e il calcio italiano piangono Burgnich, addio alla Roccia che vinse tutto

Icona del calcio degli anni Sessante e Settanta, trionfò con i colori dell'Inter e della Nazionale. Il ricordo.

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Iniziò la sua avventura nel calcio a pochi chilometri da casa, con la maglia dell’Udinese. I grandi successi, però, sarebbero arrivati solo una volta lasciato il suo Friuli. Dopo una vita di successi, questa notte si è spento Tarcisio Burgnich, 82enne natio di Ruda, colonna dell’Inter tra gli anni Sessanta e Settanta. Una vera e propria icona di uno sport d’altri tempi, dove esistevano ancora le figure dello stopper e del libero. È venuto a mancare a Forte dei Marmi, in Versilia dove abitava da tempo, e ha subito creato un terremoto di sentimenti tra gli appassionati. Anche perché con lui se ne va parte di un’epoca, fatta di partite incredibili.

Il suo nome risuonava nella lista di un’Inter che ha segnato la storia: Sarti, Burgnich, Facchetti solo per fare qualche nome. Con i colori neroblu, ha vinto quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Tutto lo scibile per l’epoca e non solo, a cui si è unito il “bottino” conquistato con la Nazionale: l’Europeo del 1968 e il secondo posto ai Mondiali in Messico nel 1970, dove fu l’artefice del 2-2 in quella semifinale Italia-Germania Ovest definita ancora oggi “la partita del secolo”. Quello squadrone, però, nulla riuscì contro il Brasile di Pelé, rinviando a 12 anni dopo il ritorno in cima al mondo come campioni.

Prima di Milano, però, Burnich passò per la Juventus, dove con sole 13 presenze riuscì comunque a vincere uno scudetto. Poi ci fu il Palermo e, dopo la lunga esperienza meneghina, il Napoli, dove contribuì alla vittoria della Coppa di lega italo-inglese. Proprio la compagine partenopeo ricorda oggi quel mito: “La SSC Napoli esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Tarcisio Burgnich. ‘La Roccia’ fu indimenticato protagonista con la maglia azzurra negli anni ’70”. Cordoglio anche da Milano: “Ha incarnato - scrive la squadra neocampione d'Italia in una nota - la forza e i valori del nostro club e l’Inter ha avuto il privilegio di vederlo lottare per i propri colori: statuario, implacabile, umile e sempre leale”.

“Entrato nella storia della Grande Inter - prosegue - e nella memoria dei tifosi nerazzurri per la grande tempra ed il carattere che mostrava in campo, ha formato con Giacinto Facchetti una delle coppie di terzini più forti del mondo in quell’Inter dove la difesa era un punto fermo, forgiata dal ‘mago’ Herrera con campioni preparati atleticamente e mentalmente per affrontare e fermare ogni tipo di avversario. Ritiratosi dal calcio giocato nel 1977, sarà allenatore fino al 2001 girando per moltissime piazze: da Como a Bologna, passando per Vicenza e infine Pescara. Tra le sue frasi più celebri, quella su Pelé dopo la final: “È fatto di carne ed ossa come tutti gli altri, mi dicevo prima di quella partita. Sbagliavo”.

Al lutto si unisce anche l'assessore regionale allo Sport, Tiziana Gibelli: "Tarcisio Burgnich è stato uno dei simboli della gens friulana: sempre sobrio, rude ma mai scorretto, grande faticatore dal fisico indistruttibile. Ma lui aveva anche un'altra qualità: capiva cosa avrebbe fatto il suo avversario e lo anticipava, vedeva la possibilità di un'azione e sapeva a quale compagno passare la palla. Un grande. Anche per me che, da milanista, soffrivo le sue performance nei derby. La terra gli sarà lieve, anche se lui ha maltrattato tante zolle con la sua corsa potente".

Foto: Nicola Oddati/Facebook

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