LA TRADIZIONALE CERIMONIA
Ronchi ricorda la Brigata Proletaria: la memoria della Resistenza chiede di guardare ad un futuro di pace
Celebrato con l’Anpi a Selz l’83esimo anniversario dell’inizio della Lotta di Liberazione. Il sindaco Benvenuto, «l’iter per la Medaglia d’Oro al Valor Civile sta proseguendo con determinazione».
Nella prima serata di oggi, sabato 5 settembre, Ronchi dei Legionari ha ricordato l’83esimo anniversario dell’inizio della Lotta di Liberazione, la Brigata Proletaria – cioè la prima formazione Partigiana d’Italia – e la Battaglia di Gorizia, con una cerimonia organizzata dall’ANPI e dal Comune. L’appuntamento vissuto a Selz ha riunito cittadini, rappresentanti delle Istituzioni e associazioni coinvolgendo tutti in un momento di memoria e riflessione sui protagonisti della Resistenza. Dopo il ritrovo in via Monte Cosich, il corteo ha raggiunto il cippo dedicato alla “Brigata Proletaria” in via Salita di Doberdò, con una sosta intermedia alla lapide di via Monte Cosich. Ad accompagnare la manifestazione sono state le note della Banda della Società Filarmonica “Giuseppe Verdi”. La cerimonia è proseguita con l’intervento del vicepresidente dell’ANPI di Ronchi, Giuliano Černic, il saluto dei sindaci di Ronchi dei Legionari e Dober¬dò del Lago e l’orazione ufficiale affidata a Giorgio Nogherotto, membro del Comitato provinciale ANPI.
«Quando l'8 settembre l'Italia piombò nello smarrimento e nel caos, con le istituzioni in fuga e un paese allo sbando, il nostro territorio non attese che altri decidessero il suo destino – sono le parole del sindaco Mauro Benvenuto - fu il mondo del lavoro a farsi colonna vertebrale della libertà. Quegli uomini, abituati alla fatica quotidiana e al senso della solidarietà di fabbrica, capirono prima di altri che la lotta per i diritti sul lavoro e quella per la libertà politica erano la stessa identica battaglia».
«Per questo la presenza dei sindacati dei lavoratori stasera ha un valore profondo e non formale: ci ricorda che non c'è democrazia reale senza dignità del lavoro, e che le conquiste sociali e la libertà camminano o cadono sempre insieme – continua il primo cittadino – e in quel mosaico di coraggio, come non vedere le nostre donne? Staffette, combattenti, madri come Ondina, Aviana, Olga e tante altre che rischiavano la vita nel silenzio per garantire un passaggio, un rifugio, una speranza. Senza il loro sguardo lucido e il loro incrollabile coraggio, la Resistenza non avrebbe avuto gambe per camminare».
«Quando dopo l'8 settembre migliaia di soldati sbandati attraversarono il nostro territorio, la popolazione di Ronchi si mobilitò senza esitare: le famiglie, la parrocchia, la gente comune aprirono le porte per offrire cibo, abiti civili e rifugio, rischiando i rastrellamenti pur di salvare vite umane – sottolinea il primo cittadino - proprio per questo, lo scorso anno avevo preso un impegno solenne con tutti voi. E stasera voglio ribadirlo con forza: l'impegno non si è fermato e l'iter per la richiesta della Medaglia d’Oro al Valor Civile per la città di Ronchi dei Legionari sta proseguendo con determinazione. È un atto di giustizia verso la nostra storia e verso il sacrificio dei nostri padri e delle nostre madri».
Non è mancata la grata memoria di Mario Candotto: «Ricordarlo significa promettere a noi stessi che quel filo non si interromperà, e che il testimone che ci ha lasciato continuerà a essere portato avanti con la stessa dedizione». Nel suo intervento, il sindaco di Doberdò Peter Ferfoglia ha pronunciato una riflessione sull’attualità della libertà, sulle opinioni consapevoli e autonome. «Si fa abbastanza per la pace o prevale la logica del conflitto?» ha domandato ai presenti, Ferfoglia il quale ha rilevato quanto conflitti, paure, incapacità di ascoltare e pregiudizi siano dannose. «La pace è una responsabilità personale che si costruisce ogni giorno» così in conclusione.
«Nel settembre 1943 non fu certo una scelta facile decidere di lasciare il lavoro e le famiglie per rendersi disponibili all'incognita e ai tremendi rischi del conflitto resistenziale» sono le parole di Giorgio Nogherotto. «In quel 10 settembre non fu facile radunare qui quasi mille operai e contadini decisi a combattere. Fu certamente da esempio la lotta partigiana slovena dell'Osvobodilna fronta che dopo l'invasione italiana dell'aprile 1941 si era gradualmente organizzata. Per inciso, alcuni di noi lo scorso luglio 2 mesi fa eravamo presenti a Rence dove si è commemorato l'85 esimo anniversario della costituzione nei boschi di quella località del primo nucleo partigiano sloveno dell'area goriziana. Ebbene l'esempio sloveno diede forza a questi nostri proletari e la battaglia di Gorizia in quel settembre 1943 fu il primo e più significativo scontro armato antitedesco in Italia. E fu compiuto d'intesa tra resistenti sloveni e italiani un esempio enorme come poi lo fu l'intendenza Montes di quella solidarietà transfrontaliera che dalle nostre parti non è mai venuta meno anche nei tempi duri della guerra fredda. Ma stasera ci spetta di ricordare quegli eventi interrogandoci su cosa ci chiederebbero oggi quelli della brigata proletaria, dei tanti che morirono in battaglia o negli stenti ed anche di coloro che morirono nella vecchiaia negli anni successivi» ancora il vicepresidente provinciale di Anpi.
Foto di Enrico Valentinis e Salvatore Ferrara
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