LA CERIMONIA
Ronchi ricorda il rastrellamento del 1944: cinque nuove Stolpersteine in memoria dei deportati
La città ha reso omaggio ad Angelo Battistella, Aristide Berini, Ottorino Ulian, Dino Ulrich e Agostino Zanette, assassinati nei lager nazifascisti. Benvenuto, «ogni pietra restituisce un nome, una storia e una dignità».
Una comunità raccolta nel segno della memoria, tra silenzi, emozione e il dovere di non dimenticare. Si è svolta ieri mattina a Ronchi dei Legionari la cerimonia dedicata al ricordo dei 158 ronchesi deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazifascisti, dei quali 75 non fecero più ritorno a casa. In occasione della ricorrenza del rastrellamento del 24 maggio 1944, l’amministrazione comunale, assieme all’Aned e con la collaborazione dell’Anpi, ha promosso la posa di cinque nuove Pietre d’Inciampo, proseguendo un percorso di memoria civile che negli anni ha coinvolto l’intera comunità. La mattinata si è aperta con il percorso cittadino che ha portato allo scoprimento delle nuove pietre commemorative dedicate ai concittadini deportati e uccisi nei lager nazisti. Un momento particolarmente intenso, accompagnato dalla presenza dei familiari dei deportati, dai loro racconti e da un raccoglimento condiviso da cittadini, studenti e autorità.
Le pietre sono state posate per ricordare Angelo Battistella, assassinato a Matzweiler; Aristide Berini, assassinato a Leonberg; Ottorino Ulian, assassinato ad Allrich; Dino Ulrich, assassinato a Mauthausen e Agostino Zanette, assassinato a Dachau. Tutti loro sono stati ricordati per il loro impegno in favore della libertà e della giustizia sociale. «Ogni pietra restituisce un nome, una storia e una dignità a chi è stato travolto dalla barbarie nazifascista» ha sottolineato il sindaco Mauro Benvenuto, evidenziando come la cerimonia abbia rappresentato «un momento di profonda intensità e partecipazione» per tutta la città. Il ricordo del rastrellamento del 1944 continua infatti a rappresentare una delle pagine più dolorose della storia ronchese. All’alba del 24 maggio di quell’anno, le truppe tedesche e i repubblichini diedero avvio a una vasta operazione repressiva che portò all’arresto e alla deportazione di decine di cittadini, molti dei quali impegnati nella Resistenza. Complessivamente furono 158 i ronchesi deportati nei campi nazisti dopo l’8 settembre 1943.
A chiudere la commemorazione è stato il momento solenne in piazza Oberdan, davanti al monumento dedicato ai deportati morti nei campi di concentramento, dove è stata deposta una corona d’alloro alla presenza delle istituzioni civili e militari. Alla cerimonia hanno preso parte anche il Vicario del Prefetto, dottoressa Maria Rosaria Mancini, le associazioni del territorio, la banda della Società Filarmonica Verdi, numerosi cittadini e una delegazione di studenti e docenti dell’Istituto Pertini di Monfalcone.
Nel suo intervento, il sindaco Mauro Benvenuto ha voluto ringraziare tutti i presenti per la partecipazione e il contributo dato alla costruzione della memoria collettiva. Un pensiero particolare è stato rivolto alla Prefettura «per la vicinanza dimostrata attraverso la presenza del Vicario del Prefetto, testimonianza importante dell’attenzione delle istituzioni verso il dovere della memoria». Le Pietre d’Inciampo, ha ricordato ancora il primo cittadino, «non parlano soltanto del passato: ci chiedono ogni giorno di difendere i valori della libertà, della dignità umana e della democrazia, affinché la memoria continui a vivere nelle nostre coscienze e nelle nuove generazioni».
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