Ronchi dei Legionari ricorda i propri deportati «non per dolore, ma per scelta»

Ronchi dei Legionari ricorda i propri deportati «non per dolore, ma per scelta»

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Ronchi dei Legionari ricorda i propri deportati «non per dolore, ma per scelta»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 27 Gen 2026
Copertina per Ronchi dei Legionari ricorda i propri deportati «non per dolore, ma per scelta»

Alla cerimonia per il Giorno della Memoria il sindaco Benvenuto richiama alla responsabilità civile. Tardivo, «senza più testimoni diretti, tocca a noi custodire le storie».

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Non una semplice ricorrenza, ma un atto di responsabilità collettiva. Così Ronchi dei Legionari ha commemorato, al monumento di fronte al cimitero civile, il Giorno della Memoria, riportando al centro non una data ma le persone: uomini, donne e bambini con un nome, un volto, una storia spezzata dalla Shoah.

«Oggi non siamo qui solo per ricordare una data, ma per ricordare delle persone», ha affermato il sindaco Mauro Benvenuto, sottolineando come il 27 gennaio non rappresenti una cerimonia come le altre, ma un momento di riflessione profonda, in cui il silenzio diventa linguaggio e la storia interpella direttamente il presente. Una ferita che non appartiene a un passato lontano, bensì all’umanità intera.

Il richiamo alla Shoah è stato netto: lo sterminio sistematico di milioni di esseri umani perseguitati e uccisi non per ciò che avevano fatto, ma per ciò che erano. Persone private della dignità, della libertà e della vita, ridotte a numeri e cancellate come individui. Una tragedia che, a Ronchi dei Legionari, assume anche un volto locale: 158 cittadini furono deportati e 75 non fecero ritorno. Non vittime anonime, ma concittadini, parte integrante della comunità.

Da qui l’invito del sindaco a non fermarsi al ricordo. «La memoria non può limitarsi al passato, è responsabilità, consapevolezza, scelta civile», ha spiegato Benvenuto, ricordando come odio e persecuzione non nascano all’improvviso, ma si costruiscano nel tempo attraverso parole, indifferenza ed esclusioni accettate come normali, fino alla disumanizzazione dell’altro. Per questo il Giorno della Memoria riguarda il presente e le scelte quotidiane, il linguaggio, lo sguardo verso chi è diverso e l’educazione delle nuove generazioni.

In questo contesto si inserisce la collaborazione avviata dall’Amministrazione comunale con il Comune di Pordenone per la realizzazione di un portale web dedicato alle Pietre d’Inciampo, pensato per valorizzarne la presenza e le storie anche in chiave educativa. La presentazione ufficiale del progetto è prevista per il 30 gennaio a Pordenone.

«Oggi non celebriamo solo il passato, oggi scegliamo il futuro», ha concluso il sindaco, richiamando l’impegno a costruire una società in cui nessun essere umano venga giudicato per origine, fede o identità. «Ronchi dei Legionari non ricorda per dolore, ricorda per scelta».

A rafforzare il valore della testimonianza, di fronte a forze dell’ordine, al parroco, monsignor Ignazio Sudoso e a vari cittadini, è stato l’intervento di Libero Tardivo, presidente della locale sezione dell’Aned, l’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti. Un intervento segnato dalla consapevolezza che il tempo dei testimoni diretti si è ormai concluso. «In provincia non è rimasto più nessuno che abbia visto in prima persona la tragedia dell’Olocausto», ha ricordato, sottolineando la perdita degli ultimi grandi testimoni.

Tardivo ha spiegato come circa il 90% dei deportati dal territorio fossero politici, riconoscibili dal triangolo rosso, e come rappresentassero una forza lavoro preziosa per l’industria militare tedesca. Molti uomini furono internati a Dachau, mentre le donne vennero deportate a Ravensbrück. Nei campi la speranza di vita era di pochi mesi, tra fame, lavoro forzato e condizioni disumane.

Un passaggio centrale ha riguardato il silenzio che ha accompagnato per anni il ritorno dei sopravvissuti, spesso incapaci di raccontare le violenze subite, sia per il trauma sia per il timore di trasmettere quel dolore a figli e nipoti. Solo con il tempo sono emerse testimonianze, anche di persone di Ronchi dei Legionari, legate a quanto successo all’interno dei campi di sterminio.

«Solo chi aveva una straordinaria resistenza fisica e mentale riuscì a tornare», ha ricordato Tardivo. Persone che continuarono a soffrire anche dopo, ma che seppero comunque impegnarsi nella vita civile e democratica, contribuendo alla ricostruzione del Paese e alla crescita delle comunità locali. «Erano persone che hanno fatto una scelta», ha concluso, affidando alla memoria collettiva il compito di custodirne l’eredità. 

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